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I messinesi e l’ATM, storie di ordinaria follia

Solo pochi giorni fa la dirigenza dell’Atm ha reso pubblica una nota in cui precisava che le informazioni fornite dagli organi di stampa e dalle note dei sindacati hanno un effetto negativo sugli incassi ricavati dalla pubblicità.

Ai cittadini però, con buona pace degli amministratori, poco importa di fare cattiva pubblicità di un servizio che nel migliore dei casi li lascia a piedi e in quelli più tragici li abbandona a camminare sotto la pioggia. Magari dopo aver perso un traghetto o avere accumulato così tanto ritardo da dover rinunciare alla giornata di lavoro.

Come ci racconta Patrizia T., 51 anni, raggiunta alla fermata del tram di piazza Cairoli. “ Faccio la collaboratrice domestica presso una famiglia in zona Annunziata. E’ capitato più volte che io abbia perso la giornata, e quindi i soldi, perché non c’erano corse di nessun mezzo. Addirittura una volta sono tornata a casa mia a Gravitelli a piedi. Le lascio immaginare cosa sia affrontare un percorso così lungo dopo una giornata di lavoro. Per non parlare delle volte che lavoro a Salice e gli autobus saltano le corse. Semplicemente allucinante”.

Il signor C. O. chiede l’anonimato, ma ci dice che abbiamo proprio trovato la persona giusta tanto è il fango che vorrebbe buttare sul nome dell’Azienda Trasprti. Mi mostra pure l’abbonamento.” Io pretendo solo quello per cui ho pagato. Fra l’altro, se ci sono scioperi e magari vorresti avere due o tre giorni abbuonati per i giorni che hai perso, ti fanno la multa. Per non parlare del comportamento dei conducenti, che neanche ti aspettano se vuoi salire al capolinea”. Della serie, gli utenti aspettino pure, noi no. E continua: “La cosa veramente fastidiosa è che i controllori salgono in gruppo, fanno un pessimo lavoro e agli stranieri che si lamentano di non avere soldi non fanno mai la multa, mentre per i messinesi la contravvenzione è puntualissima”.

Toccano lo stesso tema dei controllori Claudio Di Pietro ed Elena Riso, 29 e 27 anni di Catania e Reggio Calabria. “I controllori spesso non si presentano e oltre ad essere in borghese non

hanno neanche il tesserino -racconta Claudio. A volte arrivi anche ad aspettare oltre i 25 minuti. La cosa migliore sarebbero le indicazioni di orario d’arrivo”.

“Ho vissuto tre anni a Messina -aggiunge Elena- ed effettivamente il servizio è poco frequente. Quando piove poi, non si capisce perché si blocchi tutto, con le conseguenze che spesso ho perso il traghetto”.

“ Noi usiamo i mezzi pubblici solo occasionalmente, quando non vogliamo disturbare le nostre famiglie per uscire -spiegano Alessia M. e Valentina L.P., entrambe diciottenni. Con il tram l’attesa è ancora accettabile, di solito non si aspetta più di 15 minuti. Noi facciamo sempre il biglietto, anche perché la multa è di 30 euro e non vale la pena rischiarla. Ma molto spesso i controllori non presentano il tesserino”. “Aspettare gli autobus è assurdo -continua Alessia. Io vivo a Minissale e là l’autobus 17 nove volte su dieci non passa”.

Insomma, la mancanza di autobus (la media è di una ventina di mezzi in circolazione) sembra una vera a propria spina nel fianco proprio perché si registrano molti più disservizi rispetto alle corse del tram.

“Non uso molto spesso i mezzi perché non tutti i posti sono raggiunti dagli autobus -spiega Salvina, 61 anni. Vorrei che l’attesa fosse minore. Onestamente, non capisco come mai i controllori si muovano in gruppo anziché dividersi in diversi mezzi. L’altro giorno sono saliti 4 controllori su un tram, mi sembra un po’ eccessivo. Non hanno neanche uniforme e non tutti esibiscono il tesserino. Li si riconoscere solo per l’aggeggio che portano per bucare i biglietti”.

Sicuramente gioverebbe alle casse dell’azienda provvedere ad un servizio di controllo più efficace, da estendere ai tutti mezzi in strada. Non dovrebbe risultare un’impresa impossibile, considerando anche l’esiguo numero di autobus e tram attualmente in servizio. Se a questo si aggiungesse una maggiore riconoscibilità dei dipendenti, anche questa potrebbe essere buona pubblicità per l’Atm. E anche un paio di autobus in più non dispiacerebbero a nessuno. Anzi.

Il sospetto è che se si obbligassero i dirigenti dell’Azienda Trasporti a muoversi esclusivamente con i mezzi ATM le cose andrebbero diversamente. Ipotesi quanto mai lontana, ma molto suggestiva.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.