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Gran Camposanto, indietro tutta

La tomba deturpata di Giuseppe La Farina, simbolo del degrado del cimitero

“Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”. Così scriveva Foscolo due secoli fa per difendere il diritto ad essere seppelliti e ricordati a dispetto delle leggi del tempo, che in nome dell’uguaglianza prescrivevano la sepoltura in cimiteri pubblici e con epitaffi sottoposti al vaglio dei magistrati.

Cosa direbbe il poeta simbolo del Romanticismo italiano vedendo lo stato in cui è ridotto il Cimitero Monumentale di Messina ovviamente non è dato saperlo. Certo, conoscendone il carattere impetuoso ed appassionato, non è difficile immaginare con quanta forza si sarebbe scagliato contro chi lo ha abbandonato nel degrado più assoluto. Ed è difficile da immaginare anche quali siano le “gioie” dei messinesi sepolti al Gran Camposanto, viste le condizioni in cui versa.

Due settimane fa abbiamo denunciato lo stato di abbandono del Cimitero degli Inglesi e di quello degli acattolici. L’assessore Elvira Amata ci ha dichiarato che entro il 30 giugno sarebbe stato messo tutto in ordine. Certo, a farsi un giro a meno di una settimana dalla scadenza viene da pensare che l’amministrazione comunale abbia in mente di assoldare un battaglione di fate dotate di robuste bacchette magiche. Perché alla luce di quello che abbiamo

visto e fotografato, riesce difficile ipotizzare come si potrà sistemare tutto in così breve tempo. Perché se è vero che negli ultimi 15 giorni qualcosa è stato fatto, la mole di lavoro è tanta e tale che anche se si impiegasse il doppio del personale difficilmente a fine mese il Gran Camposanto potrà essere messo davvero a posto.

Tanto per dare un’idea, per svuotare cassonetti e cestini e per la pulizia ordinaria di quell’area sterminata, Messinambiente mette a disposizione solo 5 dipendenti. Dato questo, che si commenta da sé. Tutto il resto invece, lo lasciamo alle immagini. Perché trovare le parole per descrivere il degrado in cui nel Cenobio inferiore versano le tombe di La Farina e Natoli (oltre ovviamente a tutte le altre collocate in quel luogo), le tracce di riti satanici, lo scheletro di un bimbo lasciato nella cassa aperta, la lastra tombale utilizzata come soglia e poi, una volta fuori, i monumenti ottocenteschi caduti a terra da due anni e mai sistemati o quelli deturpati, i cespugli di erbacce e di rovi che crescono indisturbati ovunque da anni, le tombe scoperte e non ancora sistemate ed il senso di abbandono che si respira ovunque nel luogo che dovrebbe essere il tempio della memoria cittadina, è davvero difficile. Certo, ci sono anche monumenti funebri deliziosi come quello del barbiere o commoventi come quello del contadino raffigurato insieme ai padroni. Ma questa è un’altra storia.