FENAPI Group, Cateno De Luca e il cerchio magico: Nino Bartolotta svela tutti i dietroscena

MESSINA. “La FENAPI Group è nata 10 anni fa e non oggi. Io lo so perché lo statuto l’ho depositato io dal notaio”. Va dritto al punto Nino Bartolotta, più volte sindaco di Santa Teresa Riva, assessore del Comune di Messina nel 2003 e, tra i numerosi incarichi, consigliere provinciale tra il 2008 e il 2012. Per molti anni ai vertici della FENAPI, la società creata da De Luca, conosce come le proprie tasche uomini e cose del cerchio magico deluchiano.
A portarlo nuovamente alla ribalta nei giorni scorsi un suo breve video, appena un minuto e 26 secondi, qui il video, nel quale difende l’ex assessore della Giunta Basile Carlotta Previti dalle volgari insinuazioni del deputato ARS e sindaco di Roccalumera Pippo Lombardo, un fedelissimo del ras di Fiumedinisi Cateno De Luca.
Meno di due minuti per far emergere la volgarità e la subdolosità degli attacchi di Lombardo, che è riuscito a superare quelli del sindaco di Santa Teresa Riva Danilo Lo Giudice, anche lui deluchiano doc, sempre nei confronti di Carlotta Previti, rea di avere difeso dagli attacchi di De Luca il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano.
Perché Lombardo è sceso così in basso nei confronti di Carlotta Previti? “Perché è una scuola di pensiero deluchiana, quella in sostanza nella quale il tutto ha origine, ovviamente, da un confronto, chiamiamolo così, più in alto fra Cateno De Luca e la Siracusano, da lì passa tutta la vicenda. Carlotta esprime, io dico giustamente, correttamente, un suo pensiero in favore della Siracusano, ma quando succedono queste cose, che si tocca il capo, sia pure minimamente, da qualcuno, c’è una cerchia ristretta di personaggi, di cui fa parte anche Lombardo, che deve correre in difesa. È una sorta di azione che io paragonerei a un aspetto che definisco bullismo politico. Si deve bullizzare l’avversario politico del capo per compiacerlo. Io devo apparire come un suo fedelissimo sostenitore e devo parlare male dei suoi avversari. Non è che Pippo Lombardo avesse qualcosa di personale con Carlotta, si capisce che non è un problema tra loro: è un triangolo fra Pippo Lombardo, De Luca e la Previti. Io che la conosco, le posso dire ad alta voce che so perfettamente che tipo di persona è, che tipo di professionista è, cosa ha fatto e cosa fa nella vita. Io non mi sarei mai sognato, non solo di dire, ma di pensare quello che ha detto Pippo Lombardo, che quasi, quasi è andata elemosinando un incarico”.
A parte il dettaglio volgare, di De Luca che li riceve in pigiama alle 4 e mezza del mattino, il GAL (Gruppo di Azione Locale) è comunque una struttura pubblica. Quindi De Luca che fa le lotte contro la banda Bassotti della politica, come la chiama lui, sostanzialmente si comporta nello stesso modo, perché se secondo la narrazione di Lombardo la Previti è andata da lui a chiedere un incarico pubblico, allora vuol dire che anche lui controlla qualcosa e quindi non è diverso dalla banda Bassotti che dice di combattere.
“Lui in sostanza, in tante cose che dice, assomiglia alle cose che lui dice e non soltanto in questo. Perché è il classico tipo, in sostanza, che è ammalato di TCT (Trunk Control Test, ndr), come la definisco io”.
Cioè? “È una brutta malattia questa di alcuni politici. De Luca soffre, no? Qualunque cosa succede, qualunque cosa avvenga, anche le vicende del ciclone Harry, la Regione, Schifani, Musumeci, insomma, per qualunque cosa lui deve individuare un colpevole. Perché la sua politica e il suo elettorato si foraggiano, così come facevano i Romani nell’arena con i gladiatori e il pubblico che decideva con il pollice in su o in giù se salvarli oppure no. Ora lui adotta, in termini moderni, lo stesso schema. Io sono stato dieci, quindici anni con De Luca: l’indole era questa ma era una persona diversa. Però riusciva, ed io riuscivo, come si dice, a controllare i suoi freni inibitori. Poi erano anni in cui, in sostanza, faceva più il lavoro con la FENAPI che politica”.
