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L’uomo sposato giura di amarti. Ma solo il lunedì

Simona Piraino

Correva l’anno 2009. Insieme alla redazione di un noto magazine battezzavamo la rubrica “I love shocking” chiedendo all’autrice (a dire la verità lo chiedevo solo io) di scrivere un articolo sul tema dell’homo coniugatus. Erano gli anni in cui credevamo che se un uomo sposato ci faceva la corte, prima o poi avrebbe lasciato la moglie per noi.

Anni in cui un contratto telefonico you&me (ti chiamo io quando posso) ci ripagava dei lunghi weekend in solitudine commisti ad occhiatacce di disapprovazione sociale. Gli anni passano, il tempo passa, a noi passa la voglia, ma l’homo coniugatus resta. Uguale.

L’uomo sposato giura di amarti, ma solo il lunedì, ché c’é la partita di calcetto a giustificare l’uscita serale. L’uomo sposato ti fa struccare con la candeggina prima dell’amplesso (sai mai uno sbavo di mascara). L’uomo sposato può anche dimenticare di dirti che è sposato, anche se di solito è sposato ma separato in casa (?).

Nonostante ciò, alcune di noi decidono ugualmente di intraprendere la faticosa avventura della donna-ombra e con la sicumera di Giovanna d’Arco (prima del rogo) si illudono di trasformare il fedifrago in fidanzato. Quando diventiamo amanti, non ci sentiamo mica “spasciafamiglie” ma generose suffraggette votate alla liberazione maschile dal giogo del matrimonio (sua moglie non lo capisce).

Perché fare l’amante non è roba da poco. Comporta una non indifferente dose di aplomb ed un innato animo francescano. L’homo coniugatus, in troppi casi, più che un’amante desidera una segreteria telefonica su cui sfogare le sue frustrazioni e i suoi sogni irrealizzati.

Accade che, dopo averlo aspettato (anche per interminabili ore nell’attesa che trovi un minutino) con indosso solo autoreggenti ad effetto laccio emostatico e camicia di seta morbidamente sbottonata, l’homo coniugatus si accasci sul tuo letto pregandoti di leggere insieme sessanta pagine di Savater (il massimo della passione erotica).

Lungi dall’essere protagonista di fantasmagoriche gesta da kamasutra, ti ritrovi con i reumatismi (autoreggenti e camicetta a novembre!) e la voglia di imitare Glenn Close in “Attrazione fatale”. La durata del nostro ruolo da co-protagoniste può variare dal tempo di una sveltina (oddio mi sento in colpa, non capiterà più) a mesi di attesa (le dirò di noi domani. O dopodomani).

Tuttavia, indipendentemente dalle modalità e dalla tempistica della relazione, il complicato mandato dell’amante è sempre e solo a progetto: il 99% degli uomini sposati, pentiti o risanati dalla tresca con noi, torna dalla moglie (perché è meglio così, ho capito di amarla, ci sono i bambini, non potrei darti quello che vuoi).

Signore (mogli-fidanzate-compagne ufficiali) non sottovalutate dunque, il ruolo di rilievo delle altre nel vostro ménage. Perché sono le amanti che tengono in piedi i matrimoni. Degli altri.

PS. L’1% non torna dalla moglie, ma va a convivere con l’altra donna della sua vita (grazie di avermi fatto capire ciò che volevo, senza di te non ce l’avrei mai fatta).