Ente Porto vs Autorità Portuale, Di Sarcina: “Due o tre cose da chiarire”

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Francesco Di Sarcina, Ingegnere Capo AP

L’ultima bomba sulla Zona Falcata l’hanno fatta scoppiare tre consiglieri comunali del PD. In assoluta controtendenza e sostenendo che il consiglio comunale è stato esautorato delle proprie facoltà, Nicola Barbalace, Giorgio Caprì e Santi Zuccarello hanno presentato una proposta di delibera per revocare in autotutela il documento con il quale il 15 novembre del 2007 l’allora commissario straordinario del Comune di Messina Gaspare Sinatra adottò il Piano Regolatore del Porto, chiedendone contemporaneamente uno nuovo. 

Nel documento di Barbalace, Caprì e Zuccarello si sostiene anche che il Comune è titolare di un terzo delle aree della Zona Falcata. “Non è assolutamente vero -replica Francesco Di Sarcina, Ingegnere Capo dell’Autorità Portuale di Messina. Il Comune non è titolare di aree in Zona Falcata, né la sentenza del CGA gli ha attribuito alcunché da questo punto di vista. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa si è limitato a sostenere che l’area nella quale sarebbe dovuto nascere il Punto Franco 60 anni fa è demanio regionale e non statale. Inoltre, è bene chiarire che il PRP non sottrae al Comune le competenze sul territorio, perché è stato redatto in conformità con il Piano Regolatore Generale. Fatto questo, avallato anche da una dichiarazione del dirigente dell’Urbanistica quando il sindaco era Genovese e Sinatra, cui si fa riferimento nel documento dei 3 consiglieri, doveva ancora insediarsi come commissario straordinario. PRG e PRP sono due strumenti concordanti e compatibili. E se ne ha conferma con il parere emanato l’anno scorso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul Piano Regolatore del Porto, che ha ribadito la perfetta coerenza tra i due strumenti di pianificazione”. 

E per quanto riguarda l’incompatibilità del PRP con il Punto Franco? “Al di là del fatto che a giudicare dalle loro considerazioni mi sembra che i 3 consiglieri comunali si riferiscano ad una versione precedente del PRP, come Autorità Portuale abbiamo preso atto di una situazione di impossibilità di attuazione del Punto Franco. Sia per fatti evidenti, in quasi 60 anni non è stato fatto nulla per istituirlo, sia per la valutazione che deriva da provvedimenti ufficiali emanati dalla Regione che impediscono la sua realizzazione”. 

A quali provvedimenti si riferisce? “L’area sulla quale dovrebbe sorgere il Punto Franco è sovrapposta a quella della Real Cittadella. E c’è un provvedimento della Regione che definisce chiaramente un vincolo di destinazione d’uso in quella porzione della Zona Falcata. Sono espressamente vietate le attività produttive e su quell’area insiste un vincolo archeologico. Il PRP prevede invece attività compatibili con le finalità volute dalla Regione ed ha spostato altrove quelle produttive. Quando si parla di “deserto produttivo dentro il porto”, penso che prima sarebbe meglio acquisire dati precisi, perché la cattiva conoscenza delle cose genera confusione”. 

Il CGA ha dato ragione all’Ente Porto, ma quest’ultimo ancora non le ha pretese ufficialmente. “Potrebbero far valere il giudizio di ottemperanza, ma l’Ente Porto non fa. Molto probabilmente perché in realtà il CGA non può esprimere alcun parere sulla titolarità delle aree, visto che la competenza è del Tribunale Civile. L’Ente Porto si è rivolto al CGA per chiedere l’annullamento di due ingiunzioni di sgombero che avevamo inviato e la magistratura amministrativa è andata oltre il proprio compito. Per quanto ci riguarda, noi aspettiamo la sentenza del Tribunale Civile (l’udienza è stata 3 mesi fa) e poi vedremo come muoverci”.

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