Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

I fantasmi dei due fari

Il faro di Capo Peloro

Una delle storie misteriose più celebri di Messina è certamente quella del fantasma del Faro di Capo Peloro.

Sin da bambini, passando con il naso all’insù sotto l’imponente struttura che sorveglia il traffico navale nello Stretto, un brivido di paura ci coglieva immediatamente. Genitori e nonni infatti (o perfidi amici che volevano terrorizzarci), ci avevano raccontato la storia della donna morta mentre aspettava il figlio (o il marito) di ritorno da una battuta di pesca. Il suo fantasma sembrava infestasse da decenni la lanterna del faro: nell’infinito ripetersi di un’attesa mai terminata che iniziava ogni notte, la donna si aggirava lungo la piccola balconata, sporgendosi, chiamando, pregando.

Ed in effetti una sagoma scura si poteva scorgere in controluce, quando la lampada effettuava un giro completo su se stessa. Tempo fa, per motivi di lavoro, mi sono trovata ad effettuare delle riprese all’interno del Faro ed ho avuto modo di intervistare i suoi reggenti, due simpatici signori che non si perdono in chiacchiere e lavorano sodo.

Inevitabile da parte mia, tra il serio ed il faceto, la fatidica domanda sulla “donna” che aspetta il marito. I reggenti, molto divertiti, mi hanno spiegato che la leggenda è stata originata dalla presenza di una lampada di emergenza, posta in cima alla lanterna ed incappucciata con un telo per protezione contro gli agenti naturali, che dà la sensazione, dal basso, della presenza di una sagoma umana.

Nemmeno l’ombra di un fantasma, dunque. Quasi inconsapevolmente tiro un sospiro di sollievo. Salendo le anguste scale di questo storico edificio (la sua costruzione risale all’Ottocento), non riuscivo a fare a meno di guardarmi attorno con sospetto, nel timore di essere seguita da un’occulta presenza.

La luce del giorno penetrava con forza le piccole finestre della torre, illuminando ogni angolo ed anfratto della struttura. Nessuna presenza, nessun timore. Sollevata, mi accingevo a terminare l’intervista: niente fantasmi, dunque.

Il faro di Capo Rasocolmo

I due si guardano con aria complice ed un po’ imbarazzata: “veramente…”, esitano, “una presenza in realtà l’abbiamo percepita”.

Una presenza? Dove? Come? Quando?

I due reggenti allora mi raccontano che spesso, risalendo di notte per la torretta, dovendo magari riparare qualche piccola emergenza, hanno avuto la sensazione di non essere soli.  “Anche i nostri figli (i reggenti vivono in alloggi alla base del Faro con le rispettive famiglie, ndr) hanno avvertito più di una volta una presenza e si sono spaventati. Del resto questa è pur sempre una dimora storica e quindi porta con sé la memoria di chi ci ha vissuto prima di noi, nel bene e nel male -continuano, quasi rassegnati a questa strana convivenza. Noi, comunque, salutiamo sempre quando saliamo e quando scendiamo dalla lanterna, così, nel dubbio, non infastidiamo nessuno” commentano ridendo, mentre io sgrano gli occhi terrorizzata.

Dunque un fantasma dentro il Faro c’è. “E questo non è il solo”, chiosano i due simpatici faristi.

“Il faro più inquietante è quello di Capo Rasocolmo. Anche lì abbiamo avvertito delle strane presenze, ed anche lì, nel dubbio, quando entriamo chiediamo permesso, salutiamo e andiamo via più in fretta che possiamo” (i reggenti del Faro di Capo Peloro si occupano anche della manutenzione dei fari di Capo d’Orlando e Capo Rasocolmo, ndr). Gli inquilini del Faro non gradiscono le nostre visite”. Dopo questa piccola chiosa, cambiano subito argomento. Io non insisto, ho già sentito abbastanza per i miei gusti e mi avvio insieme a loro, a dirla tutta anche di gran fretta, verso le scale e la base del Faro.

Il mio scetticismo è venuto meno di fronte ai racconti di due uomini della Marina Militare, che vivono e lavorano da anni dentro il Faro e che di certo non hanno l’aria di burloni. Oggi, quando passo con il naso all’insù sotto il Faro, rido di quella sagoma che si affaccia dalla balconata. Un attimo dopo, però, abbasso lo sguardo quasi istintivamente. Forse qualcuno, da lassù, in quello stesso momento, sta guardando me…