Torniamo al De Luca politico. “Lei ha mai sentito De Luca parlare di programmi? Se lui parla di programmi o di proclami alla città sì, può anche essere interessante, ma la gente vuole altro. Il suo elettorato vuole il sangue, vuole il nemico, un nemico comune da combattere, qualcuno da odiare. Prima era Musumeci, ricorda le pernacchie? E Musumeci era il presidente della Regione, era un’istituzione. E poi il vaffa al ministro Lamorgese… Il personaggio è questo, perché c’è una fetta di società, purtroppo, a cui piacciono queste cose. Ed è quella fetta di società nella quale lui si foraggia. Poi, quando è nella stanza del potere, ovviamente amplia questa sua capacità di aggregare consenso con tutte quelle strutture che lui mette in piedi. Io ho fatto con lui la campagna elettorale del 2018, quando è stato eletto simbolo a Messina. Io c’ero e mi ricordo quando nella sua segreteria discutevamo delle cose da dire. Mi ricordo quando si inventò la storia del tram volante. Dicevo, ma che discorsi fai? Siamo in una città in cui manca tutto, dall’acqua fino al sale, l’erba era alta così. La situazione è bruttissima e tu parli di tram volante”.
E lui che cosa le disse? “Nino lo dobbiamo fare. Noi dobbiamo dire ai cristiani che in questa città c’è un problema, che è il tram, che ha devastato il commercio e cose eccetera. Noi gli dobbiamo fare capire che c’è un’alternativa. Poi se lo facciamo o non lo facciamo non ha importanza. Ricorda quando diceva chiudiamo il Comune di Messina, faremo il casinò. Casinò, Cateno ma che stai dicendo? Lo facciamo con il palazzo comunale perché le navi attraccano qua. Nino, mi disse, noi dobbiamo dire alle persone che portiamo l’economia, ricchezza, cose. Poi, se non lo facciamo, non ha importanza. L’ultima: dobbiamo chiudere le partecipate, che sono il bancomat della politica e poi le ha raddoppiate. Io c’ero. Non faccio politica a Messina, ma c’ero. Sono tutte cose che ho vissuto. A lui non interessa: il suo programma non è fatto di cose che lui deve realizzare: è fatto di cose che devono illudere le persone che si possono fare e che lui è il Messia che può fare certe cose. Individua i problemi che ci sono nella città, nella comunità ed è su quelli che lui punta. Il tram era un problema, si ricorda? Le partecipate erano un problema, tutto un colabrodo, gestite male quelle che c’erano prima. Le doveva chiudere e poi le ha raddoppiate. Il personaggio è questo”.

E di Lombardo che si presenta con gli stivali alla Soumahoro all’incontro in Prefettura nei giorni del ciclone Harry che cosa ne pensa? “Una sceneggiata politica di cattivo gusto, perché non è credibile un sindaco che in sostanza non ha il tempo di togliere gli stivali, ammesso che li avesse utilizzati prima per spalare o per verificare nel fango di Roccalumera gli eventi che erano successi prima. Non l’ha fatto nessuno. Mi sembra che sia la brutta copia di Soumahoro. Già lui è un personaggio non certamente gradevole per la politica italiana, per la sua presenza nel Parlamento. Pippo Lombardo, ovviamente, ancora peggio come figura. Sgradevole, insomma”.
La misoginia del clan di Cateno De Luca. Questi suoi attacchi così volgari nei confronti delle donne, colpite non come avversario politico, ma in quanto donne. Ricordiamo Francesco Gallo, oggi deputato alla Camera, allora in corsa per il Consiglio Comunale, quando riportò meno di 160 voti, che su un palco nel 2022 derideva Matilde Siracusano, candidata vicesindaco del centrodestra, sporgendo la bocca e mimando la gravidanza con le braccia.
