Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Ente Porto, arrivano i Revisori dei Conti

La notizia è stata passata in sordina, confusa tra le diverse decisioni che la Giunta Lombardo ha varato durante l’ultima seduta. E così, tra le varie nomine dei revisori dei conti approvate per Messina, tra quella di Antonino La Boccetta destinato all’Ente Fiera e quelle di Pietro Ferrante, membro effettivo e di Giuseppe Giovanni Panteoro, supplente, all’Ente Teatro, sono stati inseriti anche Antonio Ceraulo quale componente effettivo e Salvatore Milazzo come supplente dei revisori dell’Ente Porto.

 Nomina questa, nel caso fosse necessario sottolinearlo, che ancora una volta conferma la tesi che sulla vertenza tra l’Autorità Portuale e l’Ente Porto per la competenza delle aree destinate quasi 60 anni fa alla realizzazione di un Punto Franco a tutt’oggi ancora sulla carta, la Regione non intende arretrare di un passo. 

“La verità è solo una -commenta amareggiato Enzo Garofalo, componente della Commissione Trasporti della Camera ed ex presidente dell’Autorità Portuale. Qui c’è un governo che ignora le aspirazioni di una città a valorizzare la propria vocazione economica naturale e che ha già scelto un percorso. Invece le decisioni per Messina sono calate dal’alto da Palermo e Catania, nonostante le azioni parlamentari intraprese non solo all’ARS, ma anche a Montecitorio e Palazzo Madama. In 60 anni l’Ente Porto non ha prodotto nulla, non ci sono né investimenti né piani di sviluppo. Vorrei capire come sia possibile che l’assessore Venturi, che viene dal mondo imprenditoriale, possa accettare tutto questo. Sinceramente, se fossi un magistrato mi domanderei perché sta succedendo tutto questo e

dove si vuole andare a parare”.  

Dopo gli strali durissimi del presidente Lombardo e del suo assessore all’Industria Venturi contro l’Ente Porto, per il quale era stato anche designato un commissario liquidatore che non ha nenahce fatto in tempo ad insediarsi, cosa abbia davvero improvvisamente fatto cambiare idea non è dato saperlo. Ufficialmente Lombardo ha giustificato la propria retromarcia sostenendo che le aree contese sono di grande pregio e che la Regione non può permettersi di perderle, se non in cambo di un congruo compenso economico. Da qui la riesumazione dell’Ente Porto, istituito con un decreto regionale nel 1953.

 Fatto questo però, che in realtà potrebbe creare non pochi problemi, come ha più volte ribadito Nino Beninati, parlamentare PLI all’Ars. “Il punto Franco è stato istituito con un decreto dello Stato -spiega Beninati- e questo significa che il soggetto deputato a gestirlo avrebbe dovuto essere istituito sempre con una legge nazionale. Ho studiato decine e decine di documenti e sfido chiunque a smentirmi su questo. Il fatto che l’Ente Porto sia nato con un decreto dell’allora presidente della Regione Sicilia, ha creato un vizio all’origine ed è evidente che questo può solo significare che questa struttura non ha mai avuto alcun titolo per la gestione del Punto Franco”.

 Altro problema è quello del vincolo archeologico posto dalla Soprintendenza, anche’essa ente regionale, sulle aree destinate nel 1951 al Punto Franco. In pratica, la Regione è in guerra con se stessa, perché se da un lato c’è un vincolo intoccabile, dall’altro c’è la volontà di destinare quella porzione di territorio ad attività che nulla hanno a che vedere con la conservazione e la valorizzazione dello stesso.