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“Essere gay è normale”, lettera al sindaco Accorinti

Un incontro tra il sindaco Accorinti e l'Arcigay di Messina

Troppi suicidi di ragazzi gay, troppa omofobia, troppa violenza. Il presidente dell’Arcigay di Messina Rosario Duca scriva al sindaco Renato Accorinti per chiedergli aiuto e una forte presa di posizione.

Caro sindaco -scrive Duca- in questi giorni un altro ragazzo romano si è gettato dall’undicesimo piano perché gay.

Oggi, 30 ottobre 2013, una trans gender si suicida a Brescia senza lasciare una sola parola sulle motivazioni.

O meglio, perché nessuno è riuscito a dirle prima che si suicidasse, che essere gay non è solo quello che ha provato fino a quel momento. È ben altro.

Ti chiediamo aiuto. Aiuto per diffondere nelle scuole messinesi un messaggio positivo, un messaggio di vita e non di morte.

Per dire ai bulli, ai professori e ai genitori che essere omosessuali non è qualcosa da respingere, osteggiare e dileggiare. Ma soprattutto ti chiediamo aiuto per dare strumenti agli adolescenti gay, lesbiche e transessuali per affrontare quel momento difficile. E per dire loro che non sono soli.

Per dire, come già accaduto negli USA con il progetto It Gets Better, nato dopo un’ondata di suicidi tra adolescenti, che quel dolore può passare e

trasformarsi in forza e che essere gay, lesbica o trans  non è brutto, ma è normale.

Che le cose, appunto, cambiano, e non andranno solo meglio, ma andranno semplicemente bene, come per chiunque altro al mondo. Sappiamo che il Comune ha un grosso buco di bilancio e non ti chiediamo di finanziare progetti.

Ma ci sono delle cose che come sindaco puoi autorevolmente fare. Puoi chiedere alle scuole di aprire le porte a chi può raccontare che essere gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è bello tanto quanto essere eterosessuali.

Puoi scrivere personalmente ai professori delle scuole messinesi e chiedere loro di parlare di omosessualità, bisessualità e transessualità prevenzione e altro senza pregiudizi.

Puoi aprire gli spazi pubblici a momenti di scambio con i ragazzi e le famiglie. Ti chiediamo una presa di posizione forte, un tentativo di inversione culturale in questa città che inghiotte la diversità e con l’indifferenza tende ad oscurare un dramma che molti vivono nell’isolamento più totale..

L’omofobia, anche quella interiorizzata, di chi non si accetta o non crede di essere dalla parte giusta, sta diventando una vera e propria emergenza.

Noi siamo a tua completa disposizione come testimoni per entrare nelle scuole, per raccontare con la nostra voce che nessuno deve più sentirsi da solo in questa città, come in nessun’altra città o provincia italiana, perché omosessuale”.