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Ente Porto, Picciolo (DR): “In quelle aree apriamo un casinò”

Beppe Picciolo (Foto Dino Sturiale)

“Ente Porto…si chiude? Preferirei Ente Porto…si cambia”. Si torna a parlare di quello che l’ex presidente Lombardo, prima della giravolta spaziale che lo portò repentinamente a cambiare idea, definì “l’ente più inutile d’Italia”. A farlo è il leader dei Democratici Riformisti all’ARS beppe Picciolo. Che puntualizza: “Prima di sopprimere un Ente storicamente divenuto inutile al raggiungimento delle sue lodevoli finalità costitutive, ritengo opportuno sapere a chi andrà la gestione del patrimonio dello stesso e per farne che cosa”.

Un po’ il ragionamento di Lombardo, che sostenne con occhio fermo e impassibile che non avrebbe più soppresso l’Ente Porto di Messina per non disperdere un patrimonio di proprietà della Regione.

“Certo -puntualizza Picciolo- chiunque in questo momento potrà fare meglio del nulla realizzato e, in particolare, di ciò che non è stato mai fatto dalla Regione. Ma per quanto mi riguarda, sono stanco di accontentarmi di considerare un risultato politico la mera soppressione di un Ente, sia pur funzionalmente inutile quale l’Ente Porto, senza sapere preventivamente che ne accadrà.

L’esperienza della soppressione delle Provincie, della chiusura di Enti regionali parimenti inutili, saturi di personale rimasto a carico della Regione senza ruolo e di Enti di Formazione sia pur legittimamente sospesi dalla loro attività, senza offrire una seria prospettiva occupazionale per il personale di cui erano stati infarciti dalla politica medesima che oggi, sic, plaude alla loro chiusura”.

Picciolo si rivolge direttamente a Nino De Simone, il presidente dell’Autorità Portuale, la struttura istituita nel 1994 che da anni dà filo da torcere al nebuloso Ente Porto rispetto a proprietà e competenze. “Prima che la Regione si spogli della sua proprietà gestita in modo pedestre -chiede Picciolo- e le riconsegni le preziose aree che possono rappresentare forse, dopo la carota del ponte sullo Stretto, l’ultimo sogno cui si possono far aggrappare i messinesi, ci faccia avere preventivamente una sua proposta concreta di sviluppo della Zona Zalcata, di investimenti pubblici disponibili, di volontà del ministero della Difesa a cedere quelle aree in gran parte oggi inutilizzate, di disponibilità del Governo nazionale a dar man forte a questa ipotesi ed a farci aprire, ad esempio, un casinò in pieno Mediterraneo con le relative infrastrutture portuali e logistiche.

Di fronte a questa sola disponibilità, a questa proposta di modello di sviluppo, la Regione non avrebbe alcun alibi e anche l’impegno economico per la riqualificazione ed il rilancio non rappresenterebbe un problema: basterebbe un mega progetto di finanza internazionale”.

Insieme al deputato del PDL Nino Germanà, Piccolo ha coinvolto l’assessore Michela Stancheris in un appuntamento con il ministro Alfano per valutare tempi e modi per sbloccare la norma che vieta l’apertura di nuove case da gioco in Italia.

“Potrebbe essere un primo passo per offrire una sponda ad una ipotesi concreta di sviluppo -chiosa ancora Picciolo. Altre potranno essere le proposte, migliori se è il caso, ma cessioni di beni preziosi al buio da parte della Regione, in assenza di progettualità seria, di un piano di riqualificazione economicamente sostenibile o di un preventivo impegno della futura proprietà (Authority-Stato, ministeri vari, soprintendenza), vedranno da oggi in avanti la mia totale contrarietà insieme a quella del collega Marcello Greco. Mettiamo tutto nero su bianco prima: siamo stanchi di promesse e non ci accontentiamo più di mezze soluzioni tampone o di eterne incompiute”.