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Gazzi, l’inferno dimenticato

L'esterno del carcere di Gazzi

Ciclicamente se ne torna a parlare. Il carcere di Gazzi è una bomba pronta ad esplodere, ma nessuno pensa a disinnescarla. Il personale ridotto all’osso, si parla di punte del 40 per cento in meno, comporta problemi enormi. A partire dagli standard di sicurezza sempre più bassi, fino ai  progetti di reinserimento sospesi proprio a causa della carenza di agenti, soprattutto nel braccio femminile. Ad aggravare ulteriormente la situazione, contribuirà la prossima apertura del reparto destinato ai detenuti presso l’ospedale Papardo, che comporterà il trasferimento di 20 agenti.   

Visto che le proteste e gli appelli degli ultimi mesi non hanno dato alcun riscontro il sindacato Sappe ha deciso di chiamare in causa Maurizio Veneziano, neo provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria in Sicilia. 

“Abbiamo più volte evidenziato le varie problematiche che attanagliano la struttura penitenziaria messinese -scrive il vice segretario provinciale Giuseppe Conte, ricevendo il più totale ed assordante silenzio da parte degli organi competenti. Nel primo quadrimestre del 2011 le ore di straordinario sono state 15.378, con una media mensile di 3.845. Questi dati manifestano in maniera palese come il personale di Polizia Penitenziaria presti la propria opera ben oltre quella prevista dalle normative vigenti ed, ancor più allarmante, appare il fatto stesso che mantenendo quasi sicuramente

questa media nel 2011 si arriverà ad un totale di 45 mila ore.

Area interna del carcere di Gazzi

I dati in nostro possesso dimostrano che c’è una carenza di 153 unità, che diventano 305 se si somma il 40% per i diritti soggettivi e ciò che li rende ancora più allarmanti è che sono riferiti ad una copertura dei posti di servizio tali da garantire solo livelli minimi di sicurezza. Per quanto attiene al reparto femminile –aggiunge Conte- si evidenzia come la grave carenza di unità incida negativamente anche sul regolare svolgimento delle varie attività per le stesse detenute, ragion per cui in determinate circostanze si è costretti a sospenderle per l’impossibilità di garantirne la dovuta vigilanza. Tra queste, la prevista attività “campo sportivo” nonché i vari corsi per il reinserimento per i quali l’Amministrazione stessa stanzia delle somme. In alcune giornate è addirittura necessario inviare al reparto femminile unità maschili, per sopperire alle gravi esigenze e garantire un livello minimo di sicurezza. Tra l’altro, la grave mancanza di unità di Polizia Penitenziaria incide negativamente anche sui diritti soggettivi del personale. E’ quindi quanto mai necessario e non più rinviabile intervenire -conclude Conte- per consentire al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale Messina di onorare il mandato istituzionale di garantire l’ordine e la sicurezza”.