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#Enna. Le riflessioni sulla Pasqua di padre Pietro Scardilli

pietro scardilli
Pietro Scardilli, parroco della chiesa Sant’Antonio di Padova ad Agira in provincia di Enna

In occasione della Pasqua pubblichiamo una riflessione spirituale proposta da padre Pietro Scardilli, parroco della chiesa Sant’Antonio di Padova ad Agira in provincia di Enna.

La Quaresima è il cammino che ci prepara spiritualmente alla Pasqua. Come discepoli riviviamo l’esperienza della sequela di Gesù dal deserto alle ultime vicende della sua vita.

La Pasqua è il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre, attraverso la passione, morte e resurrezione. I riti pasquali si snodano nei tre giorni precedenti la domenica: iniziano la sera del giovedì santo con la Messa in Cena Domini: la Liturgia ricorda l’istituzione dell’Eucaristia. Questa Messa ha un carattere unitario e comunitario.

Deve partecipare tutta la comunità, perché appaia una celebrazione che ha per soggetto il popolo di Dio riunito dal sacrificio di Cristo che è presente nel segno del pane e del vino.

Si continua con il venerdì santo che non è considerato dalla Liturgia un giorno di lutto e di pianto, ma un giorno di amorosa contemplazione del sacrificio di Gesù. Saremo invitati ad accostarci al Croce per adorare il legno sul quale fu appeso Cristo, salvatore del mondo. Scrive san Giovanni Crisostomo: “Nessuno si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo. Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona.

Tutto ciò che ci riguarda si compie e si consuma attraverso di essa. Quando noi dobbiamo essere rigenerati dal battesimo, la croce è presente; se ci alimentiamo di quel mistico cibo che è il corpo di Cristo, se ci vengono imposte le mani per essere consacrati ministri di Cristo, e qualsiasi altra cosa facciamo, sempre e ovunque ci sta accanto e ci assiste questo simbolo di vittoria.

Di qui il fervore con cui noi lo conserviamo nelle nostre case, lo dipingiamo sulle nostre pareti, lo incidiamo sulle porte, lo imprimiamo sulla nostra fronte e nella nostra mente, lo portiamo sempre nel cuore. La croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore”. Ed infine il sabato santo ci fa contemplare il riposo nella terra dopo la sepoltura.

Tutto trova il suo epilogo nel trionfo della resurrezione con la celebrazione della Veglia Pasquale. La Chiesa celebra il passaggio dalle tenebre alla luce. Come Israele passò dalla schiavitù alla libertà e come Cristo passò dalla morte alla vita gloriosa, così i credenti in Cristo, nella celebrazione della Veglia Pasquale sono chiamati a passare, attraverso la celebrazione sacramentale, dalla morte del peccato alla vita di grazia. La Veglia Pasquale, considerata la più importante, anzi la madre di tutte le veglie dell’anno liturgico, non è soltanto il momento culminante del cammino quaresimale e della Settimana Santa, ma è il vertice di tutta la storia della salvezza.

La risurrezione di Gesù da morte infatti è l’evento che ha cambiato le sorti dell’intera umanità, perché ha dato inizio a una storia nuova, quella dei redenti, del nuovo popolo di Dio. San Paolo ci fa riflettere con chiare parole: “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede“.

Tutti quindi riceviamo motivo di esistere da Gesù risorto. Fare Pasqua non sarà però partecipare alle celebrazioni del triduo o alla sola Messa della domenica, ma ci impegna ad essere nel mondo quel lievito nuovo che fa fermentare tutta la pasta.

La celebrazione della Pasqua irrobustisce la nostra fede, rende più viva la nostra adesione a Cristo Gesù e l’unione tra noi, che condividiamo da fratelli la stessa fede. Rivivere la Pasqua è un atto di conferma nella fede a Cristo che morì per i nostri peccati secondo le scritture, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno.

Per questo la Chiesa tutta gioiosamente canta: Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. Si, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto!.

Un vivo augurio alle famiglie, a ciascuno di voi e soprattutto ai sofferenti e alle persone sole.