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Ente Teatro, gli orchestrali si rivolgono alla Procura

Gli orchestrali protestano contro la gestione del CdA

Visto che con le buone non sono riusciti ad ottenere nulla, adesso sono passati alle maniere forti. La mancata stabilizzazione degli orchestrali dell’Ente Teatro è arrivata in Procura. Non solo in quella del Tribunale di Messina, ma anche in quella della Corte dei Conti di Palermo.

Nel lungo esposto, firmato da oltre 30 professori d’orchestra, si ricostruisce la lunga storia della mancata assunzione.

Dall’emanazione della legge regionale numero 4 del 1995 con la quale è stato istituito l’Ente Teatro di Messina, passando dalle selezioni iniziate due anni dopo, che hanno prodotto solo contratti a tempo determinato rinnovati di anno in anno per oltre un decennio.

E questo, come si legge nella denuncia, “nonostante lo Statuto del Teatro prevedesse come normale e continuativa  lo svolgimento di attività dell’Ente nel settore della musica e delle lirica.

In  maniera del tutto illegittima, antieconomica e irrazionale ha deciso, invece, fin dall’inizio, di non assumere personale a tempo indeterminato e di servirsi unicamente di lavoratori precari, praticamente utilizzati di volta in  volta a chiamata, fuori da ogni schema contrattuale lecito”.

Dopo anni di contratti a termine, gli orchestrali hanno presentato ricorso al Tribunale del Lavoro, dove le cause per l’assunzione a tempo indeterminato e la richiesta di risarcimento dei danni subiti sono ancora in corso.

Per i legali dei lavoratori, in questa gestione si possono rilevare “profili di responsabilità e danno erariale, ove si consideri che l’Ente Teatrale  è gestito e finanziato con risorse pubbliche regionali. In tal senso, il comportamento tenuto dagli amministratori dell’Ente espone il Teatro stesso a un grave danno erariale, in quanto a seguito dell’accertamento della condotta illegittima del Teatro medesimo, l’amministrazione pubblica sarà costretta a risarcire i professori d’orchestra per il danno subito”.

Ma non è tutto, perché il punto fermo delle rivendicazioni degli orchestrali fa riferimento alla legge 17 del 28 dicembre 2004, che all’articolo 127 prevede che “una quota del 20 per cento del contributo in favore dell’Ente autonomo regionale teatro di Messina è destinata, a decorrere dall’esercizio finanziario 2005, alla stabilizzazione dell’orchestra del teatro Vittorio Emanuele di Messina”.

Indifferente anche alla volontà del legislatore, l’Ente Teatro ha continuato serenamente a proseguire sulla strada dei contratti stagionali. Certo, nel 2007 ci si è dotati di una Pianta Organica nella quale è prevista un’Area artistica, nella quale si sarebbe dovuta inquadrare l’orchestra, ma è rimasto tutto su carta. Un obbligo, quello della stabilizzazione, ribadito anche nella Finanziaria regionale 2012.

Ben diversa ovviamente la posizione dei vertici dell’Ente, che nella memoria presentata davanti al Tribunale del Lavoro, si trincerano dietro il blocco delle assunzioni disposto nel 2008, sottolineando che “certamente l’orchestra ha goduto delle somme erogate” e che per la stabilizzazione serve una Pianta organica approvata dal Consiglio di amministrazione. E visto che la proposta di Pianta Organica inviata alla Regione nel 2006 è stata rimandata indietro nel 2010 non approvata, per il momento non si può fare nulla.

A parte il fatto che se gli orchestrali fossero stati assunti subito dopo l’approvazione della legge 17 non ci sarebbero stati problemi e che comunque la

Finanziaria dell’anno scorso la prevede ugualmente, viene da chiedersi come mai i CdA che si sono avvicendati  siano stati ad aspettare per ben 4 anni che la Regione rimandasse indietro un documento fondamentale come la Pianta Organica, peraltro bocciato. Insomma, come da copione, per l’attuale CdA la colpa è ancora una volta della Regione.

Ma il dato fondamentale è un altro: gli orchestrali non hanno mai goduto del 20% che la legge prevede per loro. Le carte parlano chiaro. Si è iniziato nel 2005 con il 13,58% del contributo totale annuale erogato dalla Regione per arrivare al 2012 con il 7,47% di quel famoso 20% destinato esclusivamente a loro.

Ricapitolando: nel 2005 l’Ente Teatro ha dato all’orchestra il 13,58 % del contributo totale, nel 2006 l’11,66 %, nel 2007 il 12,27 %, nel 2008 il 10,15 %, nel 2009 il 9,35%, nel 2010 l’11,41 %, nel 2011 il 7,46 % e nel 2012 il 7,47 %. I numeri non sono contestabili, quindi è evidente che l’Ente Teatro è in difetto e non ha rispetto le indicazioni di legge.

“L’illegittimità del comportamento tenuto dal Teatro -si legge ancora nell’esposto- consistente nel rimanere inerte sino ad oggi omettendo di ottemperare all’obbligo previsto ex lege di stabilizzazione del personale d’orchestra, è stato recentemente confermato anche dalla stessa amministrazione regionale.

Con due note (la 1.177 del 20 marzo 2012 e la 1.964 del 4 maggio dello stesso anno) il Teatro ha chiesto chiarimenti all’Assessorato Regionale sulle modalità di utilizzazione del contributo del 20% finalizzato alla stabilizzazione del personale d’orchestra. Con la nota 19.997 del 29 maggio 2012, l’Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo ha risposto al Teatro ribadendo che “appare chiaro che il legislatore ha voluto espressamente mutare e/o chiarire la sua azione nei confronti di tale Orchestra, garantendo appieno la sicurezza e la stabilità economica. Il 20% del contributo regionale dovrà, quindi, costituire fondo unicamente destinato alla remunerazione del personale orchestrale. Vorrà, pertanto, codesto Ente adeguare la previsione di bilancio ed ogni ulteriore atto consequenziale al dettato normativo sopra detto”.

Più chiaro di così si muore. E non è tutto. Perché con la determina assessoriale numero 52 del 20 luglio dell’anno scorso, l’assessore allo Spettacolo Daniele Tranchida scrisse che considerato che non risulta essere stata posta in essere alcuna azione volta all’adeguamento del bilancio di previsione le funzioni espletate dal dott. Pietro Di Miceli, già nominato Commissario ad acta presso l’EAR Teatro Vittorio Emanuele di Messina sono estese alla predisposizione di ogni atto utile e necessario da sottoporre al Consiglio di Amministrazione dell’EAR Teatro Vittorio Emanuele di Messina, al fine di adeguare il bilancio di previsione a quanto previsto dall’art. 136 della L.R. 16 aprile 2003, n. 3 e s.m.i.”.

Che tradotto da un quanto mai snervante burocratese, significa che l’Ente Teatro di Messina deve utilizzare il 20% degli stanziamenti per l’orchestra, in attesa che si arrivi alla stabilizzazione. Punto.

“Il comportamento sopra evidenziato, finora tenuto dagli amministratori del Teatro -sostengono gli avvocati degli orchestrali- presenta inequivocabili profili di cattiva gestione delle risorse pubbliche destinate all’Ente Teatrale, fonte di responsabilità erariale, connessa al mancato rispetto degli obblighi di legge”. La palla passa adesso alla magistratura, ordinaria e contabile, che dovrà pronunciarsi sul comportamento del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Teatro.