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E la chiamano estate (mica Lourdes)

Simona Piraino

All’inizio della stagione calda mi ero ripromessa di tirarmi a lucido come una Lamborghini e staccarmi di dosso l’etichetta di single.

D’altronde, il duemilatredici è stato l’anno degli eventi dal carattere “eccezionale”: l’anno in cui il papa abdica, Berlusconi è condannato, Accorinti diventa sindaco e, per consecutio statistica, anche io dovrei essere miracolata dall’incontro con uno o più uomini con cui intrattenermi in modo ameno e sudato.

Effettivamente, di soggetti che a vario titolo usano definirsi “uomini” (leggi: millantato credito) ne ho incontrati.

Individui con un equilibrio psico-relazionale che manco il casting de “Il sesto senso” (Vedo la gente morta). Soggetti che sembravano usciti direttamente dalla fantascienza della Marvel (e non nel senso di supereroi).

Ho conosciuto uomini che si inventano party in piscina: che quando arrivi speranzosa col pareo quello buono e una bottiglia di ribolla gialla, ti accorgi che l’unico invitato oltre te, deve essere, per forza di cose, Susan Sue Storm (la donna invisibile ndr).

Uomini dalla dialettica compiacente e dalla fisicità approfondibile che, dopo averti solleticato l’ipotalamo con Gianluca

Maria Tavarelli e Mordecai Richler, sarebbero disposti a pagarti affinché non divulghi gli screenshot delle conversazioni. Uomini che ti ammorbano con la richiesta di un appuntamento perché “mi sei sempre piaciuta” ma non si curano di modificare la foto-profilo di un anulare femminile con il trilogy.

Ho anche saputo (la condivisione di esperienze con le sorelle è sempre un toccasana) di uomini di grande spessore culturale che, prima di lasciarsi andare al turbinio della passione sessuale, scostano l’abbraccio della partner per piegare e riporre meticolosamente i vestiti. E di taluni che, dietro le lenti a specchio dei Rayban, inorridiscono ché non hanno mai conosciuto una che fa discorsi da maschi.

Ecco, oggi avrei voluto scrivere delle mie avventure seduttive, raccontare di menage esotici consumati su spiagge deserte. La mia etica da blogger m’impone, purtroppo, l’aderenza alle verità storiche che continuano a essere tristi e sincopate.

In sostanza, senza gli afflati e i toni promiscui di Justine e De Sade, la mia sabbiosa estate è scivolata mollemente tra le parole di Bruno Martino e quelle di Ivan Il’ič, lasciandomi l’amara conclusione che non esistono più le mezze stagioni di una volta, quelle in cui la Nivea era solo una scusa per farsi mettere le mani addosso.