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Donne, quando il lavoro è una colpa

La loro unica colpa è quella di essere donne. Per di più economicamente deboli e quindi costrette ad accettare qualunque tipo di impiego, anche quello di operaie nei 12 cantieri lavoro del Comune aperti a fine maggio per sistemare i marciapiedi cittadini. Su 81 addetti le donne sono 60 ed è soprattutto su loro che si riversa la brutalità di chi passa. 

Con dignità alcune di loro accettano di raccontare le umiliazioni quotidiane alle quali sono sottoposte continuamente. “Proprio un paio di giorni fa una passante mi ha sbattuto addosso la borsa dello shopping, forse perché non mi sono spostata abbastanza velocemente -racconta una bella ragazza bruna, molto composta nei modi. Ma noi siamo qui per lavorare e cerchiamo di farlo nel miglior modo possibile”. Gli insulti gratuiti a sfondo sessuale sono all’ordine del giorno e opporsi o rispondere non serve a niente. “Sono una madre di famiglia -racconta un’altra operaia- e vengo qui perché mio marito è disoccupato. L’altro giorno un ragazzo che potrebbe essere mio figlio mi ha apostrofato in maniera molto volgare e pesante e non c’è stato uno solo dei passanti che hanno sentito che mi abbia difeso. Qual è la nostra colpa? Avere bisogno di un lavoro a tutti costi per le nostre famiglie?”. 

“Di questa situazione non sapevo nulla -dichiara Daniele David, segretario provinciale della Fillea Cgil. E’ evidente che una situazione del genere è inaccettabile e ci muoveremo velocemente per impedire che questi episodi vergognosi e indegni di una città civile si ripetano in futuro”. 

Ma quella dei cantieri lavoro è una vertenza calda sotto tutti i punti

di vista. Il Comune non ha ancora pagato il primo stipendio e la Cgil ha già dichiarato lo stato di agitazione. E se non ci saranno risposte entro pochi giorni allora si passerà allo sciopero ad oltranza. 

Daniele David, Fillea Cgil

In discussione non c’è solo il salario ancora da ricevere nonostante gli operai stiano lavorando da fine maggio, ma anche molte, troppe incertezze contrattuali sulle quali non si riesce a fare chiarezza. “Questi cantieri sono stati attivati con finanziamenti europei -spiega Daniele David, segretario provinciale della Fillea Cgil di Messina- ed il trattamento del personale e la gestione complessiva devono fare riferimento ai Programmi Comunitari. Invece, nonostante questi operai stiano lavorando da oltre un mese, ancora non è stato chiarito se hanno diritto, come del resto tutti i lavoratori dipendenti, all’indennità di disoccupazione, al trattamento della malattia ed al congedo parentale. Tra l’altro -aggiunge David- tutte le disposizioni che li riguardano sono contenute nel “Manuale pratico per la gestione per i cantieri di lavoro per disoccupati”, che però a pag. 14 li definisce sia “allievi” (ma i cantieri scuola sono un’altra cosa) che “lavoratori-disoccupati”: un ossimoro incomprensibile che alimenta la mancanza di chiarezza che ha contraddistinto la gestione e l’avvio di questi cantieri. E per quanto riguarda il mancato pagamento dello stipendio, non ci si può dimenticare che la gran parte di queste persone ha alle spalle situazioni di grande disagio economico e non ricevere anche un unico salario, soprattutto se è il primo, provoca problemi maggiori rispetto a chi può contare su un trattamento economico regolare e all’improvviso salta un mese di stipendio”.