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Energie cosmiche e coscienza del sé, il pranic healer Marcello Albanesi: “Il futuro? Uno stile di vita compatibile con la nostra vera essenza”

Correva l’anno 2001 quando una mattina di primavera, nella redazione di una piccola rivista nel cuore di Roma, conobbi Marcello Albanesi. Romano, 54enne, all’epoca era “semplicemente” un giovane attore con appassionate inclinazioni alla scrittura. Si trattò di amore a prima vista: bello fuori lo è dalla nascita, ma è venuto al mondo anche con il dono della ricchezza interiore, virtù sulla quale ha lavorato sodo. Da sempre si considera un uomo leonardiano e pertanto contrario a ogni forma di iper specializzazione. Lui è, per dirla in poche ma esaustive parole, un essere multifunzionale e poliedrico che insiste nell’alimentare i suoi talenti e nel seguire le sue aspirazioni. Conoscerlo è stato per me un regalo del quale sono grata alla vita. Intervistarlo oggi nella sua veste di operatore pranic healing è una deliziosa e fraterna emozione.

Il pranic healing nell’era del COVID-19: che riscontro c’è nelle persone, clienti o entourage, di effetti negativi psichici o fisici prodotti dalla pandemia? “Non ho avuto modo di praticare il PH a un contagiato di COVID-19. Ho avuto modo, però, di fare trattamenti a persone che erano in forte stress a causa della pandemia. La paura di un possibile contagio, quella del confino in casa… Ognuno ha vissuto l’arrivo di questo coronavirus e del lockdown a modo suo. La costrizione fra le pareti domestiche, quel dover per forza restare con se stessi, è stata l’esperienza più difficile per molti. Le persone amano fuggire da se stesse e scelgono, per lo più in maniera del tutto inconsapevole, di farlo nei modi più disparati: con gli impegni continui, con lo sport fino allo sfinimento, con la musica sempre nelle orecchie, con la televisione 24 ore su 24 e così via. Tutto questo stress aggiunto, anche se per certi aspetti in quel momento inevitabile, ha creato uno squilibrio energetico molto evidente con ripercussioni anche sul corpo, indebolito, stanco e svuotato. E credo che le ripercussioni di quella parentesi, a prescindere da come si evolverà la situazione, non si siano affatto esaurite”.

Cosa ha provato quando l’inverno scorso è sopraggiunto il coronavirus? Cosa pensa di questo accadimento in relazione all’umanità? “Il mio primo incontro con il COVID-19 è avvenuto attraverso il TG3. Era una domenica di inizio gennaio. La giornalista parlava di un’epidemia in Cina. Inimmaginabile, in quel momento, quanto poi sarebbe accaduto. Prima ancora del lockdown diversi negozi a Roma avevano scelto di chiudere al pubblico, soprattutto le grandi firme, le grandi catene. La città iniziava a svuotarsi lentamente. Si iniziava a vedere persone (che esagerate!) che indossavano le mascherine e alcune anche i guanti di lattice. Erano pochissime, ma mi trasmettevano un senso di inquietudine non indifferente. Giorno dopo giorno le notizie divennero sempre più allarmanti. Camminare per strada era per me soffocante. Avvertivo tutta la paura della gente… era una sensazione di angoscia e di asfissia che mi toglieva letteralmente il fiato. Dal 9 marzo scattò poi il lockdown. Come tutti mi ritrovai costretto in casa, ma come i più dovevo inevitabilmente uscire per la spesa e lo spettacolo che mi si presentava era quello delle strade deserte e silenziose della mia città che mi davano il capogiro. Era una sensazione di incredibile smarrimento che nulla aveva a che fare con quella di godimento e bellezza che spesse volte mi è capitato di sentire nei mesi estivi, soprattutto agosto, quando Roma acquisisce un incanto indicibile e la si può attraversare in tempi record inimmaginabili durante il resto dell’anno. Ma durante il lockdown quella bellezza e quell’incanto io non li percepivo affatto. Avvertivo, piuttosto, il senso di panico che abitava le persone. C’era una tensione nell’aria, tangibile e pesante, che mi trascinava in basso. La gente che incrociavi sul marciapiede cambiava immediatamente direzione per evitare ogni contatto ravvicinato. Per fortuna quando tornavo a casa mi sentivo subito molto più sereno. Ma al di là di queste sensazioni, per me è sempre stato chiaro che quanto stava accadendo avrebbe delineato una linea di confine estremamente netta tra un prima e un dopo. E lo penso ancora. Nulla sarà più come prima. Ritengo sia un illuso chiunque auspichi un ritorno alla vita ante-COVID. C’è un nuovo che deve arrivare e che non potrà essere fermato. Credo che grandi cambiamenti stiano per affacciarsi nel nostro mondo. Molte di quelle certezze che ci hanno accompagnato finora saranno spazzate via. È un mondo nuovo quello che ci aspetta. Il coronavirus è solo un mezzo per trasportarci in questi lidi ancora sconosciuti”.

