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Fabio Pilato, fabbro d’arte, fabbro d’amore

Fabio Pilato mentre lavora alla sua opera

A volte all’amore della propria vita si arriva per caso. E’ quello che è successo al messinese Fabio Pilato, classe 1964, che dopo tranquillo passato da commerciante ha scoperto il mestiere di fabbro. Una passione unica, nata 10 anni fa, che lo ha portato a vincere una competizione internazionale organizzata a San Marco d’Alunzio dall’”Associazione dei Fabbri d’Arte”, alla quale partecipano artisti provenienti da tutta l’Europa. Quest’anno erano oltre 60, ma il primo premio è stato assegnato al suo fenicottero. “L’opera -ha sentenziato la giuria- si caratterizza per la sinuosa armonia delle linee, per la leggerezza con cui la materia è stata trattata, per l’eleganza che ne disegna le forme e per lo straordinario rapporto tra delicatezza forza della natura rappresentata dal ferro”. 

“Non mi aspettavo davvero di arrivare a vincere il primo premio -racconta Pilato. Non era quello il mio obiettivo quando ho deciso di partecipare alla competizione. Sono socio dall’anno scorso e credo molto negli obiettivi di questa associazione, che si impegna per salvaguardare e valorizzare un’arte importantissima e antica. Mi sono iscritto perché mi piaceva l’idea di partecipare e per contribuire al lavoro della “Fabbri d’Arte”. 

Come nasce il vostro lavoro? Fate dei disegni? “In un certo senso sì, anche se non hanno nulla a

che vedere con quelli tradizionali delle altre espressioni figurative. Con una pietra di alabastro o meglio, con una penna speciale la cui punta è realizzata con questo materiale, tracciamo delle linee sul ferro grezzo che poi seguiremo durante la forgiatura. Tutto il resto dipende dalla velocità con la quale si lavora e da quello che ti nasce dentro”. 

Come ha iniziato? “Per pura passione. Non sono andato a bottega da nessuno e questo per me ha senso, perché ritengo che la forgiatura nasca direttamente dal nostro inconscio. Le mani si muovono ma ha guidarle è qualcosa che abbiamo dentro e che nessuno ci può insegnare. Lo senti e basta. Non ti devi fermare a riflettere perché è già tutto dentro di te. Basta pensare al genio di Leonardo per la pittura. Lui puntava tutto sulle sue invenzioni, quando dipingeva non preparava neanche degli schizzi. Lavorava senza pensare ma la sua pittura ha raggiunto vette altissime e difficilmente eguagliabili”.  

In un’era ipertecnologica come la nostra, nella quale ci sono prodotti già vecchi al momento dell’immissione sul mercato, ha ancora un senso un mestiere come il suo? “Tutti credono che il nostro lavoro sia qualcosa di antico, ma per me è il futuro. La prima vera tecnologia è nata proprio nell’età del ferro. Le invenzioni tecnologiche si superano una con l’altra di continuo, invece la forgiatura è unica perché ancora adesso lavoriamo esattamente come migliaia di anni fa. E’ una tecnica nata perfetta e noi continuiamo a lavorare come quando nacque. Ovviamente non potevano esserne consapevoli, ma questa tecnologia era futuristica già allora e continuerà ad esserlo fino alla fine del mondo”.