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Gli occhi neri di Rawan

Maria Flavia Timbro

Quando si sposa Rawan ha 8 anni. Ha 8 anni e occhi neri come la pece. Suo marito, invece, di anni ne ha 40 e di scuro ha solo il cuore. Rawan non è una sposa come tante, più o meno bella, più o meno felice.

Rawan è una sposa bambina dello Yemen dei giorni nostri e la sua non è una favola antica, ma, piuttosto, una tragedia moderna. La tragedia di migliaia di bambine come lei, strappate alla loro infanzia, alla loro famiglia, ai loro giochi innocenti.

Il 52% di quelle bambine è data in sposa a meno di 18 anni, ben il 14% addirittura ha meno di 15 anni quando è venduta al futuro marito. Sono bambine cui viene negato ogni diritto.

Sono considerate corpi senza anima, cui non spetterà la gioia del primo bacio, della prima cotta, del primo amore.

Le famigerate farfalle nello stomaco che può provocarti uno sguardo e la paura che può scaturire da un rifiuto sono esperienze che Rawan e le bambine come lei non vivranno mai.

Per loro non ci saranno sguardi languidi né frasi capaci di far tremare il cuore. Rawan è una sposa bambina e le spose bambine, nello Yemen, sono soprattutto uno strumento per combattere la povertà delle famiglie bisognose.

Come gli assegni sociali e gli interventi umanitari. Come i mutui a tassi agevolati e gli aiuti dei missionari. E invece si tratta delle loro vite. E invece si tratta di loro, che sono solo delle bambine.

Bambine come le nostre figlie, come le nostre cugine o nipoti. Bambine come le figlie del nostro vicino cui sorridiamo la mattina in ascensore. Ecco, nello Yemen, quelle

bambine sono già pronte per essere mogli, amanti, madri.

Lo sostengono i conservatori e le autorità religiose, che nel 2009 si sono opposte ad una legge proposta dal Parlamento yemenita che vietava i matrimoni sotto i 17 anni di età. Pare che violasse la legge islamica.

Della vita di Rawan, delle bambine come lei e della loro femminilità violata pare non preoccuparsi nessuno. Quando si sposa Rawan ha 8 anni e occhi neri come la pece. Anche quando muore Rawan ha 8 anni, ma di nero come la pece le resta solo il buio delle tenebre che la avvolgono.

E’ il giorno dopo le sue nozze e sembra che non sia sopravvissuta all’emorragia provocatale dalle violenze che ha subito nel corso della prima notte di nozze. Quella prima notte di nozze che nella fantasia di ogni donna dovrebbe essere una notte d’amore e di felicità, per Rawan  è stata una notte di violenza e di morte.

Dico sembra, perché tuttora le autorità yemenite e la famiglia smentiscono che la storia di Rawan sia vera, ma questo poco importa.

Che questa tragedia non abbia (come speriamo) i suoi occhi neri e i suoi 8 anni poco cambia. Troppe altre bambine sono costrette a diventare donne prima del tempo, spose contro voglia, madri contro natura perché tutte le coscienze civili di questo mondo non levino le loro voci indignate.

Perché Rawan è ciascuna di quelle spose bambine che non scelgono chi sposare e nemmeno quando  potrebbero essere le nostre figlie, le nostre sorelle minori. Perché quella sposa bambina divenuta sposa cadavere potrebbe essere una qualunque di noi, nata dalla parte opposta del mondo.

E io non voglio voltarmi dall’altra parte per non guardare. Non voglio convincermi che non mi riguarda perché è troppo lontano. Io voglio stare  dalla sua parte. Dalla nostra parte.

Dalla parte delle bambine