Ente Teatro: dentro la festa e fuori la protesta

Teatro Vittorio Emanuele
Il teatro Vittorio Emanuele di Messina

Sei mesi fa al fianco degli orchestrali in lotta, oggi contro di loro. È questa l’accusa che SLC Cgil, UILCOM Uil e FIALS Cisal e i segretari generali Pippo Di Guardo, Antonio Di Guardo e Carmelo Tavilla muovono ai direttori artistici di prosa e musica dell’Ente Teatro di Messina, Ninni Bruschetta e Giovanni Renzo.

E questa sera alle 18.30, mezz’ora prima della Festa del Teatro organizzata per presentare la stagione unica del Vittorio Emanuele, lavoratori e sindacati protesteranno all’esterno contro i vertici e la loro gestione.

“Sono passati solo sei mesi, era il 28 marzo 2014, dall’ultima volta in cui il palcoscenico del teatro Vittorio Emanuele si è riempito di suoni e voci che a gran forza reclamavano la riapertura di quel glorioso sipario, da troppo tempo rimasto chiuso –scrivono in una nota i dirigenti sindacali.

Quella sera, pubblico, artisti e tecnici erano uniti  in un unico intento: far ripartire il “loro” teatro, tenerlo vivo attraverso i suoi artisti, sacrificati negli anni da subdoli disegni messi in atto da quella politica che decide e gestisce le sorti della nostra vita e del nostro futuro.

In quell’occasione -ricordano i dirigenti sindacali- insieme a quei lavoratori c’erano due artisti, fieri e decisi a sostenere i bistrattati lavoratori. Quegli stessi artisti, (Bruschetta e Renzo,

ndr) oggi siedono nei ruoli chiave di questo teatro e sono gli attuali direttori artistici. Ieri sostenitori e oggi, con il loro operare sotto la regia della nuova dirigenza dell’Ente, rendono concreta l’esclusione di quelle maestranze precarie che, con grande professionalità e capacità da più di 20 anni hanno onorato e reso prestigioso questo teatro”.

“Non avremmo mai immaginato  che le persone nella cui nomina abbiamo tanto sperato per rimettere in piedi questo Ente mal governato, avrebbero di fatto cancellato la nostra storia, il nostro diritto al lavoro, la nostra presenza al teatro, come fossimo degli abusivi –dichiarano i lavoratori e gli artisti esclusi”.

Un finale scontato, per i sindacati, visto che i ruoli chiave del teatro “sono  occupati per buona parte dai componenti di una compagnia di prosa privata. Nessuno poteva credere che vi fosse in atto una guerra fra arti. Ora è sotto gli occhi di tutti. Uno stato di fatto esplicitato anche dalle ultime parole del soprintendente Nino Saija, che non menziona la musica fra le arti del teatro Vittorio Emanuele.

Lo squilibrio si è profilato già con le scelte operate da un sindaco poco illuminato e vogliamo credere inconsapevole, su come ha scelto colui che è stato messo alla guida del teatro (Maurizio Puglisi, ndr).  È lo stesso sindaco  -concludono i sindacati- che lottava con noi inveendo contro le precedenti gestioni, che reputava dolose e colpevoli della precarietà e dello stato di abbandono in cui versava l’Ente. Lo stesso sindaco che ora acclama un teatro che scaccia e cancella di fatto tante gloriose professionalità”.

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