“No, non me lo ricordo, però è sgradevole e fa parte di una scuola di pensiero che è quella deluchiana in sostanza. Quando Pippo Lombardo attacca la Previti, per esempio, non fa altro che emulare il capo, intanto, e non fa altro poi che mettere in campo atteggiamenti per compiacere il capo, questo è servilismo verso il capo. E in fondo dobbiamo anche dirci una cosa. Molti di questi personaggi, Pippo Lombardo compreso, in sostanza non sarebbero esistiti sulla scena politica della nostra terra se non ci fosse stato Cateno De Luca. Almeno questo merito De Luca ce l’ha: quello di essersi inventato questi personaggi mediocri, almeno politicamente parlando, non voglio assolutamente offendere le persone perché non è nel mio stile, ma politicamente sicuramente dimostrano una mediocrità non soltanto di idee, di visione complessiva, eccetera, eccetera, ma anche di approccio con la realtà, con la società. Perché quando anche tu cerchi di emulare, poi realizzando una brutta copia di quello che Cateno De Luca ha sempre denunciato, cioè l’insulto, il fango, la banda Bassotti, la mafia politica, il pizzo legalizzato, tutte cose in sostanza delle quali lui si è foraggiato”.
In che senso foraggiato? “Perché, Cateno Deluca cosa ha fatto in questi anni, secondo lei? Non ha fatto altro che foraggiarsi complessivamente di denaro pubblico per fare politica attraverso una sua struttura che è la FENAPI, perché il suo bancomat, in sostanza, è la FENAPI, che è una struttura che bontà sua ha saputo realizzare sul territorio nazionale e che attraverso risorse pubbliche in sostanza oggi gli consente di fare politica”.
La trasformazione da FENAPI in FENAPI Group che De Luca sta pubblicizzando moltissimo in questi giorni, secondo lei che cosa serve?
“Allora, FENAPI Group è una società che già esisteva, non è nuova anche se lui la sta presentando come tale. Lo statuto di FENAPI Group l’ho scritto io dieci anni fa. Statuto e atto costitutivo, regolarmente registrati dal notaio. Esiste da tanto tempo, solo che era dormiente. Questa FENAPI Group che lui ha presentato, in sostanza è un allargamento della sua platea di azione in quel settore, che dovrebbe coinvolgere tante altre realtà che operano nello stesso ambito. Voglio ricordare che la FENAPI si occupa di patronato, si occupa di CAF, si occupa di CAA (i Centri di Assistenza Agricola, ndr) si occupa di tanti servizi che sono tutti finanziati con denaro pubblico e quindi, in funzione della produzione che queste società fanno, lui incassa denaro. Quindi FENAPI Group sta cercando di mettere dentro altre realtà dello stesso settore per ingrandire quella che è la sua platea, che può anche essere, così come lo è stato nel recente passato, un contenitore elettorale perché lui mischia le due cose. Quando si è candidato alle europee, quando si è fatto le liste in tutta l’Italia, le sue liste sono sempre piene di persone della FENAPI. Lui attinge e quando lui fa la campagna elettorale in Calabria, nelle Marche, lui attinge soprattutto a tutte quelle che sono le sue strutture presenti sul territorio, salvo poi fallire”.
Perché fallisce? “Perché non sono fidelizzate fino al punto da essere monocolore anche le sue strutture. Lì ci sono professionisti, ci sono persone che lavorano per la FENAPI, ma lavorano soprattutto per se stessi, in sostanza. Perché questo mondo è pagato dalla FENAPI in funzione della produzione che fa: non è un mondo fatto di persone dipendenti dalla FENAPI che quindi o lavorano o non lavorano prendono lo stipendio come al Comune. Non funziona così. In base alla produzione che tu fai nel CAF, nel patronato, eccetera, tu sarai pagato con dei punti: è un meccanismo un po’ particolare, che comunque credo che non interessi molto. Quindi lui attinge, ma ognuno dice: però io qua sto lavorando. Per cui a Messina ce la fa, fuori da Messina no”.
Chiarisca meglio. “A Messina ce la fa non perché ha le strutture, anche perché le strutture a Messina pagano molto perché ha la direzione amministrativa a Fiumedinisi con una cinquantina di dipendenti, perché questo è il suo quartiere. All’idea del successo del 2022 che ha avuto alle elezioni regionali, riconosciamo che ha avuto un successo il suo progetto, però il De Luca che io ho conosciuto e che conosco e così si manifesta anche oggi: è il soggetto, in sostanza, che il giorno dopo ogni campagna elettorale abbandona tutto”.
