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Edipower, la CUB: non barattare la salute con il lavoro

La centrale Edipower di San Filippo del Mela

La Confederazione Unitaria di Base di Messina contro la centrale Edipower di San Filippo del Mela, controllata dalla multinazionale francese A2A, e agli altri sindacati chiede di “non barattare il diritto al lavoro con il diritto alla salute”.

Il progetto industriale della società prevede la chiusura a breve di alcune linee ad olio combustibile e l’attivazione di una linea a CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti).

“Ci chiediamo quante altre linee saranno trasformate a CSS e se questo sarà sufficiente a garantire i livelli occupazionali -chiede Federico Magro, del coordinamento provinciale del sindacato autonomo. In Sicilia gli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) per la produzione di CSS sono oggi insufficienti e fanno gola anche ai cementifici, e ciò potrebbe generare problemi di produzione che sicuramente ricadranno sui lavoratori. 

La Confederazione Unitaria di Base è contraria all’incenerimento dei rifiuti, perché distrugge risorse comuni e posti di lavoro che una gestione sostenibile potrebbe creare con il recupero delle materie prime seconde. La CUB è anche contraria alla produzione di CSS, una forma di subdolo

incenerimento mascherato, che grazie allo scellerato decreto Clini del 15 febbraio 2013 è dichiarato oggi solo un rifiuto speciale (quindi trasportabile e commercializzabile), caso unico in Europa.

L’incenerimento del CSS, le cui emissioni sono dichiarate poco inquinanti solo dai produttori e da chi lo vuol bruciare, verrebbe a impiantarsi in un territorio già pieno di criticità, quale la Valle del Mela (acciaieria, raffineria, centrale, elettrodotti, amianto e altro) dove svariati studi epidemiologici hanno evidenziato gravi rischi per la salute pubblica. 

Alle altre organizzazioni sindacali, che stanno supinamente accettando il ricatto occupazionale, nascosto dietro il progetto CSS all’Edipower, chiediamo quanto ancora si può barattare il diritto al lavoro con il diritto alla salute.

Ad A2A chiediamo come mai una multinazionale del suo calibro possieda il 3% della società TirrenoAmbiente, per un controvalore di appena 150 mila euro. Cifra che A2A usa e incassa in pochi minuti. Sarà forse perché Tirrenoambiente sta approntando un impianto di TMB-CSS? Così i  cittadini pagheranno con la TARES i costi per la stabilizzazione dei rifuiti e la produzione di CSS, che TirrenoAmbiente cederà all’Edipower. Le emissioni poi le respireranno gli abitanti della Valle del Mela. Un bell’affare: si trasformano i denari dei cittadini e la loro salute nel profitto di pochi affaristi”.