Donazioni segretario generale Carrubba a Sud chiama Nord: tra opportunità e liceità

Basile Carrubba Sicilians
Foto da fb

MESSINA. Non sempre legalità e opportunità o liceità combaciano. Un chiaro esempio di cosa sia inopportuno anche se del tutto legale è dato dalle donazioni del segretario generale del Comune e della  Città Metropolitana Rossana Carrubba al movimento Sud chiama Nord di Cateno De Luca, l’uomo che l’ha portata a Palazzo Zanca nel 2018 e a Palazzo dei Leoni nel 2022. In una democrazia matura, la distinzione tra politica e amministrazione non è solo una formalità: è un solido pilastro costituzionale. Quando questa linea si spezza, si apre una crepa che mina la fiducia nelle istituzioni e nella loro capacità di agire per il bene comune.
È ciò che accade quando il segretario generale di un Comune, figura apicale e imparziale per definizione, effettua donazioni economiche al partito politico del sindaco in carica. Una condotta che, anche se formalmente lecita, si pone in radicale contrasto con l’etica pubblica, il buon andamento amministrativo e il principio di imparzialità sancito dall’articolo 97 della Costituzione.
Il segretario generale non è un dirigente qualsiasi: è il punto di equilibrio tra politica e tecnica, il presidio della legalità amministrativa. È nominato in base a criteri rigorosi e il suo operato è valutato dal ministero dell’Interno. Il suo compito non è sostenere politicamente chi governa, ma garantire che ogni atto dell’ente sia conforme alla legge, indipendentemente dal colore politico di chi lo ha deciso.

Eppure, mentre i cittadini si aspettano neutralità e trasparenza, assistiamo al preoccupante spettacolo di funzionari che finanziano il potere politico che dovrebbero sorvegliare. È una deriva grave: perché se il segretario generale dona, chi garantisce che le sue decisioni siano imparziali? Se chi controlla si schiera, chi controlla il controllore?
Ma quello che davvero preoccupa è il silenzio sulla vicenda da parte degli organi competenti: nessuna presa di distanza, nessuna valutazione. È un silenzio che sembra normalizzare ciò che normale non è, che rende accettabile un comportamento che dovrebbe invece sollevare interrogativi, dubbi e, probabilmente, anche conseguenze.

Come dimostra l’elenco dei donatori messo nero su bianco nei giorni scorsi dalla Gazzetta del Sud, che comprende amministratori pubblici nominati da De Luca (a partire dal direttore generale di Palazzo Zanca Salvo Puccio e dall’ex presidente dell’ATM oggi direttore generale della Città Metropolitana Giuseppe Campagna) quello del segretario generale Carrubba non è un caso isolato, ma un insistente campanello d’allarme. Perché se la cultura della neutralità amministrativa cede il passo alla logica della fidelizzazione politica, non siamo più in una pubblica amministrazione, ma in un sistema di potere autoreferenziale. Un sistema dove le cariche tecniche potrebbero diventare strumenti di consenso e dove le regole valgono solo per chi non ha potere.

E allora la domanda non è solo se questo comportamento è lecito, ma anche se è giusto, se è degno di un’amministrazione che si definisce a ogni pie’ sospinto democratica e trasparente, se è compatibile con la fiducia che i cittadini ripongono nello Stato. Il dato certo, è che chi serve lo Stato non può servire un partito, chi garantisce la legalità non può allo stesso tempo alimentare il potere e che chi incarna l’imparzialità non può rischiare di comprometterla con un bonifico.

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Charles de Batz de Castelmore

Grande uomo di guerra, coraggioso, con una straordinaria preparazione ed esperienza militare, pervaso dal senso dell'onore e del dovere, da una forte passione per il servizio, da una viva attenzione alla politica e da una grande umanità