Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

E su Gianpiero tutti d’accordo

Gianpiero D'Alia, capogruppo UDC al Senato

Tutti lo vogliono, tutti lo chiamano. Lui lo sa. Gianpiero D’Alia è il nome che circola con insistenza per la successione a Raffaele Lombardo. Il nome del senatore messinese, però, per i paradossi dello strano momento politico, ricorre sia nelle ipotesi del PD che di quelle del PDL. 

Sull’esempio di Pierferdinando Casini, suo leader nazionale, con una serie di abili mosse Giampiero D’Alia ha dato centralità a se stesso e alla propria forza politica nonostante in termini numerici dopo l’uscita prima di Totò Cuffaro e poi di Saverio Romano, l’UDC siciliana sia sensibilmente dimagrita. 

Prima dentro il Governo Lombardo, anche dopo il ribaltone, poi fuori. Nel frattempo un profilo forte antiberlusconiano e antipontista. Per un’immagine sempre più innovativa rispetto alla macchina di voti del vecchio Totò D’Alia. Ma con Berlusconi fuori gioco l’interlocuzione dell’UDC nazionale con il sicilianissimo leader azzuro Angelino Alfano ha offerto a Giampiero D’Alia ulteriori carte da giocare. 

L’alleanza in funzione antipidiellina con il PD di Francantonio Genovese sembrava cosa fatta e si sarebbe dovuta sigillare con segnali chiari nelle città al voto il 6 e il 7 maggio prossimi. In tanti Comuni, con enfasi a Palermo, l’UDC ha fatto asse con il PDL spesso costringendo il PD a rompere con i tradizionali alleati della sinistra per rimanere bloccato al centro con alleanze tutt’altro che larghe con FLI ed MPA, come è capitato a Barcellona, il più grosso centro messinese al voto. 

Ma è la prossima partita, quella per le elezioni regionali,

ad essere decisiva. I democratici, dopo l’esperienza del Governo Lombardo, sono costretti ad inventarsi qualcosa per essere della partita. Avendo logorato molto voto d’opinione alla propria sinistra che potrebbe essere recuperato da SEL ed IDV e non fidandosi troppo di quel che resta dell’MPA, i dirigenti del PD potrebbero offrire proprio a D’Alia la guida di una coalizione che punti a diventare maggioranza all’ARS. Certo Peppe Lumia che già stava scaldando i motori potrebbe provare a resistere, come lo stesso Rosario Crocetta, che ha lasciato la guida della Commissione Antimafia al Parlamento Europeo a Sonia Alfano e che da Bruxelles voleva prendere la rincorsa per Palazzo dei Normanni. 

Allo stesso tempo, il lavorio per la ricostituzione del rassemblemant dei moderati che si disegna nei progetti di Alfano e Casini, alternativi ma finalizzati allo stesso obiettivo, farebbe del capogruppo centrista al Senato quasi un candidato naturale. E nell’alleanza con cui più o meno da vent’anni governa importanti centri siciliani, prima targata Forza Italia-AN-CCD poi PDL-UDC, il leader postdemocristiano potrebbe avere ancor meno rivali. 

Per Gianpiero D’Alia si tratta di un passaggio cruciale. Puntare alla guida della Regione con l’ambizione di darsi un profilo da leader nazionale, sulle esempio di Formigoni o Vendola, è una possibilità che stuzzica molto il parlamentare messinese. Allo stesso modo, e forse di più, per Giampiero D’Alia conta il ruolo che gli altri due grandi partiti gli hanno assegnato. Chi va con l’UDC vince facile, questo pensano gli strateghi di PD e PDL. Un grande vantaggio competitivo per il leader centrista, che, anche qualora rinunciasse di correre per la guida della Regione, saprà trarre il massimo risultato da questa condizione.