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Gazzi, l’inferno a pochi passi dal centro

Ambienti sudici, i malati sistemati in celle anguste con letti a castello che arrivano fino a 4 piani e costretti a convivere con i detenuti comuni per mancanza di spazio. E ancora: a fronte di una capienza di 162 posti sopravvivono in 393 (343 uomini e 50 donne). I detenuti in attesa di primo giudizio sono 141, 60 gli appellanti, 14 i ricorrenti e 128 quelli condannati in via definitiva. Benvenuti nell’inferno del carcere di Gazzi, dove a poche centinaia di metri dalle vetrine scintillanti di viale San Martino l’impossibile diventa realtà.

“La situazione che ho potuto riscontrare a Messina va ben oltre gli allarmi che nel tempo sono stati lanciati dal personale -dichiara Eugenio Sarno, segretario generale della UIL PA Penitenziari dopo un sopralluogo. Al Gazzi infatti, vi sono emergenze in atto che riguardano la carenza di personale, il grave sovraffollamento e per il concreto rischio di carattere sanitario. Voglio sperare che prima che accada l’irreparabile l’Amministrazione Penitenziaria metta nell’agenda la necessità, urgente e non rinviabile, di procedere a

Eugenio Sarno, segretario generale della UIL PA Penitenziari
finanziare opere di ristrutturazione e, ancor più, ad assegnare personale. Attualmente Messina rappresenta la situazione più allarmante per il sistema penitenziario, già traballante, siciliano”.

Ad allarmare la UIL PA Penitenziari non è solo l’evidente degrado della struttura, ma anche le condizioni di promiscuità a cui sono costretti i detenuti ed il

basso livello di sicurezza. “E’ inimmaginabile che degenti ricoverati in qualsiasi struttura sanitaria -aggiunge Sarno- possano subire le condizioni che ho potuto constatare oggi a Messina.

E per quanto riguarda le gravi carenze dell’organico del personale, denunciate di recente con manifestazioni pubbliche, durante il sopralluogo la delegazione della UIL non ha potuto che constatare la legittimità e la veridicità delle proteste indette dai sindacati locali. “A Messina -spiega Sarno- attualmente operano 198 unità di Polizia Penitenziaria (147 ai servizi interni e 51 addetti alle traduzioni anche per l’OPG di Barcellona P.G.) a fronte di un organico previsto in 293 unità. E’ chiaro -conclude Eugenio Sarno- che il sovrappopolamento determina un grave vulnus per la sicurezza ed incide sui carichi di lavoro del personale. Basti pensare che nel 2010 il nucleo traduzioni di Messina ha svolto 3.651 traduzioni per un totale di 6.588 detenuti tradotti con l’impiego di 15.102 unità. Molto potrebbe migliorare in termini operativi ed organizzativi se si riattivasse la sala operatoria, costruita ex novo nel 2009 e chiusa nel 2010, momentaneamente inattiva per il mancato rinnovo della convenzione con il Policlinico di Messina. Il 2 marzo, quando il Capo del DAP incontrerà i sindacati, non solo dovrà tenere nella debita considerazione le criticità di Messina che rappresentano un grave problema di ordine pubblico, sanitario, sociale, umanitario, ma dovrà anche farsi carico di risposte concrete per l’intera Sicilia: finanziare gli straordinari e le missioni, razionalizzare i servizi, implementare gli organici e garantire corrette relazioni sindacali. Solo così la sua volontà di incontrare i sindacati e la nostra decisione di sospendere la manifestazione regionale avranno avuto un senso concreto”.