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Filippo Panarello, il decano del PD all’Assemblea Regionale

Filippo Panarello, deputato ARS

Filippo Panarello, del Partito Democratico, contende al collega Franco Rinaldi il primato di longevità sui banchi dell’Assemblea Regionale Siciliana, dove è presente dal 2001.

E’ stato in precedenza componente del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), segretario generale della Camera del Lavoro di Messina, segretario regionale della CGIL e responsabile immigrazione della CGIL nazionale.Un’esperienza che gli permette di avere una visione ampia e puntuale dei problemi che affronterà dopo il suo quarto insediamento palermitano. Lo abbiamo raggiunto per uno scambio di vedute sul recente passato e soprattutto sul futuro della politica siciliana.

Adesso cambiamo la Sicilia è stato il suo slogan. Ma voi siete già stati al governo con Lombardo. E le cose non sono poi così cambiate. Che bilancio trae da quell’esperienza? “Un bilancio positivo. Abbiamo concorso alla divisione del centrodestra. Dal punto di vista legislativo il governo Lombardo ha conseguito positivi risultati. Penso alla ripubblicizzazione dell’acqua, ottenuta prima del referendum, al rifiuto del nucleare, alle politiche sanitarie e dei rifiuti. La vecchia maggioranza ha avuto però limiti molto seri dal punto di vista della gestione. La preoccupazione di non apparire “ribaltonisti” ha indotto noi democratici a lasciare a Lombardo mano libera, svelando il tratto “tradizionale” della sua politica. I suoi forti limiti operativi, come nel caso delle nomine di sottogoverno, delle consulenze, dell’utilizzo dei fondi europei”.

Limiti solo operativi? La città di Messina soffre per gli effetti di una crisi senza precedenti. I licenziamenti della Caronte&Tourist, lo stato comatoso del trasporto pubblico con gli stipendi non pagati ai lavoratori, i servizi socio-assistenziali, il teatro, il dissesto del territorio. “Messina, a mio avviso, soffre non solo sul versante dei lavoratori dei servizi pubblici. Negli ultimi anni sono venuti meno anche importanti settori produttivi. C’è, com’è evidente nel caso dell’ATM, la responsabilità di una classe dirigente locale inadeguata e non all’altezza dei propri compiti. Ma non per questo è da eludere il ruolo della Regione. Il nuovo Governo si attiverà con le istituzioni nazionali per affrontare l’emergenza Messina nel modo migliore”.

A proposito di classe dirigente locale, il vostro principale alleato, L’ UDC, ne fa parte a pieno titolo. E’ uscita all’ultimo minuto dalla Giunta Buzzanca, mentre è ancora parte organica della Giunta provinciale di Ricevuto. Per non parlare dei casi di trasformismo, come quello di Lino Leanza. Una situazione che non la imbarazza neanche un poco? “L’UDC vive una contraddizione, è vero. Fra l’altro, l’amministrazione Ricevuto ha anche votato l’aumento del numero dei propri assessori con il voto favorevole di questo partito. Questa, però, ci tengo a ribadirlo, è una contraddizione del partito dell ‘on. D’Alia, che, alla Regione ha scelto con convinzione la prospettiva dell’alleanza fra progressisti e moderati. Non so se questa tendenza a proseguire la politica “dei due forni” prevarrà. Tuttavia sono fiducioso sulla volontà dell’ UDC di essere coerente con la scelta che ha portato Rosario Crocetta, un uomo della sinistra, alla presidenza. Valuteremo i fatti concreti”.

A proposito di contraddizioni, parliamo di Ponte sullo stretto. Lombardo era a favore, voi no. Adesso cosa farà il governo Crocetta? “Il Partito Democratico ha sempre ritenuto il ponte un’opera inutile e comunque non prioritaria. Ad ogni modo, durante l’ultima amministrazione Lombardo da parte del presidente non sono mai venuti atti concreti a sostegno della realizzazione dell’opera. Neanche quando, all’inizio dell’estate appena conclusa, il ministro Clini ne ha promosso il definanziamento”.

La decisione presa in questi giorni da Monti non è però il massimo della chiarezza… “Per me, ma credo di interpretare un’opinione diffusa, quella di rinviare ogni decisione definitiva in merito al ponte alla fine di due ulteriori anni di approfondimento è una decisione ambigua e in contraddizione con quanto già stabilito nel luglio scorso. La leggo come in realtà funzionale ad una trattativa con Impregilo per convertire le penali da pagare in opere utili per la Sicilia e la Calabria”.

Il governo Monti, che voi state sostenendo “senza se e senza ma”, è anche quello del Patto di Stabilità, dei tagli ai trasferimenti agli enti locali. Politiche “lacrime e sangue”, insomma, che mal si conciliano con la volontà dichiarata dal presidente Crocetta di non fare “macelleria sociale”. Lei ha anche dichiarato di avere a cuore le sofferenze sociali di Messina… Non le pare anche questa una contraddizione? “In apparenza lo è. Ma bisogna osservare che Monti ha fatto scelte “brutali” in stato di grave necessità. Bisogna innanzitutto superare lo stato di crisi determinato dalle politiche di Berlusconi, che hanno condotto l’Italia sull’orlo del baratro, come la Grecia. Dopodiché, diciamo pure che in alcune scelte ha pesato il condizionamento del Pdl, che ha ancora la maggioranza al Senato. Penso ad esempio alla mancata adozione della patrimoniale”.

Ma per quanto riguarda Messina, ripeto, a quali soluzioni state pensando? Alla fine è la città che vi ha premiato di più alle urne. “Fuori da ogni campanilismo, sono convinto che i problemi della nostra città meritino un’attenzione particolare da parte del governo Crocetta. Del resto, le infrastrutture, i trasporti, l’intermodalità, i collegamenti fra le due sponde dello Stretto sono questioni che hanno una dimensione regionale. Noi stiamo lavorando anche per aprire nuove prospettive al lavoro produttivo oltre e contro l’alibi del ponte. Il presidente si impegnerà a sollevare con il governo nazionale il problema finanziario del Comune di Messina. L’amministrazione comunale che sarà eletta dai cittadini la prossima primavera dovrà però saper predisporre progetti in grado di essere sostenuti dalla Regione. Occorre una nuova classe dirigente all’altezza delle sfide”.

Peccato però che vogliate costruirla con chi la città già la governa. “L’asse progressisti-moderati che ha vinto in Regione è il nostro riferimento anche per la proposta politica che faremo a Messina. Mi auguro che in quest’occasione le forze di sinistra (Sel, Idv, Rifondazione) sappiano accettare, a differenza di quanto accaduto alle regionali, l’idea di una vasta alleanza che sia in grado di affrontare con discontinuità la drammaticità della situazione. Quando avremo stabilito con certezza i confini e il tipo di coalizione che faremo, anche le primarie possono essere un importante e utile strumento di scelta dei candidati”.

Un asse che ha vinto le regionali ma che non ha convinto però la maggioranza dei siciliani. Quello dell’astensione è stato il “partito” con la maggioranza assoluta mentre il Movimento 5 stelle ha eletto ben 15 parlamentari. Che segnali pensate di dare in quella direzione? “Quello dell’astensione costituisce un serio problema per il buon funzionamento della democrazia, ma non è da leggersi necessariamente come un voto contrario a Crocetta. Il distacco evidente fra cittadini e politica è sia un lascito del berlusconismo, quanto un riflesso della crisi economica e del peggioramento delle condizioni di vita delle persone. Solo una buona politica può riportare la gente alla partecipazione e ricondurre nell’ambito di un progetto maturo quel sentimento che oggi si esprime nel consenso a liste di protesta”.