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Ferdinando Garufi è il nuovo Direttore Generale dell’ATM

Ferdinando Garufi, Direttore generale ATM

Ieri l’addio a Claudio Conte, oggi il benvenuto a Ferdinando Garufi. Un benvenuto relativo, visto che Garufi è già il Direttore Amministrativo dell’Azienda Trasporti di Messina e la nomina a Direttore generale va ad aggiungersi.

“Facente funzioni -precisa Garufi- ruolo che ho già ricoperto in passato”. Inevitabile parlare con lui della crisi dell’ATM. La partecipata del Comune di Messina è in uno stato disastroso che è sotto gli occhi di tutti.

Dagli stipendi arretrati ai 598 dipendenti (fermi a marzo), ai pochissimi mezzi ancora in circolazione, al portoghesismo.

“Dobbiamo fare i conti con la mancata approvazione del Contratto di Servizio tra ATM e Comune, che per tre volte il Consiglio comunale non ha voluto approvare -spiega. E poi, ovviamente, i mancati trasferimenti dalla Regione Sicilia, che sia l’anno scorso che quest’anno non ha mandato nulla né per gli autobus né per il tram”.

Vecchio problema quello dei mancati trasferimenti per la linea tranviaria. La Regione li ha mandati nel 2002, ha chiuso i rubinetti dal 2003 al 2009, li ha concessi nel 2010 e poi più nulla.

“La situazione all’ATM è drammatica -sottolinea Garufi. Ci sono vecchi problemi che ben conosciamo da affrontare. Gli stipendi dei lavoratori innanzitutto. E poi non solo i pochi mezzi che abbiamo a disposizione, ma anche la gestione della struttura, il mutuo per la sede dove il Comune occupa un intero piano senza pagare nulla, il gasolio da comprare, i pezzi di ricambio. In mancanza di un Contratto di Servizio Palazzo Zanca trasferisce un milione 400 mila euro al mese, ma è una somma assolutamente insufficiente per pagare tutto. Se la Regione ci trasferisse quanto ci spetta e se ci fosse un Contratto di Servizio con il Comune, non avremmo tutti questi problemi, ma in queste condizioni possiamo fare ben poco”.

E le responsabilità non sono mai tutte da una parte. Chiediamo quanto incida il portoghesismo e qui interviene Guglielmo Lacava, Direttore di Esercizio del Gommato. “Almeno per il 60% -dichiara. Abbiamo a disposizione 18 controllori e la metà sono part-time: impensabile verificare come si dovrebbe. E poi è pericoloso: abbiamo controllori che sono finiti in ospedale con braccia rotte o davvero malconci perché passeggeri che non avevano pagato il biglietto li avevano aggrediti e anche pesantemente. Visto che ci sono autisti disponibili a causa del numero limitato di mezzi che possiamo mandare in giro li utilizziamo per effettuare controlli, ma viste le reazioni, è davvero pericoloso”.