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Holy water

Holy water

Paese: Regno Unito
Durata: 95 minuti
Genere: Commedia
Regia: Tom Reeve

Quella che il regista ci propone è una sorta di “The italian job” dei poveri dal sapore fortemente irlandese e dai toni molto leggeri. Quattro perdigiorno dello sperduto paesino di Killcoulin’s Leap, uno dei tanti piccoli centri che, in Irlanda come in Italia e in tutto il resto del mondo, soffre del terribile male dello spopolamento. I giovani vanno nelle grandi città e nei paesini come Killcoulin’s Leap non rimane nessuno o quasi, salvo la popolazione anziana, anche fin troppo numerosa.

I quattro amici si rendono conto che la vita nel paesino scorre troppo lenta per loro, che i loro lavori avranno vita breve e che potrebbe rendersi necessaria anche per loro una soluzione diversa. Quella che trovano però è fin troppo alternativa: derubare una industria chimica locale di un grosso carico di viagra per smerciarlo ad Amsterdam. Nonostante le decine di intoppi il furto va a buon fine, ma il contenuto del camion non vale qualche migliaio di sterline, come loro credono, ma ben oltre sessanta milioni di dollari, tanto che dagli U.S.A. giunge una squadra speciale per recuperare il carico, con una ricompensa di ben due milioni di dollari per chi troverà i ladri.

Alle strette, i quattro nasconderanno il carico in

un pozzo collegato alla falda acquifera del paese. Ma a contatto con l’acqua il medicinale si scioglierà ed il sonnacchioso paesino sarà scosso da una “sferzata di energia” che lo renderà il più frizzante, esuberante e sessualmente attivo centro dei dintorni. Una commedia di certo irriverente e ben girata, con le trovate giuste al momento giusto. “Holy water” fa ridere e sorridere, con un umorismo più irlandese che inglese e col tocco giusto di surrealismo (particolarmente efficace la trovata di estendere gli effetti del viagra a piante ed animali). Tuttavia c’è anche la lezione morale in chiusura; sì perché i quattro alla fine comprenderanno che è inutile fuggire in cerca della grande città, perché quel piccolo, paesino dimenticato da Dio è dentro di loro.

Gli unici nomi noti al pubblico italiano sono John Linch (Nel nome del padre, Sliding Doors, Best) e sua figlia Susan (Nora, Svegliati Ned, La vera storia di Jack lo Squartatore), oltre a Linda Hamilton, la Sarah Connor di “Terminator” e “Terminator 2 – il giorno del giudizio”, che nei rigidi panni del capo della squadra speciale si trova a suo agio e dimostra che è possibile girare una commedia irriverente senza sorridere mai. Purtroppo è anche evidente come il tempo sia stato impietoso con la povera attrice, vittima della sindrome bipolare contro la quale combatte e raccoglie fondi ormai da anni. Consigliato a chi crede che emigrare sia la soluzione.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.