ElezioniMessina2026, ecco perché Basile & C. scivolano malamente sulla buccia di banana dei fondi UE
MESSINA. L’attacco del comunicato stampa in cui Basile accusa Scurria di non capire nulla di programmazione europea è da manuale. Manuale del perfetto inconsapevole. “Come faccia un candidato a sindaco della città di Messina a non conoscere la programmazione del Comune in materia di fondi extrabilancio e pianificazione territoriale resta davvero un mistero”.
Noi, invece, ci domandiamo come faccia un sindaco, per quanto con responsabilità condivisa, definito dal suo dante causa Cateno De Luca “un mago dei numeri”, a dare l’impressione di non conoscere le basi della programmazione europea. Chi ha scritto il comunicato stampa per conto di Basile (e non ci riferiamo all’ufficio stampa) ha uno stile arrogante, da bulletto che cerca di farsi largo nella società a gomitate, ben riconoscibile. Il riferimento, ovviamente, non è al sindaco di Taormina. Vediamo, quindi, di smontare le narrazioni fantasiose di quella Corte dei Miracoli che negli ultimi anni è stato Palazzo Zanca, dopo l’abbandono di De Luca e, soprattutto, dopo l’uscita di scena dell’assessore alla Programmazione Europea Carlotta Previti. Che dopo aver capito che a lavare la testa all’asino si perdono tempo e sapone, ha salutato e se n’è andata altrove senza troppi rimpianti.
Vediamo adesso, frase per frase, tutti gli errori di un testo che trasuda ignoranza come un venditore di cocomeri in spiaggia a Ferragosto.
“Marcello Scurria continua a ripetere, come un disco rotto, che sarebbero stati persi 71 milioni di euro per l’I Hub senza sapere realmente di cosa sta parlando. Noi lo abbiamo già detto più volte: lo aspettiamo per un confronto pubblico, che inevitabilmente ci sarà. Nel frattempo, però, gli consigliamo di studiare almeno il linguaggio dei fondi extrabilancio, così da capire di cosa si parla senza limitarsi a leggere i pizzini che altri gli passano”.
Il confronto tra i due, il sindaco uscente Federico Basile-Christian de Neuvillette e Marcello Scurria al momento non ci interessa, anche se, come vedremo, i fondi persi sono un po’ meno di 71. È sul linguaggio dei fondi senza bilancio e su altre palesi inesattezze che ci vogliamo soffermare.
“L’I Hub – idea del sindaco Cateno De Luca e mai abbandonata dalla nostra amministrazione – prevede la realizzazione di un centro di coworking destinato alle start up, uno spazio pensato per accogliere idee innovative e imprenditoriali, in convenzione con l’Università di Messina -si legge nella nota stampa. È un progetto che è tutt’oggi presente nella programmazione del Comune di Messina, ma evidentemente bisogna saper leggere le carte per comprendere le scelte politiche e amministrative”. Prima inesattezza: l’I-Hub è un’idea dell’assessore Previti e attribuirla a De Luca, facendogli fare la figura di quello che si prende i meriti delle intuizioni altrui non è carino né elegante, oltre che controproducente per i rapporti interni che, da quanto riferiscono i rumors di Palazzo Zanca, pare siano già abbastanza tesi. Quanto al fatto che sia presente nella programmazione del Comune di Messina nessuno lo nega: il problema, però, è che dalle nostre ricerche effettuate su Open Coesione di un I-Hub, per quanto rimodulato, non c’è più traccia. Sparito. Introvabile. Svanito in quel porto delle nebbie che è la narrazione di Palazzo Zanca degli ultimi anni e chissà che non si trovi qualcosa tra i flutti di Giardini Naxos.
Secondo errore. “Intanto sgomberiamo il campo da una narrazione completamente sbagliata: non è vero che si sarebbero persi 71 milioni di euro per l’I Hub”. Vero: se ne sono persi oltre 60, forse 63 come abbiamo scritto in questo articolo, ma non possiamo essere precisi perché della rendicontazione del progetto originario, quello dell’assessore Previti non si trova una riga. Come non si trova nulla del secondo progetto, quello rimodulato a una cinquantina di milioni. Non lo diciamo noi: lo dice Open Coesione, la Bibbia di chi segue la programmazione pubblica.
Andiamo avanti. “In origine il progetto era finanziato attraverso tre linee di finanziamento: *PON Metro 2014-2020, POC Metro 2014-2020 e PON Plus 2014-2020. Nel 2023, anno di chiusura della spesa del PON Metro 2014-2020, una parte delle risorse inizialmente destinate all’I-Hub è stata utilizzata per interventi di rigenerazione urbana, come la realizzazione di asfalti permeabili, marciapiedi e opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche”. E qui siamo alla follia. Non solo perché chi ha passato queste informazioni all’ufficio stampa ammette candidamente di avere trasferito somme destinate allo sviluppo dell’impresa a Messina a opere per le quali avrebbe dovuto attingere ad altri fondi (a partire dagli 80 milioni di euro per il rifacimento delle strade strombazzati nel 2023 da De Luca e dall’assessore alla Mobilità Salvatore Mondello e dei quali, anche in questo caso, non si sa più nulla) ma anche perché nulla si dice delle altre due linee di finanziamento. Per inciso: quando cominci a parlare per sigle e non sei a un convegno riservato a tecnici del settore, non solo non vuoi farti capire ma, probabilmente, non hai capito molto neanche tu. Giusto un’infarinatura, sulla quale però è facile scivolare. E farsi male.
“Allo stesso tempo -aggiunge Basile o chi per lui- i costi di demolizione inizialmente stimati in circa 14 milioni di euro si sono ridotti a circa 3,5 milioni, generando quindi economie significative”. Bello. Ma attraverso quale alchimia si è passati da una spesa di 14 milioni a 3 e mezzo, con una riduzione dei costi del 75%? Non 7,5%, ma 75%. Qualcuno dovrebbe spiegarlo. Ma con le carte in mano, non a voce.
