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Ho visto anche delle zitelle felici

Simona Piraino

Ho visto amiche finite in luoghi che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ex bombarole che oggi si perdono con gioia tra i volantoni dell’ipermercato, ex bad girls oggi incastrate in tavolate bucoliche da sessanta commensali, ex fashion victim che abbandonano la Louis Vuitton per un borsone di Peppa Pig.

Sono le donne che – perdonate il termine un po’ forte – si chiamano sposate.

Ora, non è mia abitudine generalizzare, ma ne ho viste davvero troppe di ex ragazze che barattano la loro sacrosanta femminilità con appretto e camicie da stirare.

Quelle che un tempo sono state tue amiche (amiche di sbronze, di shopping indecente, di “quello ce l’ha piccolo”), che adesso ti parlano come se tu, non sposata né fidanzata, fossi rimasta la liceale sprovveduta che ascoltava i Duran Duran.

Sappiamo che le amiche storiche ci invitano malvolentieri alle cene che organizzano: noi non sposate siamo quel numero dispari che rovina la simmetria a tavola e che, a tarda sera, mica possono rientrare sole.

A conti fatti, della mia generazione, siamo davvero poche quelle che non si sono mai sposate. Eppur ci siamo. E, tanto per chiarire, non ce ne facciamo una benemerita del vostro sarcasmo wasp “Beata te che non c’hai un marito”.

E’ vero: non c’abbiamo un marito né un fidanzato ma, nella maggior parte dei casi, non per colpa nostra. Non tutte abbiamo avuto la fortuna di incontrare il principe azzurro (nemmeno quello grigio sporco, invero) e non tutte abbiamo avuto il fegato di piegarci a compromessi catto-patriarcali (eh, siamo le nonne delle femen, che ci volete fare?) e non tutte ci emozioniamo come Randy di fronte al tulle di un abito da sposa.

Molte di noi, nonostante tutto, vivono bene. Ai limiti della felicità. La nostra condizione ci concede molti vantaggi (a parte la compassione sorniona del cassiere del discount “Lei vive sola, vero?”): possiamo permetterci le briciole tra le lenzuola tutte le volte che in tv danno “Se mi lasci ti cancello”, possiamo strafogarci di mudcake senza affrontare la bieca disapprovazione di chicchessia (poiché, lo sappiamo, se nessuno ti vede mentre lo mangi quel dolce non ha calorie), possiamo dormire in obliquo e ricevere telefonate anche nel cuore della notte (questo vale solo per quelle di noi che non prendono lo Xanax).

Non ci prende un attacco di panico se lasciamo la scatola dei tampax in cucina, siamo libere di non lustrare le fughe delle piastrelle e di dare libero sfogo alle nostre funzioni corporali (ebbene sì: anche noi ruttiamo).

Non dico che la vita da single sia sempre rose e fiori (d’altronde quale matrimonio lo è?), ma sofrzatevi, care amiche e parenti, di vederci come brillanti donne in carriera con ancora la facoltà decisionale di avviare relazioni.

E poi, se anche la Kyenge ha decretato l’abbandono degli status sociali, che importanza volete che abbia il contratto matrimoniale? Sarebbe solo un partner 1 che sta con un partner 2.