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Ente Teatro di Messina, i sindacati annunciano una nuova stagione di lotte mentre il PDL difende la Faranda

Il teatro Vittorio Emanuele durante l'ultima occupazione

Mentre il Consiglio di Amministrazione dell’Ente Teatro di Messina si esibisce in un discutibile rimpallo di responsabilità e il presidente della Regione Crocetta commissaria in riva allo Stretto tutto il commissariabile tranne l’Ente Teatro, i lavoratori del Vittorio Emanuele passano alle maniere forti.

L’assemblea convocata da SLC Cgil, UILCOM Uil, FIALS Cisal e  Sadirs, che si è riunita nel saloncino della Cgil, ha deciso di aprire dalla settimana prossima una nuova stagione di lotta che, da quanto dichiarano, farà rimpiangere lo sciopero del Rigoletto.

“Siamo stanchi delle promesse non mantenute del presidente Crocetta -dichiara Pippo Di Guardo, segretario generale della SLC Cgil di Messina. Abbiamo chiesto risposte concrete alle esigenze di un teatro che ha bisogno di tornare ad avere un ruolo centrale nella vita culturale della città. In cambio abbiamo avuto solo promesse non mantenute.

La settimana prossima inizieremo le nostre proteste e questa volta ci fermeremo solo davanti ad atti concreti. I lavoratori hanno bisogno di risposte e anche la città ha diritto ad avere un teatro amministrato da vertici competenti”.

“Crocetta manda commissari all’Ente Fiera, al Consorzio Autostrade e alla Camera di Commercio -hanno dichiarato i lavoratori in assemblea. Non c’è niente che non stia commissariando a Messina. Ovunque, tranne che dove ce n’è davvero bisogno: all’Ente Teatro. È uno scandalo, soprattutto alla luce di quello che ci ha promesso per mesi. Abbiamo bisogno di un CdA competente, di garantire il lavoro per chi è a contratto e di stabilizzare l’orchestra. Non chiediamo la luna, solo il rispetto dei nostri diritti”.

Che il presidente della Regione Rosario Crocetta non abbia alcuna intenzione di inviare il commissario straordinario promesso più volte sia in pubblico che durante gli incontri privati ormai è un dato evidente.

Anche alla luce del recente accordo sulle primarie del centrosinistra messinese siglato prima di Pasqua, che vede Crocetta e gli esponenti locali dell’UDC concordi sia sul nome del loro candidato, Giusi Furnari Luvarà, che sul fastidio per le primarie fortemente volute dal resto della coalizione, è chiaro che il presidente della Regione mai scontenterà i propri alleati.

“Il presidente dell’Ente Teatro Luciano Ordile è dell’UDC -dichiara uno dei lavoratori in assemblea- e difficilmente Crocetta lo manderà via prima della scadenza naturale del mandato”.

Intanto, dopo le dimissioni del vice presidente Daniela Faranda (che quando se n’è andata non le ha mandate a dire) e la replica delle reliquie del Consiglio di Amministrazione Carmelina David, Carmelo Ietto e Gustavo Ricevuto, che in una nota hanno pensato bene di puntualizzare le argomentazioni di quest’ultima “sono del tutto personali e non rispecchiano né le nostre posizioni né il nostro stato d’animo”, arriva la difesa d’ufficio del PDL.

I deputati Enzo Garofalo e Nino Germanà ed il senatore Bruno Mancuso esprimono solidarietà nei confronti della Faranda, che “con dedizione e competenza, per tutta la durata della sua carica ha difeso con ogni mezzo i diritti dei lavoratori, la loro professionalità, il loro futuro”.

I tre parlamentari condannano la politica del presidente Crocetta che “continua a trattare gli enti pubblici come terra di conquista, piuttosto che occuparsi della reale soluzione dei problemi”.

“In qualità di deputato regionale- aggiunge Nino Germanà- presenterò al presidente Crocetta e all’assessore al ramo un’interrogazione per conoscere i motivi del mancato trasferimento all’Ente Teatro delle somme dovute per il secondo semestre del 2012, che sta causando drammi economici  per il personale, gli artisti, i fornitori di beni e servizi”.

Garofalo, Germanà e Mancuso chiudono la nota promettendo che chiederanno l’aumento del finanziamento di 4 milioni di euro previsto per il 2013. Somma che, come denunciato da tempo da sindacati e lavoratori e adesso anche dalla Faranda, non potrebbe coprire neanche le spese fisse dell’Ente, che ammontano a 4 milioni 251 mila euro.