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I magnifici 35 del PD: torniamo alla politica e al territorio

L'evento del Lucky Beach dei giovani del PD

Basta con gli scontri generazionali e con i restyling di facciata. Per dare nuova linfa al PD di Messina serve ben altro. A chiederlo, a scriverlo e a pretenderlo sono 35 tra iscritti e amministratori del Partito Democratico dell’intera provincia.

Che in una lunga lettera partono dall’evidente e conclamata crisi del PD locale, per arrivare alla richiesta di approdare all’imminente congresso completamente rinnovati, magari recuperando valori messi da parte negli ultimi anni.

“La crisi delPartito Democratico è profonda -scrivono Farid Adly, Bouabid Belhaddad, Giuseppe Campione (solo un caso di omonimia con il democristiano ex presidente della Regione), Erika Caponetto, Enzo Caputo, Basilio Caruso, Valentina Cassarà, Giuseppe Coci, Gabriella Crupi, Calogero Destro Fiore, Tindara Ferraro, Vincenzo Franchina, Mariangela Gallo, Tindaro Germanelli, Peppe Grioli, Santi Interdonato, Teodoro Lamonica, Filippo Lembo, Angelo Libetti, Marco Mancini, Pina Miceli, Paolo Miloro, Sebastiano Noto, Lillo Oceano, Nicola Orlando, Giovanni Pizzuto, Eleonora Randazzo, Paola Rifatto, Alberto Saitta, Rosario Scorsa, Domenico Siracusano, Carmelo Siragusano, Giampiero Terranova, Maria Flavia Timbro e Ciccio Timbro. Da questa crisi si può uscire unicamente tornando alla Politica. La riorganizzazione dei circoli e un tesseramento trasparente sono il punto dipartenza. Non basta però un restyling di facciata. Occorre uno sforzo grande di iniziativa politica che vada incontro ai bisogni e alle speranze dei cittadini.

Occorre uscire dal dibattito chiuso di una classe dirigente autoreferenziale e orientarsi verso le comunità e i territori della nostra provincia. Chi pensa che possa bastare cambiare il nome o l’età di qualche dirigente, non coglie il malessere profondo che attraversa gli iscritti e gli amministratori locali che quotidianamente tentano di tenera viva la politica del Partito Democratico sui territori e nelle istituzioni.

Il PartitoDemocratico può ancora rappresentare un elemento di cambiamento determinante per i 108 comuni della Provincia di Messina. Dipende da noi. Dal ruolo che sapremo interpretare rispetto alle istanze e ai bisogniche provengono dai cittadini. Occorre voltare pagina con convinzione. Se il Partito Democratico non è percepito come soggetto attivo del cambiamento e protagonista del rinnovamento della politica, gli elettori si rifugiano nel voto di protesta o scelgono opzioni politiche percepite come più avanzate.

Occorre abbattere barriere e steccati, diventare luogo accogliente per i giovani che vogliono cimentarsi con la politica per cambiare nel profondo la società. Il PD non può essere il partito della cooptazione senza merito, del carrierismo senza idee, dei posizionamenti senza contenuti. Il PD deve offrire spazi diagibilità democratica a giovani, ragazze e ragazzi, che con generosità scelgono la politica come espressione massima di impegno civile.

Occorre tornare sui territori attraverso l’azione quotidiana nei circoli, riscoprendo la militanza antica e nuove forme di partecipazione legate al web e ai social network. Il PD non può essere il partito dei signori delle tessere, delle correnti o dei deputati. Il PD deve essere espressione dei suoi i scrittiche, in carne ed ossa, con la fatica dell’agire politico costruiscono una presenza nelle comunità locali.

Occorre valorizzare il ruolo dei nostri amministratori locali che attraverso l’impegno nelle istituzioni quotidianamente si sforzano di dare concreta attuazione ai valori ed ideali. I nostri consiglieri, i nostri assessori, i nostri sindaci devono essere la forza trainante di un partito fortemente innestato nel tessuto sociale. Un forum degli amministratori Democratici può rappresentare un luogo di incontro e di scambio di buone prassi che rinsaldi legami e proposta politica.

Occorre mettere al centro il lavoro, come questione qualificante un partito che ricostruisce la propria identità a partire dalle proprie radici nel movimento operaio caratterizzandosi per la presenza politica in tutte le situazione di crisi e per la propria proposta politica a sostegno di ipotesi di sviluppo che promuovano buona occupazione.

Occorrestare accanto ai cittadini e alle comunità, attraverso la riscoperta della rappresentanza quale elemento centrale della definizione di un soggetto politico. Il PD non può che essere il partito di tutti i Produttori, Operai, Agricoltori, Artigiani, Piccoli e MediImprenditori, delle Comunità e delle Autonomie Locali per uno sviluppo sostenibile dei territori che ponga al centro la produzione innovativa e ad alta compatibilità ambientale.

Occorre dare spazio a giovani, valorizzando la differenza di genere, cogliendo però il senso profondo delle istanze di rinnovamento e non come semplice opera di maquillage perché non c’è bisogno dirottamazione ma di rigenerazione profonda, a partire dalle risorse più fresche, al di là del mero dato anagrafico.

Occorre soprattutto tornare all’elaborazione politico-amministrativa. È attraverso i contenuti che il nostro partito deve costruire un legame forte con i territori. Sia se siamo al governo delle amministrazioni locali sia se siamo all’opposizione, dobbiamo distinguerci per una elaborazione profonda e accurata che trovi risposte ai problemi e ai drammi delle comunità. È a partire dai temi e dalle proposte che possiamo ricostruire un proficuo rapporto con le cittadine e i cittadini fuori da ogni logica discambio o di distorta gestione del consenso.

Nei momenti di crisi non serve incunearsi su se stessi. Occorre aprirsi al confronto con chi è fuori, intorno. Partire dai valori fondanti e trasformarli in azione politica.

Il PD non ha bisogno di autoanalisi o di autoflagellazioni né di condanne strumentali o di semplicistiche autoassoluzioni. Il cammino verso il prossimo congresso deve servire a ricostruire il partito e radicarlo nella società.

È il tempodella responsabilità. È tempo di corresponsabilità di gruppi dirigenti capaci di rinnovarsi nel profondo, cambiando metodi di selezione e di governo dei processi decisionali. Occorre partecipazione alle scelte, attraverso regole certe che rispettino le minoranze.

Non operazioni di facciata che lasciano inalterati gli equilibri tra gruppi e correnti che rischiano di fare implodere il PD. Devono essere l’interesse collettivo e i destini delle comunità a tenere unito il partito, non l’interesse di singoli o i destini di cordata. Un partito nuovo e rinnovato che offra spazi per una nuova militanza che individui nell’impegno politico il più elevato momento di impegno civile per una società più giusta e più libera.

Abbiamo perso già troppe occasioni. È il tempo discrollarsi di dosso ogni paura e incamminarsi su strade nuove, consapevoli di radici profonde. In questo percorso è fondamentale la direzione che Peppino Lupo intende dare alla sua reggenza”.

Con questo passaggio della palla al segretario regionale oltre che reggente del PD a Messina, si chiude la lettera. Resta da vedere non solo come Lupo agirà dopo averla letta (gli è stata inviata stamane e al momento non risultano reazioni) ma anche come si muoveranno gli alti papaveri messinesi del partito: si faranno da parte o daranno battaglia? La risposta dipenderà anche dalle truppe. Cammellate e non.