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Francesco Lo Sardo, eroe dell’antifascismo

Francesco Lo Sardo, detenuto nel carcere fascista di Poggioreale

“Vitae suae non fidei oblitus/obliviscendus nulli – Della sua vita dimentico non della sua fede/nessuno lo dimentichi”. E’ l’epigrafe che Concetto Marchesi  scrisse per Francesco Lo Sardo, quando morì nel carcere fascista di Poggioreale. Personaggio fondamentale prima dell’anarchia e poi del comunismo siciliano, nato a Naso ma formatosi e vissuto a Messina per molti anni, a ricordare Lo Sardo è la Cgil, con un convegno al quale ha partecipato anche Simona Mafai, figlia di Mario Mafai, uno degli esponenti della cosiddetta “scuola romana”.

Avvocato, sindacalista, politico e antifascista, di Lo Sardo si ricorda la risposta data al presidente del Tribunale Speciale che lo interruppe durante le sue dichiarazioni finali prima della sentenza di condanna a morte: “A nome di tutto il gruppo degli imputati siciliani, dichiaro che noi siamo fieri di essere processati per la nostra attività comunista. Questo processo dimostra che i lavoratori del mezzogiorno non sono secondi a quelli del settentrione nella lotta contro il fascismo”. E visto che il presidente del Tribunale insisteva perché concludesse, Lo Sardo dichiarò: “Almeno mi sia concesso di dire che sono orgoglioso di essere processato perché comunista, che sono orgoglioso di portare dinanzi a questo tribunale trenta anni di attività politica spesa al servizio dei lavoratori dell’Italia meridionale”.

A parlare della figura e della storia del primo deputato comunista siciliano eletto al Parlamento italiano con 10 mila voti, storici, intellettuali e dirigenti sindacali. I lavori, moderati da Santi Fedele, direttore dell’Istituto Salvemini, sono stati aperti dal segretario generale della Cgil di Messina Lillo Oceano che ha sottolineato “il valore e l’importanza di

Lo Sardo nella storia non solo di Messina ma di quella delle lotte per il lavoro e l’emancipazione dei lavoratori”. Oceano ha poi connesso le istanze che sono costate la vita al politico nasitano con la rivoluzione dei Gelsomini tunisina, il Giorno della Collera egiziano, gli Indignatos spagnoli, le donne di Se non ora quando italiane, fino al recente voto referendario. “Richieste evidenti di democrazia -ha commentato Oceano- giustizia sociale e di futuro che, con forme e piattaforme diverse, sono però così simili alle battaglie per il lavoro dei Fasci siciliani”.  
Della storia di Francesco Lo Sardo e della Messina dei primi movimenti dei lavoratori, del terremoto del 1908 nel quale Lo Sardo perse l’unico figlio, della ricostruzione che fu contestata perché affidata dal Governo a imprese del Nord, del primo dopoguerra e poi ancora degli anni bui del Fascismo, hanno parlato gli storici dell’Università di Messina Luciana Caminiti e Antonio Baglio. La giornalista, scrittrice, ex parlamentare Simona Mafai, ha ricostruito invece ricostruito le vicende umane di Lo Sardo e dei giovani che ne raccolsero l’eredità riportando in vita nel 1953 il “Riscatto”, il giornale che Lo Sardo aveva fondato giovanissimo insieme a Giovanni Noè, creando una rivista che dava ampio risalto alle vicende del lavoro e a quelle dei primi moti dei lavoratori.  

Durante il convegno è stata proiettata un’intervista di Antonio Riolo, segretario della Cgil Sicilia,  al professore Francesco Renda, storico dell’Università di Palermo noto per le numerose pubblicazioni sulla storia dell’Isola, del sindacato e di Lo Sardo. “Era un avvocato che difendeva i lavoratori -ha spiegato Renda- gente povera quindi, gente che non contava molto e anche lui non veniva molto considerato dalla borghesia del suo tempo, dalla Messina bene. Mi auguro che oggi Messina gli riconosca il valore e lo spessore, ricordandolo e valorizzandone la figura e l’insegnamento”.