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Gli ultimi Gattopardi, gli aristocratici delle Avanguardie

Fa senza dubbio piacere vedere il Palacultura, ai tempi della sua inaugurazione oggetto di discussione sia per il contrasto tra il suo aspetto moderno e la patina dei tempi della chiesa di San Francesco che gli sta di fronte, sia per la discutibile scelta cromatica salmonata, essere valorizzato dalle numerose iniziative di cui è stato sede, specie negli ultimi tempi.

L’ultima, è quella organizzata dall’assessorato regionale al Turismo e curata da Francesco Gallo, “Gli ultimi Gattopardi tra arte, letteratura e alchimia”. Nove artisti del secolo scorso accomunati dall’appartenere a quell’aristocrazia venutasi a confrontare con le Avanguardie del primo Novecento.

Nove modi diversi di vedere il mondo e di rappresentarlo, riuniti assieme in questa esposizione in nove stanze diverse, nove mondi entro cui perdersi e che sarebbe opportuno far meglio conoscere al grande pubblico e anche ai più giovani, come per esempio sta avvenendo con le scolaresche che hanno goduto de “Gli ultimi Gattopardi” in queste mattinate.

I tre pattesi Nato Sciacca e i fratelli Beniamino e Diego Joppolo, artisti a livelli molteplici e che hanno avuto l’onore di lavorare e di essere esposti molte volte a livello nazionale, aprono l’esposizione. I colori sgargianti delle loro opere hanno come centro il mare e tutti i temi di esso satelliti.

A loro seguono le opere suggestive del palermitano Aldo Pecoraino, per anni docente presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, i cui alberi poderosi fanno bella mostra di sé, come la Quercia, pezzo forte della camera a lui dedicata, o la sua personale versione della Libecciata di Fattori, il maestro della corrente macchiaiola.

Il fotografo Filippo Cianciàfara Tasca di

Cutò è forse quello che più di tutti si avvicina alla definizione di “ultimo Gattopardo”, in quanto cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Messinese reso orfano dal sisma del 1908, il suo girare il mondo lo rese un maestro della tecnica della resinotipia, nonché dell’incisione calcografica.

Un altro esule del sisma del 1908 è stato Carmelo Salleo, che dona all’esposizione il punto di vista cubista. Nel 1992 alcune sue opere sono state al centro di una esposizione al Museo Puskin di Mosca.

Lo scultore, pittore e fotografo Mario Pecoraino è l’unico ad avere una scultura esposta nelle varie stanze, anche lui per anni docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo e che ha esposto le sue opere a livello internazionale.

Le tempere di Raniero Alliata di Pietratagliata godono di una sala a parte, visto il tema erotico delle sue tele in cui donne affascinanti della buona società sfoggiano caratteristiche maschili dalla vita in giù, a denunciare la concezione fallocratica della società.

Ultimo, ma non ultimo, Casimiro Piccolo di Calanovella, palermitano vissuto a Capo d’Orlando anch’egli cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. I suoi suggestivi acquerelli testimoniano ciò per cui è rimasto noto, ovverosia l’interesse per la magia. Le sue opere dalle atmosfere oniriche e misteriose, dal grande talento allegorico mostrano infatti spesso spiritelli, fate, streghe e folletti.

La mostra ha avuto inizio con l’inaugurazione il 20 ottobre e continuerà fino al 16 dicembre, grazie all’aiuto e al benestare delle famiglie dei prestigiosi, sebbene poco conosciuti artisti, quindi sarebbe davvero un peccato non trovare, in un lasso di tempo così lungo, un attimo per visitare questa illustre esposizione, tra l’altro e una volta tanto, del tutto gratuita.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.