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Giampilieri, ripartire dalla tragedia per ricominciare

Passata l’onda emozionale dell’anniversario dell’alluvione dell’1 ottobre 2009, con il suo carico di la rabbia per le promesse non mantenute e di dolore per le 37 morti che si sarebbero potute evitare, adesso si può riprendere il ragionamento sul futuro delle zone ferite dal disastro di due anni fa. 

“Paradossalmente -spiega Michele Limosani, docente universitario ed economista- questa tragedia che ci ha segnato così profondamente può diventare un’occasione di sviluppo. Giampilieri e tutti gli altri paesi colpiti dall’alluvione possono davvero trarre forza per il proprio futuro. La scommessa è quella di essere lungimiranti, bisogna vedere se c’è la volontà di farlo. Basti pensare alle opportunità dalle quali sono circondati e che non sono sfruttate. Arriveranno fondi per 200 milioni per la messa in sicurezza e per sostenere la popolazione danneggiata? Benissimo, facciamoli diventare 400 e puntiamo a creare sviluppo ed occupazione riqualificando il territorio. Si dovrebbe puntare alla realizzazione di un unico lungomare, che secondo me potrebbe diventare uno dei più belli del mondo, collegandolo poi direttamente con il Parco dei Peloritani che c’è alle spalle. Si dovrebbe poi creare una nuova strada sotto la A18, che in caso di una nuova calamità diventerebbe un’ulteriore via di fuga, ma che contemporaneamente libererebbe il litorale dalle macchine restituendolo alla fruizione di chi ci abita e dei turisti, che sarebbero comunque a pochi passi da Taormina, luogo di indiscutibile richiamo. Poi ci sono casali antichi e terreni abbandonati da recuperare e un’antica Via della Seta da riscoprire. Insomma, la messa in sicurezza del territorio deve essere necessariamente coniugata con un progetto

di riposizionamento economico che consenta una ripresa reale”. 

Molto più dura e polemica la presa di posizione del presidente dell’Ordine degli Ingegenri di Messina Santi Trovato. “Riteniamo inaccettabile che la Protezione Civile abbia escluso la maggior parte delle professionalità locali -puntualizza- consentendo solo a pochi di partecipare alle azioni messe in campo dopo l’alluvione. Sarà il tempo a dire se gli interventi sono stati corretti o no. Tutto è stato gestito da uffici regionali, dove però non sono presenti quelle competenze che come Ordine riteniamo indispensabili in casi del genere. Sinceramente, nutriamo dei dubbi sulla programmazione decisa dal settore pubblico, che riteniamo parziale. Abbiamo più volte offerto il nostro aiuto a titolo gratuito, ma è stato rifiutato. Sono stati avviati dei progetti che avrebbero dovuto tenere conto di tecniche innovative, come per esempio i coefficienti di valutazione rispetto al deflusso delle acque nelle zone cementificate, ma non è stato così. Come Ordine però, ci stiamo adoperando perché questi criteri siano inseriti nel nuovo Piano Regolatore Generale di Messina. La follia di tutta questa vicenda, come hanno dimostrato le schede che abbiamo predisposto su richiesta del IV Quartiere, è che per mettere in sicurezza il territorio servono cifre davvero irrisorie. Per predisporre i primi progetti dopo l’alluvione del 2007 sarebbero stati sufficienti 150-200 mila euro. Invece non se ne è fatto nulla, con le tragiche conseguenze che non si potranno mai cancellare”. 

Intanto, anche Ance Messina, l’associazione dei costruttori edili di Confindustria, insieme a Cgil, Cisl e Uil si è impegnata a favore delle popolazioni colpite dall’alluvione. Sono stati raccolti oltre 260 mila euro, che su richiesta della Regione saranno utilizzati non solo per donare 2 nuove abitazioni a chi ha perso tutto, ma anche per interventi sul territorio.