Un mondo nuovo? Quale potremmo immaginarci? “Mi è difficile rispondere a questa domanda perché non credo che esista una risposta assoluta. Se poi parliamo di “immaginazione”, beh… allora ognuno potrà liberamente dare sfogo alla propria. Del resto sono anni che il cinema ci porta sullo schermo numerosi scenari tra distopici e apocalittici! Ecco, pur nel mio pessimismo cosmico, io resto un inguaribile ottimista e se proprio devo definire il nuovo in arrivo lo vedo inizialmente complicato e burrascoso destinato però a divenire una sorta di Età dell’Oro. Potrei dire che stiamo vivendo un nuovo Medioevo e che alla fine si manifesterà in un nuovo Rinascimento. Ci sono molti studiosi esoterici, ci sono astrologi che parlano di un cambiamento radicale, di un flusso potente di energie che porterà a una nuova forma di umanità, a un nuovo mondo basato sul modello del cuore e non più solo su quello della mente. Ci sarà una fratellanza che oggi è solo una parola e che si diffonderà ovunque. Non ci saranno più governi dittatoriali o simili. La stessa economia subirà un tracollo tale da doversi trasformare in qualcosa di altro. Sono, queste, tutte intuizioni, deduzioni, che rimangono solo delle immagini vaghe, acquarellate, indefinite. Quello che mi piace pensare è che il nuovo in arrivo sarà qualcosa di bello. Ma come sempre, prima di ricostruire, è necessario distruggere e noi, in questo tempo, mi pare si stia vivendo proprio l’inizio di questa distruzione o se preferisci decostruzione”.

Pranic healing e pranoterapia. Quali le differenze? “La pranoterapia è una tecnica di cura che utilizza essenzialmente il prana (ovvero l’energia) dell’operatore nel processo di guarigione dell’utente. Esistono molte tecniche che usano il prana, ognuna con le sue caratteristiche. Sicuramente tra le più note c’è il Reiki. Quella che io pratico si chiama appunto Pranic healing (PH), che usa le energie dell’ambiente ed è una sintesi di varie tecniche e discipline orientali messa a punto dal fondatore: Master Choa Kok Sui (MCKS). Master Choa era un ingegnere chimico di Manila, filippino con origini cinesi da parte di madre, grande conoscitore delle discipline orientali e dell’esoterismo e uomo estremamente illuminato. Benestante, ha avuto modo nel corso della sua vita di viaggiare e di fare esperienze dirette delle tante pratiche in uso. Il PH è una tecnica che chiunque può mettere in pratica, una volta seguito un corso e conosciuti i protocolli in essere. Sarà solo l’esercizio, in seguito, a far sì che l’operatore acquisisca sempre più esperienza e conoscenza del mondo delle energie. Dico subito che il PH non prevede mai alcun contatto fisico e per questo parliamo di tecnica di cura a distanza. All’interno di una Pranoterapia, invece, l’operatore può lavorare anche toccando il paziente. Ciò comporta nel PH non solo l’assenza di contatto, ma pure che è possibile fare un trattamento anche se l’utente si trova all’altro capo del Pianeta, quantunque anche un pranoterapeuta possa lavorare a distanza qualora quell’intervento non richieda il tocco. Nel mondo delle energie le distanze e gli spazi non esistono. So ben e che quanto sto affermando può suscitare quanto meno una forma di scetticismo o il classico sorrisino beffardo. È comprensibile. Sembra un mondo di fantascienza tra Harry Potter e Il Signore degli Anelli, ma qui non c’è alcuna magia. Ripeto: si tratta solo di imparare a conoscere e riconoscere le energie e questo perché non ne esiste solo una di energia, ma tante e diverse. L’operatore lavora con le sue mani, anche se non tocca l’utente. Sono queste lo strumento primario con cui sente in modo tangibile perché le energie non solo si percepiscono ma si sentono fisicamente. Ci sono diversi passaggi in un trattamento di PH, il primo è fare uno scanning di quella che noi pranic healer chiamiamo aura interna, ovvero quel corpo energetico che circonda il corpo fisico prettamente detto e che è quello più vicino all’esterno. Questi due corpi sono collegati dai chakra, vortici energetici, conici. Ecco, da una visita dell’aura l’operatore è già in grado di capire se ci sono degli eccessi di energia o dei vuoti di questa che creano disequilibri nel corpo fisico dell’utente. Solo dopo inizia la pulizia e la ri-energizzazione, se necessaria, in base a dei protocolli ferrei che il pranic healer deve seguire scrupolosamente. Quello che cambia è il modo in cui ci si approccia: ogni operatore personalizza il trattamento, ma le linee da seguire sono uguali per tutti”.

