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Furti all’Azienda Trasporti Messina: in manette la “banda del gasolio”

Tabellone-ATM1Tornado giudiziario all’Azienda Trasporti di Messina. In 11 sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere e ricettazione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ciascuno con un proprio ruolo, tutti sono accusati di avere rubato più e più volte il carburante destinato ai mezzi della partecipata del Comune di Messina.

“L’ordinanza -spiegano dalla Questura di Messina, dove alle 11 di terrà una conferenza stampa- prevede il carcere per due persone, uno dei quali dipendente dell’ATM, gli arresti domiciliari per altri 2 (accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati di ingenti quantitativi di carburante), l’obbligo di dimora nel comune di residenza per un dipendente dell’Azienda Trasporti ritenuto responsabile di furto aggravato e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri 6 soggetti, per i quali l’accusa è di ricettazione continuata”. Alla conferenza stampa parteciperà anche presenzierà anche il Sostituto Procuratore che ha coordinato le indagini.

“All’ATM ci sono 570 lavoratori che ogni giorno guidano mezzi, staccano biglietti, controllano la ZTL -dichiara Michele Barresi, delegato regionale Orsa Trasporti. Tutti quanti contribuiscono nel cercare di far ripartire un’azienda che negli anni è stata considerata solo una terra di conquista. Se ci sono delle responsabilità tra i dipendenti è giusto e doveroso che siano punite, ma un paio di pecore nere non posso delegittimare centinaia di lavoratori”.

Aggiornamento delle 12.29

Placido Fumia, dipendente ATM
Placido Fumia, dipendente ATM
Giuseppe Urbino
Giuseppe Urbino

L’ordinanza del GIP presso il Tribunale di Messina Monica Marino, che ha accolto le richieste presentate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Alessia Giorgianni che ha coordinato le indagini, prevede l’arresto per Placido Fumia (Messina,24.11.1958, residente in via Liguria n° 140 is.11/bis, sc. 11, dipendente dell’ATM) e Giovanni Batessa (Messina, 31.3.1965, residente in via Santa Lucia pal. 15 Contrada Campolino) e i domiciliari per la moglie di quest’ultimo, Giuseppa Urbino (Messina, 9.11.1967) e per Vennero Rizzo, detto Nando (Messina, 20.11.1973, residente in via Palermo n° 23, is. 13/C).

Tutti e quattro sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati.

Obbligo di dimora nel Comune di residenza per Rosario Allegra (Messina, 21.02.1961, residente in via Polveriera n° 50/2 pal. F), accusato di furto aggravato.

Mentre per Antonino Siracusano (Messina, 6.3.1974, residente in via Marco Polo n° 477), Antonino Pandolfino (Messina, 22.11.1965, residente in via Paterna, Larderia Inferiore), Lillo Lucà (Messina,12.2.1980, residente in via Palazzine n° 14) e Mohamed Jarib (Sattat, Marocco, 28.7.1978, residente in via San Sebastiano 8, Larderia Superiore) c’è l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria perché accusati di ricettazione continuata.

Vennero Rizzo
Vennero Rizzo

Fatti due conti, tra dicembre 2013 e ottobre 2014, le perdite dell’ATM per il furto di gasolio superano gli 80 mila euro. E visto che sulla base dei riscontri si suppone che i furti siano iniziati a dicembre 2011, molto prima quindi dell’avvio dell’indagine, se ne deduce che negli ultimi 3 anni l’Azienda Trasporti ha perso più di 250 mila euro, mentre gli indagati se ne sono messi in tasca oltre 180 mila.

Nell’ambito del procedimento, sono comunque indagate altre 16 persone, tra le quali diversi dipendenti dell’ATM.

L’indagine prese nell’ottobre 2013, quando la DIGOS di Messina attivò dei servizi di osservazione a Santa Lucia sopra Contesse e nella sede dell’ATM. Emerse così che più persone, tra cui anche alcuni dipendenti dell’Azienda Trasporti, rubavano il gasolio dagli autobus per poi venderlo al dettaglio.

Giovanni Batessa, servendosi di un furgone e con la complicità di Placido Fumia, dipendente ATM, ogni settimana rubava consistenti quantitativi di carburante.

La modalità era sempre la stessa: due-tre volte la settimana, dopo la mezzanotte, quando tutto il personale terminava l’attività lavorativa e i mezzi erano presi in custodia dagli addetti al rimessaggio, Fumia e Batessa sottraevano il gasolio dai mezzi.

Ad aiutare Batessa la moglie Giuseppa, che lo seguiva sull’auto di famiglia, mentre questi parcheggiava il furgone nelle vicinanze della sede dell’Azienda Trasporti, per poi tornare a casa con lei.

Ad attenderli c’era il dipendente dell’ATM Placido Fumia, che dava loro il via libera per entrare nel piazzale con il furgone e parcheggiarlo tra gli autobus. Poi tirava fuori i bidoni che aveva portato con sé e li riempiva con il carburante rubato con il complice, che controllava che nessuno li sorprendesse. Una volta finito, Batessa caricava i bidoni sul furgone e tornava a casa, per poi recuperare il furgone nelle prime ore del mattino.

L’attività investigativa ha permesso di scoprire nel piazzale adiacente la casa di Batessa a Santa Lucia Sopra Contesse, un vero e proprio impianto per la vendita del carburante a prezzi concorrenziali, frequentato regolarmente da proprietari di auto e pulmini, i cui serbatoi erano riempiti grazie a una pompa che attingeva il gasolio direttamente da bidoni collocati su una scala all’esterno del box. Ovviamente, l’acquisto del gasolio era preceduto da una telefonata del rivenditore agli acquirenti.

Durante le notti nelle quali si rubava il carburante, Fumia era l’unico a svolgere il servizio di portineria, anche quando il turno di lavoro non lo prevedeva, raccordandosi con ignari colleghi. L’attività è iniziata a ottobre 2013 per durare fino a dicembre. Poi è ripresa nel 2014, nei mesi di aprile, giugno e ottobre.

Per quanto riguarda poi il ruolo di ciascuno, la Urbino non solo accompagnava il marito quando questi rubava il carburante, ma spesso era anche presente quando i clienti lo acquistavano.

Secondo gli inquirenti, Vennero Rizzo agevolava l’attività dei Batessa rifornendo i clienti o accompagnandolo alla sede dell’ATM se la Urbino non poteva.

Tra l’altro, oltre a procurare un considerevole danno alle casse dell’ATM, gli indagati hanno anche messo a rischio l’incolumità propria e altrui, perché il trasporto di liquidi infiammabili, il versamento e il riempimento di serbatoi con mezzi rudimentali, possono creare non pochi danni alla sicurezza.