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Edilizia pubblica, tra affitti da riscuotere e abusivi

da sin. Tonino Genovese e Loris Foti
Tre milioni e trecentomila euro. Secondo il Sicet Cisl di Messina a tanto ammontano i crediti che il Comune di Messina vanta nei confronti dei propri inquilini. Una somma parzialmente inclusa nel bilancio preventivo del 2010, che difficilmente però potrà essere inserita in quello consuntivo. Per un patrimonio immobiliare di 2 mila appartamenti, fino a poco tempo fa la riscossione dei crediti era affidata a due sole persone. E adesso che una di queste, un dirigente che ha chiesto di essere trasferito altrove, probabilmente anche a causa delle minacce ricevute, le possibilità di incassare quanto dovuto, prima quasi inesistenti, adesso sono del tutto azzerate. Anche perché, sembra che il superstite sia privo degli strumenti necessari per calcolare gli affitti.

“La verità -spiega Loris Foti, segretario del Sicet Cisl, il sindacato degli inquilini- è che questo è un aspetto che fa paura. Altrimenti come si potrebbe spiegare come sia possibile che l’amministrazione di Palazzo Zanca rinunci ad incassare dei crediti di questa entità”. Ma c’è anche chi, pretendendo di rimanere rigorosamente anonimo, sostiene che una situazione del genere non fa altro che legittimare la costituzione della società Zancle, che si occuperà proprio della riscossione tributi.

E se ci si sposta all’Iacp non è che le cose vadano meglio. L’Istituto autonomo case popolari possiede 10 mila appartamenti tra la città e la provincia, ma a quanto ammontino i crediti da esigere e se si riesca ad incassarli non è dato saperlo, visto che stando alle dichiarazioni del sindacato, è da sei mesi che il Sicet aspetta di ricevere questi dati.

Una legge risalente al 2002 prevedeva che tutti coloro che al 31 dicembre 2001 risultavano residenti in alloggi pubblici e non erano in regola con il pagamento del canone, avrebbero potuto sanare la propria posizione anche pagando a rate gli

arretrati in 10 anni. Un’occasione persa, visto che delle ispezioni previste per verificare lo stato delle cose non ce n’è stata traccia, e che di fatto vanifica l’ipotesi di fare cassa vendendo gli immobili, perché non è possibile acquistare la casa assegnata se prima non si sanano le posizioni pregresse.

Ma nella giungla degli affitti pubblici, c’è anche un altro aspetto sul quale si preferisce glissare: chi vive in case del genere, ogni due anni deve dimostrare di averne diritto. Ma quando si inviano i moduli gli inquilini non rispondono neanche e tutto finisce lì, creando un vortice di illegalità e di soprusi a discapito di chi a quegli appartamenti ha davvero diritto.

“Una situazione indifendibile -commenta ancora Foti, che venerdì scorso ha presentato con il segretario generale della Cisl Tonino Genovese- che se non ci si attiva velocemente andrà sempre peggio. Illegalità e abusi prospereranno, danneggiando di chi non si può permettere un affitto con privati”.

Rispetto agli 86 euro di media degli affitti pubblici, nel privato si paga 10 volte tanto. Ma se non si fa chiarezza sugli appartamenti occupati da chi non ne ha diritto, i più deboli dovranno soccombere ad un mercato senza regole come quello privato. Intanto, secondo i dati raccolti dal Sicet, a fonte di una richiesta di 37 mila appartamenti, a Messina l’edilizia residenziale pubblica ne mette a disposizione solo 6 mila. Situazione questa, determinata anche dal fatto che negli ultimi 10-15 anni gli unici alloggi pubblici costruiti sono quelli destinati al Piano di Risanamento, che è cosa ben diversa.

Nel 2009 è stato costituito l’Osservatorio dell’abitare del Comune di Messina, ma è rimasto sulla carta. Da qui la richiesta del Sicet di attivare un tavolo tecnico che dovrà lavorare al censimento dei soggetti morosi per fasce di reddito e tipologia abitazione, alla stipula di piani di rientro personalizzati con garanzia, alle convenzioni con gli istituti di credito, all’attivazione di strumenti di mediazione ed all’Istituzione di un Fondo per la manutenzione straordinaria.