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FS, la Sicilia senza Contratto di Servizio dal 2005

Il Contratto di Servizio per la gestione della rete ferroviaria regionale è ancora in alto mare. Da un lato c’è Trenitalia, la controllata del Gruppo FS che gestisce il trasporto passeggeri, che chiede 117 milioni di euro l’anno per garantire il servizio. Dall’altro, c’è la Regione Sicilia che per motivi apparentemente incomprensibili, non intende sborsarne più di 111. In mezzo ci sono 50 mila siciliani che ogni giorno per scelta o per necessità si spostano in treno e che sono costretti quotidianamente a fare i conti con vagoni luridi e fatiscenti, con orari sempre più difficili da gestire a causa dei tagli continui applicati in maniera sistematica da FS e con una rete la cui manutenzione, a dispetto dei proclami rassicuranti, lascia a desiderare. 

I motivi apparentemente incomprensibili per i quali il presidente Raffaele Lombardo si è impuntata sui 111 milioni di euro da dare a Trenitalia, riguardano le somme generosamente elargite ogni anno alle società che effettuano i collegamenti con i pullman: 220 milioni, ai quali si aggiungono i 70 destinati alla sola AST. Ed è grazie a queste cifre, che evidentemente non tengono conto che un chilometro percorso in treno costa ed inquina molto meno di un chilometro coperto con un pullman, che i motivi apparentemente incomprensibili diventano immediatamente chiari. 

Anche perché, seppure a denti stretti visto il braccio di ferro costante che si consuma con le Ferrovie dello Stato per la dismissione costante operata in Sicilia ed a Messina in particolare, i sindacati ammettono che qualche cosa Trenitalia lo ha fatto, visto che ha presentato alla Regione una proposta che punta ad ottimizzare l’offerta commerciale intensificando il traffico nelle aree metropolitane: la Giampilieri-Patti, il nodo di Palermo e quello del capoluogo etneo, quando sarà completata la Catania-Ognina. Il progetto prevede un esborso dalle casse regionali di 249 milioni di euro l’anno, 70 dei quali previsti per la sola manutenzione. In pratica, 41 milioni in meno rispetto a quanto ogni anno è destinato alle società di pullman, pubbliche e private. Intanto dal 2005 l’Isola è priva di un Contratto di Servizio e si naviga a vista.

“Se ci fosse la giusta sinergia tra gommato e ferrovia -commenta Michele Barresi, segretario della Fit Cisl di Messina- i costi si ridurrebbero notevolmente. Cancellare la rete FS a vantaggio dei pullman o viceversa non ha alcun senso. Sarebbe invece più logico evitare doppioni inutili che hanno un costo altissimo per la collettività non solo intermini economici ma anche ambientali”. 

Michele Barresi, segretario
provinciale Fit Cisl Messina

Un esempio? Solo sulle tratte Messina-Sant’Agata Militello e Palermo-Cefalù ci sono ben quattro società di pullman più la rete FS che coprono lo stesso percorso. Ed casi del genere, con aree che possono contare su più vettori e altre completamente isolate, ce ne sono altri. 

“Quello che si dimentica o che si fa finta di non ricordare -aggiunge Barresi- è che il trasporto locale è regolato dalla legge Burlando del 2003, che prevede la trasformazione in società per azioni delle società pubbliche, che dovrebbero coprire i costi ripagando il 35% grazie alle entrate derivanti dai biglietti ed il restante 65% con le sovvenzioni. Un obiettivo questo, che in Sicilia si è raggiunto solo sulla Messina-Palermo, sulla Messina-Siracusa e sulla Palermo-Punta Raisi. Per il resto, sono tutte tratte che di fatto svolgono un servizio sociale che comunque non può essere cancellato e che hanno dei ricavi bassissimi”. 

E un aspetto sul quale converrebbe riflettere è che in Sicilia la rete ferroviaria può essere messa in gara per affidarla a terzi solo per intero e non a tratte. Per ora quindi, l’uno soggetto in grado di gestirla è Trenitalia, in futuro non è detto che questa clausola non possa essere sostituita dando il via all’assalto da parte dei privati. Cosa che peraltro nell’area catanese sta già avvenendo nell’indifferenza generale.  

“Paghiamo lo scotto di non avere ancora un Piano Regionale dei Trasporti che ottimizzi il servizi e riduca gli sprechi -puntualizza ancora Barresi. Rientra nei programmi elettorali di tutti i governi che negli ultimi anni si sono succeduti a Palazzo d’Orleans, ma nessuno ci ha mai lavorato. Tra l’altro, la legge Burlando prevede anche la creazione di un’Agenzia di Controllo che supervisioni l’attuazione del Piano dei Trasporti, ma anche questo organismo è rimasto solo sulla carta. Ormai siamo al collasso. Ogni anno la Finanziaria riduce i fondi e andrà sempre peggio. La parola d’ordine dovrebbe essere razionalizzare, ma nessuno si muove in tal senso. E’ un cane che si morde la coda. Senza Piano dei Trasporti non si arriverà alla stipula del Contratto di Servizio e senza quest’ultimo il trasporto su rotaia sarà sempre più penalizzato”. 

Ma a pagare le conseguenze della miopia politica di un governo che per 6 milioni di euro non si schioda dalle proprie posizioni non sono solo i passeggeri ma anche l’intera rete ferroviaria, perché il Gruppo FS ha stanziato 400 milioni di euro da suddividere tra le regioni che attiveranno il contratto di Servizio. Ci sono regioni come la Lombardia che ne hanno immediatamente approfittato, mentre per la Sicilia si è trattato di un’altra possibilità di attirare risorse persa senza motivo.