Abbandona gli alleati? “No, abbandona gli elettori, abbandona i soggetti che gli hanno consentito nel 2022 di realizzare sul territorio regionale siciliano quel successo. Quindi non ti risponde più al telefono, non coltiva i rapporti con sindaci, assessori, consiglieri comunali, soggetti politici, capi elettori. Perché tutto questo? Perché da solo non ce la può fare: non ha mai avuto la capacità, forse non ha mai voluto, di crearsi intorno una classe dirigente all’altezza del compito perché tutti gli fanno ombra. Una persona che è una testa pensante gli fa ombra e se ne deve liberare, in sostanza. E quindi, non avendo una classe dirigente che lo accompagni in questa sua visione, in questo suo progetto, deve fare tutto da solo. Ma da solo non ci riesci e quindi perdi i rapporti, perdi i contatti, perdi il consenso”.
Secondo lei nel 2027 riuscirà a bissare i numeri del 2022? “No, assolutamente”.
Perché? Per quello che lei diceva poco fa? Cioè per la delusione? La scia di delusione che si è lasciato dietro? “Il suo non è un voto radicato sul territorio, fatto di una presenza locale. Se noi escludiamo il suo quartiere che è qui, Messina e la riviera Ionica messinese. Già sulla Tirrenica non ha appeal, non esiste più. Se lei si fa un giro nelle province, con la stessa capitale Palermo, eccetera, eccetera, lei comincia a percepire che non c’è più quel voto di opinione che lui è riuscito ad accaparrarsi nel 2022. Anche perché, ovviamente, come dicevo prima, ha creato molte delusioni sul territorio. Quindi, lui ha sprecato un capitale e già il risultato si è visto due anni fa, quando ci sono state le elezioni europee: dal 25% del 2022 è arrivato al 6,7%. Eppure è stata una scommessa enorme quella che lui ha fatto, perché ci teneva a realizzare un risultato che poi, ovviamente, si è rivelato fallimentare”.
Secondo lei riuscirà il successo alle politiche del 2022, con due parlamentari nazionali? “Da solo no. Lui sta tentando disperatamente di entrare in qualche coalizione. Sta tentando un approccio con Noi moderati, perché c’è un vuoto nella politica regionale siciliana, anche se Noi moderati ha una percentuale bassissima a livello nazionale è una presenza importante di centrodestra e quindi, non avendo Noi moderati una struttura organizzata in Sicilia, lui tenta di entrare. Potrebbero appoggiarsi a vicenda, ma non può realizzare quel consenso. Escludiamo assolutamente che possa prendere dei parlamentari nazionali dove c’è il proporzionale. Nei collegi uninominali, dove lui ha preso i due seggi al Senato e alla Camera, oggi non ci sono più le condizioni di quattro anni fa e non ci sono più per il semplice fatto che il voto di opinione che lui ha preso nel 2022 fa in quei due collegi oggi non ce l’ha più, l’ha bruciato. Quel 6,7% che ha preso due anni fa e che in provincia di Messina potrebbe essere al 10%, è sempre poca roba per poter prendere il collegio uninominale, dove ci saranno sicuramente il candidato del centrodestra, quello del centrosinistra e il suo. Quindi, non avendo più il fascino del nuovo, del cambiamento, della lotta contro il palazzo, contro la banda Bassotti perché ha perso lo charme che aveva consegnato alle masse nel 2022 e lo ha perso nel momento in cui ha fatto come le frecce dei carabinieri, ora sì ora no. Una volta aveva Schifani, ma ieri era la banda Bassotti, poi diventò padre nobile, ora è tornato a essere la banda Bassotti: mafia politica eccetera. Diventi poco credibile quando fa il saltinbanco da un giorno all’altro. La gente non è che non capisce”.
Al di la di sondaggi dei quali non si conosce la società che li ha prodotti e alla quale sono stati commissionati in assenza di altri candidati sindaco oltre all’uscente Federico Basile, il cui dato reale invece potrebbe essere il 30%, secondo lei quali sono le cifre reali?
“Sicuramente non il 45,5% con cui Basile fu eletto nel 2022. Guardi, io credo che si andrà al ballottaggio e se si va al ballottaggio io penso che Basile ha tante possibilità di perdere. Perché al ballottaggio io credo, ritengo, penso, percepisco che tutto il resto del mondo, al di là del monocolore, non lo voterà”.

