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Gli effetti dei media

Irene Falconieri

Che un impatto mediatico negativo abbia pesantemente condizionato non solo l’opinione pubblica ama anche gli aiuti alla popolazione colpita dall’alluvione del 2009 è fuori discussione. E Irene Falconieri, 32 anni dottoranda e componente del Direttivo del “Gruppo Cittadino per Scaletta”, non permette a nessuno di dimenticarlo. “C’è stato un impatto mediatico negativo -ricorda- e siamo stati sommersi non solo dal fango ma anche dai luoghi comuni. Le raccolte di fondi sono state scarsissime e quando mi confrontavo con persone che non erano di Messina, l’accusa di abusivismo era la prima a saltare fuori.

Nessuno sapeva degli episodi precedenti, come l’alluvione per fortuna senza conseguenze del 2007, e del fatto che per ben due volte nel giro di poco tempo, tra il 24 dicembre del 2008 e gennaio del 2009, ci sono state due frane a Capo Scaletta e a Capo Alì che ci hanno isolato per 40 giorni. Con conseguenze negative anche sul piano economico, visto che Scaletta è comunque un punto di riferimento anche per i paesi vicini.  

Tutti parlano di abusivismo e

di denaro sprecato. Punto quest’ultimo sul quale concordo, visto che il denaro disponibile è stato gestito male. Hanno speso una fortuna per mantenere le persone negli alberghi, quando sarebbe sato più utile e anche molto meno costoso affittare direttamente degli appartamenti. Si è speso molto e in maniera non razionale per portare aiuto alla popolazione, ma chi è riuscito a tornare a casa ha dovuto rimetterla a posto con il proprio denaro perché i Fondi Fas non sono ancora arrivati anche se sono stati finalmmente sbloccati, perché le perizie non sonoa ncora pronte.

Ecco, vorrei che queste incongruenze venissero fuori, perché non si può pensare alle nostre comunità come a un insieme di sfruttatori abusivi. Da due anni assistiamo a balletti sulle responsabilità e ci fanno promesse che non mantengono. Il problema comunque non è solo di Scaletta, Giampilieri o Molino. Il problema è la politica nazionale. Viviamo sulla cultura dell’emergenza, nessuno faprevenzione (che peraltro ha costi molto ridotti) e quando poi si verificano le tragedie si pone l’accento sui costi esorbitanti della ricostruzione. Ma se si fosse provveduto prima alla messa in sicurezza, non avremmo pagato un prezzo così alto in termini di vite umane e fondi stanziati per il recupero del terriotrio dopo il disastro”.