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Gang-sta’s Paradise

Simona Piraino

Ci sono cose che ti segnano per sempre, tipo quando scopri la regola della “d” eufonica oppure che l’olio di paraffina non va cotto.

Oppure quando comprendi la pericolosità di un’onomatopea. Per un workshop di antropologia culturale mi sto documentando sulle dinamiche di comunicazione delle boy band (faccio ammenda: ho guardato anche i video degli One Direction).

Quel maledetto motore di ricerca che divaga più degli speech di Letta, mi chiede se forse cerco “gang bang”. Forse sì, penso, sarà collegato alle band musicali dei ghetti. Vengo stordita da immagini ad altissimo contenuto di natiche, saliva, aree perineali, grandi e piccole labbra.

Bestemmio contro l’ios7 che sicuro mi avrà cambiato i criteri di ricerca. Invece no, tra i tanti fotogrammi, il salvifico Wikipedia m’illumina: dicesi “gang bang una pratica sessuale in cui un soggetto svolge attività sessuali con una moltitudine di partner”.

Sesso gratis e senza sbattimenti? Bene, dove ci si iscrive? Esattamente quanta moltitudine? Il mio fallace senso critico mi porta a immaginare divertenti incontri sessuali, con partner compiacenti e di volta in volta diversi, un impegno a scadenza settimanale quasi fosse l’abbonamento all’acquagym.

Non vedo l’ora di condividere la scoperta con la confraternita delle sorelle: altro che sexting e stalkeraggio 2.0, altro che perder tempo a trovarne uno la cui sana e robusta costituzione ci conceda quindici minuti di puro godimento. La gang bang è la svolta.

Continuo a leggere per capire come ci si deve vestire, se le pratiche sessuali si svolgono in orari diurni o

pomeridiani, se è meglio presentarsi a stomaco vuoto, eccetera, insomma i quesiti che ci poniamo prima di iscriverci a pilates o yoga.

“La gang bang si differenzia dall’orgia, perché in questo caso la relazione è uno a molti, nel senso che il soggetto protagonista è al centro dell’attenzione di tutti gli altri partecipanti”.

Fermi tutti: che vuol dire “uno a molti”? C’è un’alea di contemporaneità che mi lascia perplessa: tutti contro una e tutti in una volta? Mi gira la testa solo al pensiero. Noi donne (non tutte, certo), per fisiologia neurologica, non abbiamo mai appreso il concetto di multitasking.

Io per esempio, chi mi conosce può confermarlo, quando sto per parcheggiare l’auto devo assolutamente spegnere la radio e sputare il chewingum, altrimenti mi impappino. Pensa tu a gestire più uomini arrapati just in time! Cioè, fatemi capire: tu te ne stai lì, di fronte a una moltitudine di minacciose erezioni e non puoi scacciarle manco con l’Autan? E come si fa? Soprattutto: e chi ce la fa?

Io avevo capito si trattasse di una robetta lussuriosa ed eccitante, evidentemente ci si deve allenare più di Rocky Marciano per dribblare i colpi. Imparo che sì, ci sono molte donne che si lasciano coinvolgere nella gang bang: Lisa Sparxx, per citarne una, ha realizzato la performance più conosciuta, facendo sesso con 919 uomini di fila (piango il suo interno coscia).

Uh, ed esiste anche la versione reverse gang bang, ovvero quando il protagonista è un uomo (cioè UN uomo solo con più donne, pensiamoci sorelline: con il sex sharin si ammortizzano costi e acido lattico). Attualmente, leggo, il record è detenuto da certo John Dough con 101 partner in serie (lo so, questa scoperta influenzerà malamente l’ansia da prestazione dei colleghi uomini).

Gang bang? Come se avessi accettato. Grazie, ma me ne torno agli Oasis.

PS Il titolo è liberamente ispirato a un pezzo di Coolio (peggio per voi se non sapete chi è).