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Hugo Cabret

Hugo Cabret 

Paese: U.S.A.

Genere: Fantastico/Avventura

Durata: 126 minuti

Regia: Martin Scorsese 

Martin Scorsese sceglie, per cimentarsi nella sua prima opera in 3d, il libro di Brian Selznick “The invention of Hugo Cabret” da cui trae la storia, a tratti vagamente steampunk, che ci presenta.

Il giovane Hugo, rimasto recentemente orfano e affidato ad uno zio beone che vive nella stazione di Montparnasse, ha una missione: riparare il robot che suo padre aveva trovato tempo fa e su cui avevano lavorato insieme prima che quest’ultimo morisse. Hugo è convinto che una volta riparato, il robot gli rivelerà qualcosa sul padre.

Nella stazione, il ragazzo fa la conoscenza di un burbero e misterioso venditore di giocattoli e di Isabelle, una ragazza che gli è stata data in affidamento. Da principio il rapporto con l’uomo è burrascoso, ma poi tramite l’amica Isabelle riuscirà a farsi accettare. Durante le avventure nella stazione, le entrate di straforo al cinematografo e le fughe dal severissimo guardiano della stazione, i due ragazzi scoprono che il giocattolaio altri non è che George Méliès, il primo e più grande regista e visionario della storia del cinema.

Il vecchio però non è propenso a rivangare il passato, troppo pieno di dolore, e non dice loro nulla. I due non si arrendono e arrivano a scoprire le meraviglie

cui Méliès aveva dato vita sulla pellicola e che era lui stesso il creatore del robot…

Scorsese ci regala una gran bella favola, girata magistralmente con inquadrature che esaltano le potenzialità del 3d e lasciano senza fiato, senza però mai rubare il posto alla storia. Come detto, ha qualche tono steampunk, cui forse la fotografia cede un po’ troppo, accentuando il già grande senso di surreale che permea la pellicola.

L’opera di Scorsese, come già il libro di Brian Selznick, altro non vuole essere se non un omaggio al più grande visionario del mondo del cinema, colui che dal niente (perché niente si aveva ai tempi dal punto di vista tecnico) aveva inventato qualcosa di talmente basilare che oggi si considera scontato: il montaggio ad esempio, o il colore, che lui realizzava dipingendo a mano ogni singolo fotogramma. L’omaggio però è reso quasi in sordina, fingendo che non sia l’intento principale, mascherandolo da favola per bambini che però incanta anche gli adulti.

È doveroso segnalare anche la prestazione magistrale di Ben Kingsley, che da vita ad un Méliès perfetto, sia nella gioia che nel dolore. Anche il ruolo del severissimo guardiano della stazione è stato reso alla perfezione dal grande Sacha Baron Cohen, la cui performance finisce in secondo piano solo perché il suo non è il ruolo del protagonista. Consigliato a tutti quelli che credono che il cinema non sia magia.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.