“Questo significa che nessuna risorsa è stata persa: le somme del PON Metro sono state utilizzate per interventi di rigenerazione urbana e quelle destinate alla demolizione, ridimensionate rispetto alle previsioni iniziali, sono rimaste sul POC 2014-2020”. E anche qui dispiace sottolinearlo ma non è vero: perché sul POC 2014-2020 dell’I-Hub non c’è più traccia. Controllare su Open Coesione per credere.
“Il progetto I Hub, che inizialmente si attestava intorno ai 71 milioni di euro, si è così ridefinito su un costo complessivo di circa 50 milioni di euro. Nel frattempo, però, la città di Messina ha visto aprirsi nuove opportunità strategiche”.
Basile ricorda infatti che “già nel 2024 l’amministrazione ha avviato un percorso per il recupero della Real Dogana e si sono aperti importanti margini di trattativa con RFI per l’utilizzo di diversi siti dismessi. Questo percorso si è concretizzato con la convenzione sottoscritta il 31 dicembre 2025, che ha consentito al Comune di poter programmare l’utilizzo di queste aree. Con la disponibilità di immobili dismessi di RFI, tra l’altro in discreto stato di conservazione, è stata quindi presa una decisione strategica: realizzare l’I Hub proprio in queste aree, destinando invece l’area degli ex Silos e della Casa del Portuale a spazi pubblici, verdi e di diretta fruizione per i cittadini, con investimenti complessivamente inferiori”.
Ricapitolando: l’avveniristico I-Hub immaginato, ideato e programmato da Carlotta Previti è stato ridimensionato nei costi e trasferito in siti vecchi e dismessi di RFI a Gazzi (sempre che il progetto esista, visto che nessuno lo ha mai visto e che non risulta su Open Coesione) e nei luoghi nei quali era previsto il biglietto da visita di una Messina imprenditoriale e che guarda al futuro dovrebbe sorgere (il condizionale è d’obbligo visto che su Open Coesione il progetto a cui fa riferimento Basile risulta non avviato) un giardinetto sopraelevato.
“Le valutazioni tecniche hanno dimostrato che con 50 milioni di euro è possibile realizzare sia l’I Hub – con gli stessi volumi e superfici previsti originariamente – sia la rigenerazione complessiva dell’area della ex Casa del Portuale, della Real Dogana, del viale San Martino basso e della piazza Cairoli bassa”. Di chi siano le valutazioni tecniche di cui parla Basile non è dato saperlo, anche se sarebbe interessante conoscere i nomi degli esperti in questione. Altro dato interessante: visto che 21 milioni di euro non sono bruscolini, come è possibile realizzare l’I-Hub “con gli stessi volumi e superfici previsti originariamente, sia la rigenerazione complessiva dell’area della ex Casa del Portuale, della Real Dogana, del viale San Martino basso e della piazza Cairoli bassa” ma spendendo il 29,58% in meno?
“Inoltre – aggiunge il Basile – grazie alla convenzione con l’Agenzia del Demanio, le attività di progettazione saranno finanziate con 1 milione di euro messo a disposizione dalla stessa Agenzia. Risorse che, proprio perché risparmiate sulla progettazione, potranno essere destinate direttamente a lavori e servizi per la città”. Affermazione, questa, che si può liquidare con una sola parola: briciole. Ché parlare del milione di euro trasferito dalla progettazione a lavori e servizi in una città che nonostante la pioggia di milioni degli ultimi 10 anni è ancora un disastro dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi è davvero sconcertante.
E adesso i proclami. “Il cronoprogramma degli interventi è già definito: entro giugno sarà pubblicata la gara d’appalto per i lavori di pavimentazione e rigenerazione della Real Dogana, del viale San Martino basso e della piazza Cairoli bassa; entro dicembre sarà acquisita la progettazione della terrazza panoramica, con gara prevista nei primi mesi del 2027 e conclusione dei lavori entro dicembre 2030; parallelamente, attraverso un’ulteriore convenzione con l’Agenzia del Demanio, è in corso la progettazione dell’I Hub, che sarà completata nel 2026, con avvio delle gare nel 2027 e completamento degli interventi entro il 2030. Tutto questo – conclude Basile – è molto semplice: è tutto scritto negli atti, pubblicato e trasparente per chi vuole informarsi”. Scritto talmente bene, che Messina non ha rendicontato quanto fatto per l’I-Hub, tant’è che lo ha dovuto rifinanziare con una nuova programmazione. Quanto al fatto che sia “tutto pubblicato e trasparente”, sarebbe vero se questa amministrazione non dimostrasse un rigoroso rispetto della normativa che consente di eliminare dopo 15 giorni dall’Albo Pretorio online le delibere e che qualsiasi controllo a ritroso, diversamente da quanto avveniva prima che il sito del Comune fosse modificato in maniera scellerata, sia di fatto impossibile.
“Nessun euro è stato perso -tuona ancora Basile, con il tono da “magnifiche sorti e progressive”. Al contrario, sono stati ottimizzati costi, economie e utilizzo di aree che prima non erano disponibili, con l’obiettivo di realizzare più interventi e creare maggiori opportunità per la città e per i messinesi”. Allora, posto che dell’I-Hub è stato rendicontato appena il 10% e che su questo progetto (ma forse non è l’unico) incombe una fitta nebbia, sarebbe bello se l’ormai ex amministrazione Basile, tra un post e una diretta, facesse lo sforzo di pubblicare tutte le rendicontazioni di quanto fatto fino al 7 febbraio 2026. Sarebbe, appunto, ma non è detto che succeda.

