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Gli innamorati infelici di via Acqua del Conte

Una stampa antica di Messina nel XVII secolo

Dopo una breve parentesi sugli spiriti inquieti delle strade cittadine, ritorna su “Grimorium Messanae” una dolce quanto triste storia. Secondo le fonti più accreditate per la nostra rubrica, ovvero la vox populi, una coppia di spettri si aggirerebbe nelle prime ore notturne in via Acqua del Conte. Nella piccola stradina compresa tra la via Pascoli e la via Tommaso Cannizzaro, le anime di due fidanzati, abbigliati come due popolani del ‘600, passeggerebbero teneramente abbracciati per la via, per poi sparire al sopraggiungere di qualche sguardo indiscreto.

Secondo le dicerie, si tratterebbe delle anime di due giovani innamorati, contrastati nel loro sentimento dalla famiglia della ragazza, già promessa ad un cugino. La coppia era solita incontrarsi di notte, proprio nella zona compresa tra la via Pascoli e la via Cannizzaro, prima di essere sorpresi e brutalmente uccisi dal fratello della fanciulla. Da allora, i due spiriti continuerebbero a passeggiare insieme, liberi come mai erano stati in vita.

Gli amori contrastati e le ragazze promesse in tenera età erano temi concernenti le famiglie nobili, ma a quanto pare, seppur più di rado, invadevano anche le difficili vite del volgo messinese. La testimonianza di Letterio, 64 anni, conferma le voci che da sempre circolano in zona.

“Ho passato i primi venti anni della mia vita in un’abitazione sita in via Acqua del Conte. Conoscevo la storia dei fidanzatini, ma a quei tempi tutte le signore più anziane avevano una storia del genere da raccontare ai più giovani e perciò non me ne curai più di tanto. Una notte estiva però, non riuscendo a prendere sonno per il caldo, mi affacciai al piccolo balcone che dava sulla strada e notai qualcosa di molto insolito. Due ragazzi, vestiti in maniera molto strana, passeggiavano abbracciati per la via. Mi sporsi un poco, giusto per capire se conoscevo quella coppia abbigliata in maniera così eccentrica, ma le due figure mi davano le spalle. Cercai di aguzzare la vista e notai che i vestiti assomigliavano a quelli usati dal popolo parecchi secoli addietro. Per qualche secondo pensai anche a scendere in strada, tanta era la curiosità che si era impadronita di me. All’improvviso, però, i due giovani ruotarono su stessi con un movimento naturale, come se volessero continuare la loro passeggiata in senso contrario. Fu lì che la ragazza si accorse della mia presenza. Ricordo perfettamente lo sguardo che mi rivolse, era terrorizzata. Si portò la mano al petto e spalancò la bocca come per emettere un grido ma, in quel preciso istante, i due ragazzi si allontanarono e svanirono. Agitato da quella esperienza, svegliai subito mia madre per raccontarle il tutto ma lei, con estrema naturalezza, mi disse: «Ta cuntai a storia di ziti…ora sai chi non sugnu munsignara». Da allora mi affacciai spesso alla stessa ora, ma purtroppo non riuscii più a vedere la coppia”.