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FS, per Messina pannicelli caldi e niente più traghetti

Il Gruppo FS sbandiera oltre 5 miliardi di euro di lavori per la Messina-Catania-Palermo, ma l’Orsa lancia l’allarme: entro la fine dell’anno il traghettamento rischia di sparire.

Oggi a Roma è stato sottoscritto il Contratto Istituzionale di Sviluppo per la modernizzazione della tratta Messina-Catania-Palermo. Il CIS prevede 14 opere per le quali, a fronte di un costo complessivo di 5 miliardi 106 milioni di euro, sono già disponibili 2 miliardi 426 milioni.

A firmarlo il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, dal presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e dagli AD del Gruppo FS e di Rete Ferroviaria Italiana Mauro Moretti e Michele Elia.

Stando a quanto si legge nel comunicato delle FS “gli interventi complessivi che scaturiranno dai lavori, dalle progettazioni e dagli studi previsti nel Contratto consentiranno di raggiungere tre risultati: una progressiva forte riduzione dei tempi di percorrenza e della frequenza e qualità del servizio fra tre importanti aree metropolitane della Sicilia. Con gli interventi già finanziati e per cui è già deciso il tracciato, avviati i lavori o la progettazione, si ottiene una riduzione complessiva di oltre il 10% dei tempi di percorrenza fra Messina e Palermo, un miglioramento dell’accessibilità delle aree interne della Sicilia centrale e della Sicilia meridionale ai grandi centri metropolitani e una maggiore efficienza dei nodi ferroviari di Catania e Palermo”.

Belle parole certo. Peccato però, che ancora una volta Messina risulti penalizzata. Non solo perché il 10% del tempo risparmiato si traduce in meno di 20 minuti, ma perché della Giampilieri-Fiumefreddo è prevista solamente la progettazione, ché dei fondi non c’è neanche l’ombra. E se il programma prevede il raddoppio tra Catania Ognina e Catania Centrale (con l’interramento della Stazione Centrale), tra il bivio Zurria e Catania Acquicella e nelle tratte Bicocca-Motta-Catenanuova e Catenanuova-Raddusa-Agira, il raddoppio Patti-Castelbuono sulla Messina-Palermo non solo dopo quasi 20 anni non è ancora finanziato, ma non è  stato neanche progettato.

“La firma del CIS non può che essere accolta come un’attesa e positiva notizia in controtendenza con la politica di abbandono con cui il Gruppo FS ha negli ultimi anni relegato la Sicilia ai margini del sistema di mobilità ferroviaria del Paese -dichiarano il segretario generale di Orsa Sicilia Mariano Massaro ed il

delegato regionale Orsa Trasporti Sicilia Michele Barresi”.

Per Massaro e Barresi adesso è necessario accelerare la firma del Contratto di Servizio tra Regione e Trenitalia, passaggio indispensabile per rilanciare il trasporto pendolare e garantire la continuità territoriale tra Sicilia e Calabria. Così, se da un lato sembra scongiurato il taglio di oltre 100 treni pendolari previsto dal prossimo 10 marzo, l’ipotesi di un taglio definitivo del traghettamento ferroviario entro la fine dell’anno è sempre più plausibile.

“L’assenza cronica di investimenti sulla navigazione RFI, scelte gestionali discutibili, una flotta vetusta e ridotta all’osso, tempi biblici e ritardi ingiustificati per la consegna della nuova nave ferroviaria che avrebbe dovuto essere in funzione già dalla scorsa estate -aggiungono ancora i due dirigenti sindacali- sono segnali indiscutibili della volontà di abbandonare il traghettamento ferroviario da parte del Gruppo FS. Temiamo che entro la fine dell’anno si faccia cessare il trasporto passeggeri e merci a lunga percorrenza da e per la Sicilia o addirittura si possa cedere sul piatto d’argento ai privati un’attività che ha per legge i connotati di servizio pubblico essenziale.

Speriamo che alla luce di un ritrovato interesse politico alle sorti del trasporto ferroviario dell’Isola -concludono Massaro e Barresi-  il Governo Regionale ponga in essere da subito un’incisiva azione verso il Gruppo FS per tutelare la continuità territoriale sullo Stretto garantendo la navigazione ferroviaria pubblica, i diritti degli utenti siciliani e l’occupazione di centinaia di lavoratori”.

Molto critica anche la Filt Cgil di Messina. “Ogni centesimo da spendere in Sicilia è una provvidenziale boccata d’ossigeno, ma quei 2 miliardi e mezzo di investimenti riguardano solo una parte limitata di questa regione, non modificano sostanzialmente la velocità tra Messina e Catania, premiano solo Catania e Palermo e, soprattutto, non prevedono, ma anzi cassano, il raddoppio delle due dorsali.

Solo 384 milioni sul totale dei 2,5 miliardi infatti sono destinati alla velocizzazione della Messina-Catania, che prevede un risparmio infinitesimale di tempo, senza nemmeno contemplare quegli interventi di raddoppio che da anni Messina invece reclama. Per Messina vi è quindi molto poco, per non dire niente, e si realizzano in questo modo invece i sogni di FS che sulla linea Messina-Catania-Palermo ha tutti i suoi buoni motivi, e tutte le convenienze, per praticare un altro risparmio, sostituendo le due linee dorsali con una sola linea che attraversa l’entroterra”.