Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

I pendolari, vittime di un sistema che non funziona

Sono le vittime silenziose di una situazione che peggiora di anno in anno. Sono i pendolari dello Stretto, che per motivi di lavoro o di studio si spostano quotidianamente tra le due sponde. Tra corse che diminuiscono e biglietti che aumentano, ci raccontano la loro odissea. “Viaggio due volte al giorno con la nave Caronte tra Messina e Reggio Calabria per motivi di studio –racconta Rosario Colletta, 20 anni, studente- e sono sempre più sconcertato per il disservizio generale. I prezzi sono inaccessibili e la spesa è esorbitante, visto che ormai si parla di 100 euro mensili nel primo semestre universitario. E’ vero, esiste un abbonamento mensile, non l’ho ancora fatto. Peraltro, fino allo scorso anno per gli studenti costava 18 euro ma adesso è lievitato a 40 euro per chi rientra nelle fasce basse di reddito e 60 per chi invece ha un reddito alto. Chi viaggiava a piedi pagava un euro al giorno e adesso si è arrivati a 2,50 euro a corsa, quindi l’andata e ritorno costa 5 euro. E poi d’inverno, anche con vento e pioggia, siamo obbligati ad aspettare sul molo che scarichino e carichino la nave. Noi pedoni non possiamo salire, ci bloccano al primo passo. L’unica risposta che ricevo è: “Abbiamo queste disposizioni, lamentati con i nostri uffici” .

Greta Crespo, è una studentessa di 20 anni che ha scelto affittare una stanza a Messina perché fare il pendolare è semplicemente impossibile. “Viaggio due volte alla settimana –spiega- il lunedì ed il venerdì in base alle lezioni ed a miei impegni lavorativi. Di solito, all’andata parto con la nave delle Ferrovie dalla stazione di Villa San Giovanni che è collegata con la stazione marittima di Messina e la corsa singola mi costa 2,20 euro, altrimenti prendo l’aliscafo, ma spendo 3, 50 euro a corsa. Al ritorno, invece, a causa degli orari, sono costretta a prendere l’aliscafo. In una settimana spendo mediamente 15 euro. Ma il disagio più grande è dovuto dall’assenza delle coincidenze tra i diversi mezzi di trasporto e se tutto va bene (quindi mai), impiego due ore per arrivare a casa mia a Pellero”.

“Viaggio ogni giorno con i mezzi veloci della Metromare. A parlare è Aurelio. P , 47 anni, dipendente statale. C’è un abbonamento di 20 euro per 40 corse ma dato che viaggio ogni giorno devo farne due al mese. Di recente è stata attivata una speciale convenzione per una certa categoria di dipendenti statali e le cose vanno un po’ meglio ma, dicendoci la verità, chissà quanto durerà. Ci sono orari sballati e confusione nelle corse per i pendolari, quelle delle 7-8 del mattino e delle 13.30-14.15. La durata del tragitto? E’ troppo lunga: dai 40 ai 60 minuti di traghettamento e, con condizioni meteo avverse, si fa fatica a navigare. Le volte che mi hanno lasciato a piedi non si contano”.

Mimmo Caia ex sindacalista della Cisl, è uno dei referenti del Comitato Pendolari. “Stiamo combattendo da anni -dichiara. Ciò che maggiormente ci preme tutelare è la condizione di ogni pendolare. I primi nodi da sciogliere sono l’aggiornamento normativo della continuità territoriale, che consiste nel garantire il traghettamento anche agli automezzi e non solo alle carrozze ferroviarie e la continuità delle tariffe secondo le normative del trasporto pubblico e locale. E’ vero, l’incremento tariffario è stato banalmente giustificato dall’aumento dei carburanti, ma questa è una cosa ancora troppo sottile da definire. Quello di cui invece non si parla abbastanza è che le Ferrovie hanno già soppresso una delle due navi notturne”.

Voce fuori dal coro quella di Domenico La Manna, docente a Reggio Calabria che, forse anche grazie alla tipologia del suo lavoro ed agli orari, dichiara di non avere problemi: “Per quanto riguarda i collegamenti Messina-Villa San Giovanni e viceversa sono decisamente migliorati negli ultimi tempi. I collegamenti sono ottimi, la tratta è ben servita sia con la Coronte-Tourist (collegamenti ogni 40 minuti anche di notte), sia con la Metromare (corse fino al pomeriggio).

A confermare questa tesi in contritendenza anche Daniela,21 anni, studentessa in Scienze della Formazione, che ci spiega che “partendo dal presupposto che dover partire due ore prima per arrivare in tempo in qualsiasi posto è estenuante per tutti, credo che arrivare a Messina da un paio di mesi a questa è parte sia diventato meno faticoso rispetto a prima. Tra l’altro le corse degli aliscafi sono aumentate, nonostante ci siano dei buchi di più ore tra una corsa e l’altra. Proporrei, invece, un aumento di corse del tram che lascia a piedi molti di noi una volta scesi al porticciolo, quando non sono pienissimi. Certo, sarebbe opportuno un aumento delle corse dei treni per farle coindere nel migliore dei modi con quelle dei traghetti ogni 20 minuti, ed incentivare l’igiene e la pulizia sui treni.“

Ha collaborato Valeria Centorrino