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I radicali di Messina denunciano il boicottaggio dei referendum

Il carcere di Messina Gazzi

I radicali di Messina denunciano l’ennesimo boicottaggio dei 12 referendum. Dopo la sparizione dei moduli da Palazzo Zanca, stamane gli attivisti sono andati al carcere di Gazzi insieme al presidente del IV Quartiere Francesco Palano Quero per concludere le sottoscrizioni inerenti la raccolta delle firme.

“Non è stato possibile svolgere questa funzione -racconta Saro Visicaro. Già lo scorso 30 agosto avevamo iniziato, all’interno della struttura carceraria, a compilare i relativi moduli e a certificare le firme degli aventi diritto.

Quello stesso giorno avevamo anche concordato con il direttore del carcere una successiva visita per completare la raccolta, avendo verificato la numerosa partecipazione dei detenuti.

Come è prassi, nei giorni scorsi, avevamo comunicato al DAP data e nominativi delle persone che avrebbero partecipato all’incontro di oggi. Qualcosa però ha impedito che

un legittimo diritto si potesse esercitare. Sarebbe bastata una normalissima telefonata nell’ambito del Dipartimento all’amministrazione penitenziaria.

E tutto questo avviene a pochissimi giorni dalla chiusura della campagna referendaria. In questa città -spiega ancora Visicaro- si è configurata la singolare condizione attraverso la quale impedimenti, anomalie e indifferenze generalizzate hanno caratterizzato tutta la stagione referendaria. Non avere la disponibilità di chi per legge possa autenticare le firme o di chi istituzionalmente (come il Comune o il Tribunale) faciliti o garantisca la raccolta delle sottoscrizioni in modo assolutamente legale,  vanifica ogni sforzo di partecipazione”.

Per i radicali di Messina sarebbe stato sufficiente organizzare il distacco fuori dalle sedi di appartenenza di delegati alle autentiche, come peraltro prevede una norma del 2000, che consente di organizzare tavoli di raccolta e gazebo. “Evidentemente conclude Visicaro- gli eletti dal popolo, insieme a buona parte della pedante organizzazione amministrativa dei pubblici funzionari, si sentono autorizzati ad ostacolare quella partecipazione democratica prevista dalla Costituzione, della quale si riempiono la bocca”.