Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Grillo a Messina, tra battute e buon senso

A un certo punto del suo comizio Beppe Grillo sembra citare il Totò del mitico film  Gli onorevoli. “ Non  votatemi, se non vi fidate”  ha urlato “ forse sono un contaballe come tutti gli altri, ma ascoltatemi  e soprattutto ascoltate i candidati del movimento”.

Il comico che ha puntato tutto sulla rabbia generalizzata e indiscriminata verso la politica e su una rivoluzione a colpi di parolacce e toni fortissimi non si è smentito neanche oggi a Messina, ma dalla sua ultima traversata a nuoto dello Stretto sono passati mesi decisivi. Il Movimento Cinque Stelle è diventato in Sicilia una forza politica che esprime 15 deputati all’Assemblea regionale ed il suo leader indiscusso ha imparato ad alternare sapientemente le battute da cabaret  e gli espedienti retorici  che lo hanno reso popolare a considerazioni di buon senso difficilmente attaccabili.

I sostenitori di Beppe Grillo si sono ritrovati puntuali alle 12 di questa mattina nell’angolo di piazza Cairoli tra la fontana e il gazebo del noto ritrovo del lato monte. Né nuotate o altri gesti eclatanti, ma cinque-seicento fedelissimi mischiati ad un discreto numero di curiosi che hanno assistito alla presentazione del programma e dei candidati locali del Movimento interloquendo spesso con il leader, che ha qualche volta anche lasciato parlare le prime file prima di cedere la parola agli aspiranti deputati e senatori. “Tutti siciliani -ha precisato Grillo- ed alla prima esperienza”.

C’era la neodeputata regionale Valentina Zafarana che ha rivendicato l’impegno istituzionale contro il Muos e il ponte sullo Stretto e c’era il giovane Francesco D’Uva, da poco laureato in chimica, che ha parlato del “disastro Messina” ed ha citato come esempi positivi le lotte dei lavoratori della Triscele, della Sicilia Limoni, dell’Ente Teatro e l’occupazione del Teatro Pinelli. La capolista alla Camera per la Sicilia orientale Giulia Grillo, trentacinquenne catanese, è intervenuta sui problemi ambientali (dall’inquinamento nella valle del Mela alle norme che che consentono l’inccenerimento di rifiuti nei cementifici), mentre Tommaso Currò, originario di Milazzo, ha ricondotto all’impegno per i referendum contro il nucleare e l’acqua privata l’origine della propria militanza fra i grillini. Tutti i candidati intervenuti hanno comunque posto l’accento sull’”assunzione collettiva di responsabilità” che è o dovrebbe essere la politica.

Gli applausi più calorosi, come d’abitudine, la piazza li ha riservati al non leader. Più o meno così si è infatti definito Beppe Grillo diverse volte nel corso del suo intervento. “Un’idea, un simbolo -che non si candida- perché ve lo immaginate uno come me alla Camera a parlare con Fini?”. E, addirittura, forse non voterà nemmeno 5 Stelle perché “ho guardato tutti gli show politici e finora Casini mi ha convinto”. Come in uno show ha invitato tutti più volte  a ripetere con lui in coro le principali accuse che i media

gli rivolgono. “ Qualunquista”, “populista”, “megalomane” . Aggettivi che in bocca alla sua gente sembrano essere, più che stigmi da respingere con uno sberleffo, quasi marchi di fabbrica da esibire con orgoglio.

Quando dalle battute il comico è  passato alle cose serie i toni sono rimasti quelli abituali. Proposte di buon senso come la difesa di “acqua, sanità e scuola pubbliche”, altre prese di peso dai programmi della sinistra radicale come il reddito di cittadinanza (“mille euro al mese fino a quando non ti viene fatta una proposta di lavoro e  se rifiuti perdi tutto” ) o la forte riduzione delle spese militari  si mescolano a idee che non stonerebbero in bocca a Monti.

La sostanziale privatizzazione di Rai (una rete senza pubblicità è più che sufficiente) e Università (le imprese devono metterci le mani per creare lavoro). Mentre in tema di tasse e di centralità della piccola e  media impresa, il mantra del comico genovese ricorda molto quello del Berlusconi prima maniera (eliminazione dell’Irap, defiscalizzazione del reddito d’impresa, sconti contributivi per i nuovi assunti).

Se gli si chiede di entrare nei particolari, come quando una voce dalla piazza ha ricordato l’ alluvione di Giampilieri e i suoi 37 morti ancora senza giustizia, Grillo però se la cava facendo appello alla partecipazione dal basso “io non ho la soluzione per tutto” oppure, a proposito di ponte sullo Stretto o di mafia, affidandosi alla proposta di referendum o alle battute su Cosa Nostra che starebbe ormai “solo dove ci sono i soldi” e si occuperebbe “di slot machines e di prostitute”.

Il piatto forte di questa mattina è rimasto ad ogni modo quello dei costi della politica. Le risorse per sconfiggere la crisi e realizzare tutte le promesse del suo programma politico per Grillo dovrebbero derivare quasi tutte da una sfilza lunghissima di tagli che vanno “dall’abolizione di vitalizi e pensioni d’oro” all’”accorpamento di piccoli Comuni e all’abolizione delle Province”. Mentre alla patrimoniale il leader a 5 Stelle ha contrapposto “il microcredito per le piccole imprese” da realizzarsi colpendo “l’elusione fiscale” o, come stanno già facendo i deputati grillini in Sicilia, “accantonando in un conto pubblico i rimborsi elettorali e gran parte della diaria e delle quote destinate al gruppo parlamentare”.

Nessun cenno a questioni riguardanti i diritti civili o il sindacato. Il comico sa di parlare a una piazza che non si scalda per queste questioni e si mobilita poco e male per scioperi e manifestazioni. Il suo modo di dipingere il palazzo come qualcosa di distante dalla gente comune è  percepito come autoassolutorio e per questo ampiamente condiviso da quelle stesse persone che hanno affollato fino a ieri anticamere e segreterie in cerca di qualcosa che le condizioni determinate dalla crisi non possono più assicurare.

“Noi  cresciamo perché il voto di scambio è crollato” ha confermato dal palco Beppe Grillo. Il suo “sogno collettivo” di cittadini che “ diventano Stato” si costruisce con questi mattoni.