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Giampilieri, storia di Enza e delle follie della burocrazia

Un momento della celebrazione dell'anniversario dell'alluvione

La storia di Enza Carbone è un po’ il simbolo delle follie della burocrazia. Perché se non ti ammazza l’alluvione, nello specifico quella dell’1 ottobre del 2009, c’è sempre un burocrate di turno che cerca di levarti il futuro. 

La sua casa è la prima ad avere resistito alla furia del torrente di acqua, fango e detriti dopo che una ventina erano state distrutte e travolte. Lei era in casa con il figlio adolescente e si è salvata per miracolo. Dopo un periodo passato negli alberghi ed essere stata accusata “di essersi fatta le vacanze a spese del Comune”, le è stata assegnata una casa in viale Regina Margherita, lontano dai luoghi dove viveva con la sua famiglia. 

Sradicata dal suo paese e dai suoi affetti, dopo avere accettato nell’aprile dell’anno scorso un risarcimento danni per la sua casa che dovrà essere abbattuta e per la quale dovrà comunque continuare a pagare il mutuo, il 20 settembre scorso la burocrazia l’ha ferita ancora. 

Con una lettera scritta anche ad almeno altre 20 famiglie, le è stato comunicato che non essendo stato prorogato lo stato di emergenza dichiarato nel 2009, dall’1 novembre tornerà tutto come prima: trovati un’altra casa o pagati l’affitto in quella che ti abbiamo assegnato, saluti e amen. 

Il monumento alle 37 vittime dell'1 ottobre 2009

“La cosa peggiore però è quello che è successo in Comune -racconta Enza Carbone durante la commemorazione dei morti dell’alluvione di oggi pomeriggio. Sono andata a chiedere chiarimenti e mi hanno fatto parlare con la Famà (la consuocera di Buzzanca che fa parte dello staff che ha seguito gli alluvionati e di recente nominata direttore della Galleria di Arte Moderna del Comune, ndr). Quando ho domandato spiegazioni c’è stata un po’ a capire di cosa stessi parlando e poi, davanti ad altri 3 impiegati, ha dato una manata sulla scrivania e mi ha gridato: “Vi è finita la pacchia! Avete finito!”. Le ho detto che non era pensabile comunicarci una cosa del genere con un preavviso così breve e lei mi ha risposto che invece lo sapevamo e che a giorni ci avrebbero pagato la casa. Io ho replicato che non mi era arrivata alcuna comunicazione ufficiale e lei ha chiesto ad un impiegato di prenderle la Gazzetta, nella quale era stato pubblicato un articolo che lo annunciava. In pratica, pur non essendomi arrivata alcuna notizia in maniera ufficiale, io mi sarei dovuta preparare per tempo perché qualcosa era stato scritto sulla Gazzetta del Sud”. 

Che cosa ne sarà degli sfollati adesso che non ci sarà più lo stato di emergenza non è chiaro. “Sono riuscita a parlare anche con Lo Monaco -racconta ancora Enza Carbone. Mi ha confermato che l’assistenza alla popolazione finirà il 31 ottobre e che entro quella data la Protezione Civile avrebbe provveduto ai risarcimenti, rassicurandomi che avrebbe preso subito in considerazione la mia situazione personale”.