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EDITORIALE. Messina, l’arcivescovo bacchetta il sindaco: persa l’occasione perfetta per tacere

MESSINA. Niente, è più forte di loro. Dovrebbero pensare a pascolare il proprio gregge cattolico e invece si impicciano dei comportamenti altrui. Ve la ricordate Luciana Littizzetto quando prendeva in giro il cardinale Camillo Ruini che anni fa non perdeva l’occasione per esprimere la propria opinione su tutto? “Eminems, non ci tenga sulle spine -lo prendeva in giro l’attrice- quest’anno panettone o pandoro. Babbo Natale o Befana?”. Ecco, oggi l’arcivescovo Accolla si è comportato esattamente come il suo collega Ruini, intervenendo a sproposito, soprattutto visto il momento.

 

Per noi cristiani, anche per chi come me non è cattolico, la Pasqua è la festa più importante. È la festa della Resurrezione, Dio che si è fatto uomo e si sacrifica per la nostra salvezza. Una festa di amore, pace, comprensione e fraternità. Ed ecco che arriva Accolla e durante l’omelia pasquale si permette di uscire dal seminato e di criticare il sindaco della città che lo ospita. Un’uscita infelice quella dell’arcivescovo di Messina, espressa con un ardore degno di ben altra causa. Per esempio, quella della pedofilia di preti, frati e suore (a proposito, il frate della chiesa di San Domenico al Dazio denunciato nell’aprile 2015 da un camionista veneto che fine ha fatto? Qualcuno ne ha notizie?) della quale tanto si sussurra anche a Messina ma che, come la polvere, è costantemente messa sotto i tappeti.

 

Ben vengano gli interventi pubblici della Chiesa Cattolica nel sociale, a favore dei più deboli e degli immigrati. Per il resto, restate nelle vostre parrocchie e state buonini. Tra l’altro, a differenza di un ottimo arcivescovo che lo ha preceduto, Giovanni Marra, fortemente attento ai bisogni dei lavoratori e dei poveri, non mi risulta che Accolla, a parte qualche frase di circostanza, abbia mosso un dito per loro. Anzi. “La prima volta che ho avuto il piacere di incontrarla ero con dei lavoratori in protesta -scrive la sindacalista Clara Crocè in un post su facebook. Alcuni lavoratori Le hanno chiesto aiuto. Lei ha fatto spallucce, è entrato al PalaCultura e non ha proferito una sola sillaba per i lavoratori che erano fuori in protesta. Questo episodio, in queste ore, me lo hanno ricordato quei lavoratori che Lei ha trattato con sufficienza. A volte i comportamenti eleganti fanno male più di una volgarità”.

 

“Il vescovo di Messina, invece di stemperare come avrebbe dovuto fare, non ha fatto altro nella sua omelia che dividere ancora di più -aggiunge un altro sindacalista, Gianluca Gangemi. Personalmente avrei preferito e gradito una sua posizione più neutrale, soprattutto perché in questi ultimi tempi siamo costretti ad ascoltare di azioni gravissime di alcuni preti nel mondo, che non meritano altro che un profondo sdegno. Avrei preferito che il vescovo dicesse: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Spero di non dover mai più parlare di queste cose che reputo “pagliuzze negli occhi” e invito tutti, ma proprio tutti nessuno escluso, se si vuole proprio parlare del sindaco di Messina, a farlo entrando solo nel merito della sua azione amministrativa, perché alla fine della fiera a noi cittadini deve interessare solo questo”.

 

Sia chiaro, è indiscutibile che il linguaggio del sindaco De Luca debba essere riveduto e corretto e anche velocemente, ma è bene che preti, suore e arcivescovi vari profondano le proprie energie negli ambiti di loro competenza. altrimenti ritorniamo ai tempi di Don Camillo e Peppone e ai parroci che durante la messa invitavano a votare per la DC e contro l’aborto e il divorzio.

 

E sempre in tema di grandi accusatori delle pessime maniere di De Luca, sarebbe interessante capire come l‘avvocato Santi Delia, che ieri ha presentato un esposto contro il sindaco per il turpiloquio utilizzato chiamando in causa Procura, Prefettura, ministero degli Interni, arcivescovado e Garante dei Minori (così abbiamo scoperto che c’è anche a Messina) abbia potuto rilasciare stamane un’intervista a Rai Tre a piazza Antonello. No, perché magari la memoria ci inganna e ci sbagliamo, ma oggi e domani non era stato vietato tassativamente uscire di casa? Oppure dobbiamo pensare che le regole valgono solo in alcuni casi e in altri no?