Com’è diventato pranic healer e perché? “La mia storia è singolare. Ho conosciuto il PH un po’ per forza. Stavo attraversando uno dei momenti più bui della mia vita. Non riuscivo ad avere più una visione del mio presente e men che mai del mio futuro. Tutto era fermo e nero e non rintracciavo nessuna via d’uscita. Desideravo solo staccarmi dal dolore, ormai insopportabile, che mi attanagliava senza sosta e pensavo che avrei dovuto, potuto, staccare la spina. Una mia amica mi costrinse perciò a prendere un appuntamento con una pranic healer che lei aveva conosciuto e che stimava profondamente. Solo ed esclusivamente per non darle un dispiacere, solo per accontentarla accettai di chiamare quella donna, Lorena Sossai. Mi bastò, contro ogni mia previsione e volontà, solo ascoltare la sua voce per esserne conquistato. Feci un primo incontro con lei. Mentre raccontavo di me a mozzichi e bocconi vedevo lei, seduta al di là della scrivania che ci separava, fare dei gesti con le mani. Mi ascoltava e muoveva come un direttore d’orchestra quelle mani davanti a me. Io non chiedevo nulla, mi limitavo a rispondere un po’ annoiato e con la voglia di andarmene prima possibile. Solo in seguito mi fece distendere sul lettino. Mi chiese di rilassarmi e iniziò il trattamento di PH. Sperimentai delle emozioni intense anche a livello fisico. Dovetti ammettere che qualcosa era successo in me. Qualcosa! Non sapevo cosa fosse stato, ma mi sentivo diverso a prima. Prima che me ne andassi Lorena mi pregò di continuare gli incontri. Risposi che non potevo, le avevo già detto delle mie difficoltà economiche: ero senza lavoro! Lei, candidamente, mi rispose però che i soldi non erano necessari: mi proponeva, insomma, di continuare i trattamenti in modo totalmente gratuito. Ci pensai su per un intero weekend prima di accettare. E infine decisi di accettare quel dono e iniziò la mia rinascita. Iniziò la mia esperienza con il PH. Cominciò un viaggio con Lorena, che non era più, giorno dopo giorno, solo la mia pranic healer, ma anche una meravigliosa amica e, successivamente, la mia insegnante. Fu lei a spingermi a seguire questa strada. Non smetterò mai di esserle grato”.

Cosa può dirci sul presunto effetto placebo? L’efficacia del pranic healing non ha, a oggi, riscontri scientifici.Sull’effetto placebo in realtà non mi sento di dire assolutamente nulla. Il placebo può funzionare, come sempre quando lo si applica negli studi e nelle sperimentazioni. Tuttavia, al di là delle aperture mentali di ciascuno, della disponibilità a essere ricettivi nei confronti di trattamenti olistici, il PH funziona e non è una questione di credo o di fede. Le energie esistono e faranno comunque il proprio corso. Mi sento in ogni caso di aggiungere che in realtà, oggi, studi di fisica e meccanica quantistica sempre più dimostrano ciò che le discipline orientali hanno sin dalla notte dei tempi praticato e sostenuto. Master Stephen Co, un allievo diretto di Master Choa Kok Sui, pochi anni fa è stato ospite alla NASA. Ci sono diversi video in cui gli scienziati della NASA si sottopongono agli esercizi di pranic. Un’esperienza divertente per chi guarda, esaltante per i partecipanti. In Germania ci sono ospedali che prevedono in sala operatoria anche un pranic healer esperto che aiuti il chirurgo. Quest’ultimo si occupa del corpo fisico, il pranic healer del corpo energetico. Insomma, ci sono Paesi in Europa che riconoscono l’efficacia della pratica. Infine, come dicevo prima, al di là delle personali convinzioni esiste un unico modo per affrontare davvero questo genere di discorsi: l’esperienza personale. È questa che conta”.

