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Ente Teatro, pagati stipendio, tredicesima e saldo 2012

Alla fine sono arrivati. I lavoratori dell’Ente Teatro sono riusciti ad incassare lo stipendio di dicembre e la tredicesima, mentre gli orchestrali hanno avuto il saldo delle giornate del 2012. Adesso si aspettano notizie del pagamento di gennaio, maturato alcuni giorni fa dai dipendenti.

Una notizia positiva che comunque non ha allentato la tensione. Il presidio nella stanza del presidente Luciano Ordile continua ed i lavoratori hanno ribadito che non intendono mollare.

E visto che neanche Ordile è disposto a cedere, ha inviato una lettera ai sindacati che occupano (Cgil, Uil, Cisal e Sadirs) ed al prefetto Trotta per chiedere di liberagli l’ufficio.

“Fermo restando il presidio dei lavoratori da voi organizzato nel TeatroVittorio Emanuele -scrive il presidente dell’Ente Teatro- vi chiedo di voler lasciare libera la stanza riservata alla presidenza. Il permanere di varie persone, anche estranee ai sindacati e ai dipendenti di questo Ente, nella stanza mi impedisce di fatto e in maniera obiettiva di adempiere in maniera completa ai miei compiti di presidente. Certo che vi rendiate perfettamente conto della situazione, rimango in attesa di una vostra cortese risposta. Intanto mi auguro che il pagamento dello stipendio di dicembre e della tredicesima ai dipendenti nonché il pagamento ai professori d’orchestra di tutte le spettanze maturate nel 2012 contribuisca, pur nelle difficoltà e nelle incertezze causate dal ridimensionamento del finanziamento regionale, a migliorare il clima complessivo”.

Un augurio che per il momento resterà sulla carta, visto che i lavoratori ed i sindacati non hanno digerito la richiesta di liberare la stanza che presidiano per protestare contro la gestione dell’Ente.

Un dissenso per la mancata soluzione dei problemi cronici del teatro, ribadito in una lettera aperta firmata dai dipendenti, dalle maestranze stagionali, dagli orchestrali e dai segretari generali di SLC Cgil Pippo di Guardo, Uilcom Uil Antonino Di Guardo, Fials Cisal Carmelo Tavilla e Sadirs Osvaldo Smiroldo.

“Inoltriamo questa lettera alla città ed alle sue istituzioni così come alla buona politica, consapevoli che quella “cattiva”, che ha messo in ginocchio Messina, continua ad operare in maniera subdola e strisciante,  anche ai danni dei lavoratori del Vittorio Emanuele e di coloro che amano e vivono con il teatro e la cultura.

E’ necessario fare chiarezza ed attribuire le responsabilità a coloro che si sono macchiati della presunzione di sapere e volere fare, quando invece non sono stati capaci di espletare persino l’ordinario. Bisogna individuare le responsabilità di coloro che hanno determinato, in questo triennio, una gestione intrisa di incapacità, tanto da portare il Teatro verso un baratro che i tagli inflitti  dalla regione, hanno solo evidenziato e non causato.

Ciò in cui non è riuscita la profezia dei Maya, viene generato dai responsabili dell’Ente Teatro attraverso una politica assente di progettualità e intrisa solo da una ricerca spasmodica di risorse economiche. Questi, se elargiti senza una seria verifica sulla reale gestione delle spese sostenute in questi anni, potrebbe compromettere seriamente anche il futuro del Vittorio.

Mentre i dirigenti

dell’E.A.R. si proclamano “vittime” di attacchi da parte dei sindacati e dei lavoratori che protestano, le vere vittime sono altri. Lo sono i lavoratori in organico che, ad esempio, da mesi vengono a conoscenza del pagamento degli stipendi dalle pagine dei giornali e non, per come sarebbe legittimo, dal ricevere la busta paga insieme alle dovute spettanze mensili.

Sono vittime i lavoratori stagionali, che si sono visti ridurre i contratti di assunzione da 10 a soli 4 mesi. Lo sono i precari che possono sperare in sole 30 giornate di lavoro per l’intero 2013. Vittime sono i professori dell’orchestra, che negli ultimi tre anni si sono visti dimezzare le giornate lavorative fino a ridurle a sole quaranta, tranne poi a ritrovarsi ulteriori ridimensionamenti.

Sono vittime tutte le compagnie che aspettano i compensi già dalla scorsa stagione. Lo sono i fornitori che, stanchi di ricevere promesse, si rivolgono ai legali per ottenere il pagamento delle fatture con ulteriori aggravio di spese, sulle già ridotte risorse economiche del teatro.

Sono vittime i dipendenti che, da 25 lunghi anni, sono tutti inquadrati e retribuiti con il ruolo di maschere, di usceri, centralinisti e tecnici, ma che al contrario, svolgono mansioni che permettono al teatro comunque di operare. Lo sono ancor più tutti i lavoratori vittime perché privi di una pianta organica. E’ stato l’attuale Presidente che ne ha chiesto la restituzione alla Regione nel dicembre del 2010, piuttosto che insistere per l’approvazione. Noi siamo in possesso degli atti a comprova.

Tutti questi soggetti sono vittime dell’insipienza di chi avrebbe, per tempo, dovuto redigere i bilanci e ricevere le semestralità dei finanziamenti regionali.

La responsabilità di ciò va sicuramente addebitata al soprintendente e non ai dipendenti. E’ puerile dare responsabilità alla Regione di non erogare i fondi per le semestralità arretrate: dei due bilanci consuntivi (2010 e 2011) solo quello del 2010 è stato esitato. E’ risaputo che attualmente non vi è liquidità nelle casse regionali.

Le vere vittime non hanno “padrini” e non appartengono ai “poteri occulti” che garantiscono favori e prebende, come una recente intervista ne ha decantato l’utilità. Hanno invece la necessità di certezze per il futuro, di avere dirigenti competenti nella conduzione di un teatro che, purtroppo, si è sempre contraddistinto per la gestione e le finalità politico/clientelare, piuttosto che artistiche.

Stiamo in questi giorni assistendo alla mobilitazione della macchina politica, quella peggiore, che si muove a difesa della dirigenza dell’E.A.R., che come si sa viene nominata per le “appartenenze” e non per le competenze; questa “politica malata”, sta mettendo in campo tutto il peggio del repertorio a cui non vorremmo più assistere ed a cui vogliamo si ponga immediato rimedio.

Il presidio e la lotta continueranno, nessuno si illuda che tutto possa essere messo a tacere. Auspichiamo, un maggiore interesse alle sorti del teatro e dei suoi lavoratori da parte della compagine politica “quella buona”, che rappresenta Messina all’A.R.S., cosi come al Comune ed alla Provincia.

Siamo certi del supporto del Prefetto, affinché si creino i presupposti concreti per la risoluzione delle annose questioni. Vogliamo riportare la cultura al centro di un progetto che serva Messina e la sua Provincia, utilizzando il Vittorio Emanuele e le sue competenze artistiche, rappresentate da tutti i suoi dipendenti precari ed in organico”.