 

Aggiornamento ore 19.11

 

Dall’avvocato Santi Delia, riceviamo e pubblichiamo: “Gent.le Dottoressa,

leggo con rammarico che nel Suo editoriale si rivolge a me come tra i “grandi accusatori delle pessime maniere di De Luca”, contestandomi che “sarebbe interessante capire come l‘avvocato Santi Delia, che ieri ha presentato un esposto contro il sindaco per il turpiloquio utilizzato chiamando in causa Procura, Prefettura, ministero degli Interni, arcivescovado e Garante dei Minori (così abbiamo scoperto che c’è anche a Messina) abbia potuto rilasciare stamane un’intervista a Rai Tre a piazza Antonello”.

Ebbene, Le evidenzio che gli errori di percezione sono in più di un passaggio e sono qui ad evidenziarli chiedendo, con fermezza, di rettificare. L’esposto non ha affatto criticato le “pessime maniere di De Luca”. Probabilmente non nè è in possesso (dell’esposto) e, se così fosse, è mia cura inviarlo. Valuterà Lei, se non lo avesse letto, se fosse stato opportuno, verificare le fonti prima di scrivere su di un testo giuridico e non su di un fatto. L’esposto, come può leggere, lamenta l’inadeguatezza del messaggio di protezione civile che le auto hanno trasmesso tramite altoparlanti.

Non ho criticato “De Luca” per aver usato tale hastag in televisione, sui suoi canali facebook o in qualsiasi altra sede (cosa che era già accaduta senza che mi fossi scomodato ed avessi accettato in tal senso un mandato). Non è giuridicamente rilevante. Chi non lo vuole ascoltare può non accendere la tv o accedere ai social. C’è una scelta volitiva. Nella diffusione tramite altoparlante, a contrario, tale scelta non c’è perchè, per sua natura, il messaggio DEVE entrare nelle case di tutti per l’importanza strategica (di protezione civile e controllo del territorio durante una situazione di emergenza) del messaggio. Il tema dunque, è aver inserito quell’espressione in quel messaggio ed in quel contesto.

Non valuto le “pessime maniere di De Luca” (che Lei ha definito tali), come scrive, non facendo il politico, non avendo avuto nè cercando ruoli istituzionali e di rappresentanza. Sono  un cittadino e faccio l’Avvocato ed in tale veste ho stigmatizzato giuridicamente il messaggio chiedendone la rimozione. Rimozione che, a quanto apprendo, è avvenuta. Punto. Non vedo nè pagliuzze nè pagliai (come si sottolinea in altre parti dell’editoriale) e ho limitato la mia critica giuridica al provvedimento (perchè tale è la trasmissione del messaggio sulle auto tramite altoparlanti) amministrativo (come lo è, come caso di scuola, il segnale del vigile al semaforo). E’ parimenti errato che mi contesta di aver rilasciato un’intervista uscendo di casa chiedendosi “ma oggi e domani non era stato vietato tassativamente uscire di casa? Oppure dobbiamo pensare che le regole valgono solo in alcuni casi e in altri no?”. La risposta è no.

Tanto nel giorno di Pasqua quanto oggi si può uscire per le attività consentite. Così come, a quanto apprendo, il Sindaco, ha consegnato all’anziana madre una cuddura regalata da non so quale Panificio lasciando la sua abitazione al fine di sostentare l’anziana madre (scusi la ripetizione) – e giuridicamente dubito seriamente della validità della circostanza giustificativa perchè non vedo sostentamento in tale dazione -, allo stesso modo, nell’ambito del mandato conferito per l’esposto di cui si è occupata, ho rilasciato l’intervista sotto il mio studio. Con il giornalista, difatti, si è preferito accorciare al minimo i tempi ed evitare di entrare, uscire e verificare luci ed esposizione e farla direttamente in strada. Peraltro, anche in tal caso, a poche centinaia di metri da casa. La fortuna di avere casa e bottega vicini… Le attività consentite, anche ieri e oggi, dunque, rimangono quelle del lavoro. Così come Lei per scrivere il Suo editoriale ha lavorato, probabilmente da casa, anche io ho lavorato concedendo l’intervista alla Rai nell’ambito, anche da parte loro, di attività consentita in tali giorni. E’ noto, difatti, che ieri le edicole erano persino aperte e l’informazione non si è fermata.

Con tali precisazioni mi preme evidenziarLe, ove non fosse chiaro, il fatto che chi scrive non fa politica ma l’Avvocato. Non ho mai ricevuto un incarico professionali nè da chi ha preceduto De Luca nè, evidentemente, da De Luca stesso. Per questo non devo ringraziare nessuno e posso ritenermi libero di difendere chi credo anche se , in alcuni casi come evidentemente questo, qualcuno può infastidirsi. Sono un uomo libero e come tale indirizzo le mie opinioni e le mie scelte professionali. La ringrazio dell’attenzione e attendo Suo riscontro. Cordialità”.

 

Foto d’archivio. L’arcivescovo Accolla in visita a Barcellona Pozzo di Gotto

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.