E il concetto di autoguarigione di cui tanto si sente parlare? “Il significato è evidentemente implicito nella parola stessa. L’argomento è semplice e concettualmente complesso al contempo e pertanto non so dare una risposta concisa, ho bisogno di argomentare e di spiegare il mio pensiero affinché possa risultare completo. Per parlare di guarigione dobbiamo dire cosa è la malattia. Da un punto di vista energetico, la malattia è una disarmonia, è un eccesso o una carenza di energia. Può essere, insomma, un blocco energetico dei chakra. Ci sono molti modi per definire la malattia. Viviamo in una società, quella occidentale, assuefatta dalla medicina allopatica, quella tradizionale, che ci imbottisce di farmaci di ogni tipo e che va a curare gli effetti ma raramente la causa dei nostri mali. Chiarisco subito che non sono contrario ai farmaci allopatici e che ne faccio uso anch’io, sporadicamente e quando necessario. Precisato tutto questo, voglio sottolineare come troppo spesso ci dimentichiamo quale macchina perfetta sia il nostro corpo. Quando la nostra pelle si cicatrizza, quello è già un processo di autoguarigione ed è un’esperienza che tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbia sperimentato. Ma il corpo fisico è solo uno dei corpi che abbiamo e quando questo si ammala è perché un processo di destabilizzazione energetica è già in atto da tempo. La malattia altro non è che un processo che colpisce il corpo fisico dopo che il corpo eterico, energetico, è stato, in diversi modi, debilitato. Il pranic healing, come altre tecniche energetiche, mira proprio a ripristinare le giuste ed equilibrate funzioni energetiche dei vari corpi. Gli auto-trattamenti di PH, per esempio, sono un modo per far sì che la nostra salute risulti essere in forma. Ma non bastano questi. Per avere una salute ottimale è importante uno stile di vita compatibile con le nostre forze, che sia per noi appropriato, che miri al rispetto di noi stessi. Tutto questo non solo da un punto di vista meramente fisico, ma anche e soprattutto interiore, emozionale. Questo perché per lo più sono le emozioni a determinare la base dei nostri malanni, del nostro stress, delle nostre malattie. Esistono tuttavia casi in cui non si può fare nulla di fronte a quelle che sono le leggi del karma, che è come dire che ci sono dei percorsi obbligati che è indispensabile attraversare per la nostra evoluzione, la quale comporta l’accettazione dell’ineluttabile. In queste situazioni quello che si può fare è cercare di acquisire gli strumenti migliori per poter far fronte alla nuova condizione”.

Marcello, vuole raccontarci infine della sua variegata vita professionale? “La mia vita professionale? Oddio, che paura! Da sempre mi considero, andando controcorrente, un uomo leonardiano. Oltre a essere operatore di pranic healing sono massaggiatore professionista e coadiutore dell’asino: pratico onoterapia, attività assistita con animali, pet therapy con gli asini. Sono laureato in Lettere, ex giornalista ed ex attore, ora anche scrittore. Ho appena pubblicato un romanzo dal titolo “La panchina. Liberi di amare” e a Natale uscirà il mio secondo libro. Non ho una vita monotona, questo è certo, come è certo anche che il prezzo che pago per le mie scelte non è scontato, anzi. Ma non posso fare altrimenti, non ora almeno. Cerco di far combaciare il tutto e, lo preciso, non è che svolga tutte queste attività insieme. Si alternano. Non sempre decido io. Seguo il flusso. Ho dovuto imparare a seguirlo perché è molto raro, non so per voi ma per me è così, avere la possibilità di controllare le nostre vite”.

Marcello Albanesi