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La Notte della Cultura non dà spazio ad Antonello

Scaletta già pronta, spazi riempiti, programmi stampati. Ma la quarta edizione della Notte della Cultura, prevista per il 25 febbraio, quest’anno non vedrà protagonista anche la mostra della riproduzione fotografica delle opere di Antonello da Messina che, inaugurata il 3 febbraio, il 19 dovrà lasciare gli spazi del PalaCultura a lui dedicato.

La richiesta della onlus Trapper, promotrice dell’iniziativa, a Giovanna Famà, dirigente della Soprintendenza è stata presentata per tempo. Ma i luoghi non sono più disponibili, rendendo vana questa possibilità a meno che non si individui un altro luogo dove allestirla. “La risposta è stata negativa a causa delle numerose iniziative che prenderanno vita la notte del 25 febbraio nei locali del Palazzo della Cultura -spiega Giacomo Chillè della onlus. L’alternativa che ci è stata proposta è quella di cercare un altro posto che ci ospiti, ma al momento siamo ancora alla ricerca”.

Trovare un luogo libero a pochi giorni dalla Notte della Cultura non sarà semplice. Ma il dato essenziale è che sia un luogo adatto quanto questo. Perché se il nostro Palacultura è stato dedicato al pittore quattrocentesco, il motivo va oltre la fama mondiale che rende orgogliosa la nostra città. Antonello viveva in questa zona -puntualizza Chilllè- a pochi isolati dalla chiesa di San Francesco d’Assisi. Passeggiava per queste vie e questo era il luogo in cui ha vissuto la sua vita messinese”.

Diversi sono i quadri, commissionati appositamente per la mostra dalla Trapper onlus, che hanno come sfondo delle famose “Crocifissioni”o della ”Pietà con tre angeli” porzioni della Messina di quel periodo: la valle di Camaro per il primo, la chiesa di San Francesco per il secondo, perfettamente riconoscibile con la sua abside in primo piano.

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“Antonello degli Antoni -continua Chillè- ha sempre avuto Messina nel cuore nonostante avesse preso più volte la via del Continente. Ne è prova la firma che apponeva egli stesso alle sue opere: ‘Antonello Messaneus me pinxit’. Motivo questo, per il quale lo si ricorda ancora oggi con il luogo di provenienza aggiunto al nome. La nostra città era decisamente, un punto di riferimento per il pittore, che decise di tornare nel 1476 per passare gli ultimi momenti della sua vita nella terra d’origine”.

Lo stimolo al sentimento d’appartenenza e di responsabilità verso la terra natia è stato uno dei tanti obiettivi che ha investito l’iniziativa antonelliana nel 533° anniversario della scomparsa. “Oltre la rivalutazione delle opere, fin troppo conservate nei “cassetti” dalla città, noi della Trapper onlus abbiamo voluto dare una scrollata alla cittadinanza. Antonello rappresenta  un riferimento da cui prendere esempio, soprattutto in una realtà in cui dilaga una deresponsabilizzazione sociale. La spinta in tal senso è stata talmente voluta, che la Trapper si è resa protagonista di qualsiasi aspetto gestionale e organizzativo riguardante la commissione e il pagamento dei quadri”.

Senza dubbio un Antonello, anche se non originale, esposto durante la Notte della Cultura avrebbe potuto avere un riscontro più acceso, senza nulla da togliere al successo della mostra, rispetto a quello riscosso dal mettere a confronto i due Caravaggio nel corso della precedente edizione.

Se la ricerca di un altro luogo dove allestire la mostra non andrà a buon fine, sarà comunque possibile onorare la memoria le pittore il 25 ed il 26 febbraio quando si apriranno al pubblico i resti del monastero di Santa Maria di Gesù, dove pare che abbia trovato sepoltura il corpo del pittore.