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I buchi neri della biblioteca di Lettere

L'esterno della facoltà di Lettere
Chi ha frequentato la biblioteca della facoltà di Lettere quando la sede era ancora in via dei Verdi, ricorda malvolentieri quel periodo. La stanzetta piena di schedari nella quale si presentavano le richieste era piccola e angusta e dopo alcuni tentativi andati a vuoto, solo i più determinati riuscivano a portare a termine il compito di recuperare i libri necessari. Le normative prevedono che se un professore mette in elenco dei libri, questi debbano essere presenti in biblioteca a disposizione degli studenti. Cosa che, soprattutto con i libri scritti dagli stessi docenti, era pura fantascienza. C’è anche chi è entrato con una lista di dieci libri e tra quelli dati in prestito e quelli mancanti (rubati, persi o irrimediabilmente deteriorati, non si sa) ne ha recuperato solo uno, per di più risalente al 1835.

Oggi la biblioteca di Lettere all’Annunziata ha ritrovato la propria dignità. Si sviluppa su 5 piani e con il suo milione e più di volumi, è una delle più importanti della città. Il problema dei volumi mancanti però, rispetto al passato non solo non è stato risolto ma è addirittura peggiorato. Il grosso degli ammanchi si è verificato prima e durante il trasferimento della sede della facoltà negli edifici dell’Annunziata. Allora i controlli erano molto blandi e c’era per tutti la possibilità di portare a casa i volumi. Durante il trasferimento poi, con l’inevitabile confusione, la sparizione di qualche altro volume era, se non certa, quantomeno prevedibile.

La biblioteca di Lettere è solo uno dei tanti esempi in questo senso. Dovendo consultare dei testi infatti, non è raro imbattersi ancora oggi nello scomparto vuoto. Gran parte degli studenti contattati hanno ammesso, dietro la promessa di non rendere noti i loro nomi, che in più di un’occasione si sono trovati di fronte al problema di non poter fruire di testi indispensabili per i loro progetti di studio.

Per motivi di brevità, riportiamo qui solo alcune delle decine di testimonianze che abbiamo raccolto.

“La teoria della storiografia oggi? Non l’ho mai trovato, anche se ufficialmente risulta. È un libro fantasma. Non ti sto a dire che fatica che ho fatto per cercarlo altrove” confessa G. B.
“Mi è stato risposto con un’alzata di spalle, quando ho chiesto dove avrei potuto trovare un’altra copia, dopo che è venuto fuori che il libro non si trovava”, rivela N. R. con aria disillusa. “Sono stato tentato di chiedere se avessi dovuto metterci quella scrollata di spalle nella mia tesina, al posto della Breve storia del pensiero scientifico di Charles Singer, ma ho lasciato perdere. Non ha senso abbaiare alla luna”.
Anche A. B. mima una scrollata di spalle molto simile, come risposta, anche se il suo atteggiamento non è così amareggiato: “Cercavo Gli annali della città di Messina, di Gallo-Oliva e anche se li ho trovati sono stata sfortunata. Dei sei tomi in cui è divisa l’opera ne rimanevano solo due. È frustrante, ma è inutile prendersela con l’attuale personale di biblioteca”.

Al momento, la facoltà di Lettere ha adottato un sistema inattaccabile per difendersi dai “prestiti a tempo indeterminato”, con personale che guarda a vista chi entra e chi esce, porte dotate di sistema di allarme su quattro dei cinque piani della biblioteca ed il divieto assoluto di portare fuori i volumi, ad eccezione, com’è ovvio, per i docenti. Anche se non pochi studenti hanno sottolineato che quando non si trova un libro, basterebbe fare un giro nelle stanze dei professori per recuperarne una buona parte che sbadatamente, ça va sans dire, non è stata restituita alla biblioteca. Perché è molto più semplice e comodo lasciar credere che la responsabilità sia solo degli studenti, che comunque possono portare avanti le proprie ricerche grazie ad un certo numero di fotocopiatrici messe a disposizione di chi avesse bisogno di portare a casa parte del materiale, così come vuole la legge sul diritto d’autore.