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Donare sangue, un atto d’amore

Giuseppe Falliti, mentre dona il sangue

Forse donare sangue in centro è più chic. Fatto sta che è bastato trasferire la struttura dal Piemonte al Papardo e la raccolta è crollata. E così, dalle 2.150 sacche del 2006 si è arrivati alle 686 del 2010, passando per le 1.750 del 2007, le 1.658 del 2008 (alla fine dell’anno ci fu l’accorpamento tra i due nosocomi) e le 803 del 2009. 

“Tenga presente -spiega Giuseppe Falliti, direttore di Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera Papardo-Piemonte- che per essere autosufficienti abbiamo bisogno di 2.500 sacche di sangue l’anno. Di fatto, ce ne mancano quasi 2.000. Mi sono insediato da pochi mesi e la prima cosa che ho cercato di fare è stata capire come far funzionare la raccolta. Il Policlinico ha una convenzione con l’Avis, qui al Papardo l’abbiamo ereditata dall’ospedale Piemonte con la Fratres di Messina, che però sostiene di avanzare somme per quanto fatto prima dell’accorpamento. Da una verifica in amministrazione non risulta nulla e ancora non ci è stato fornito l’elenco dei donatori. In attesa di chiarire ogni cosa, abbiamo stipulato un accordo con la Croce Rossa che prevede la presenza di un punto di raccolta mobile al Piemonte che è attivo dal 7 marzo scorso”. 

Ma oltre alla carenza di sangue, c’è anche quella del personale che opera all’interno del reparto di Medicina Trasfusionale. Per lavorare serenamente sarebbero necessari 8 medici ma attualmente ce ne sono solo 6. E visto che uno di loro sta per andare in pensione, di fatto sono in 5 e questo significa che per ora le ferie sono un’utopia e che se uno dei medici si ammala gli altri sono costretti a turni massacranti. Intanto Falliti sta portando avanti un lavoro capillare sul territorio coinvolgendo tra gli altri anche le forze dell’ordine, i Vigili del Fuoco, la facoltà di Ingegneria, gli istituti di credito e le associazioni di volontariato. 

L'ospedale Papardo

“Non possiamo fare diversamente -aggiunge. Le faccio un esempio. Proprio

la settimana scorsa abbiamo avuto nello stesso giorno tre interventi con pazienti che avevano bisogno di sangue O Rh negativo, il donatore universale. Ed è stato un problema, perché oltre a reperire il plasma per i pazienti abbiamo anche dovuto integrare le scorte di O Rh negativo che ci garantiscano in caso di emergenze e che per legge dobbiamo avere sempre disponibili. Tra l’altro, la carenza di donatori è anche un problema economico, perché se il sangue non lo abbiamo dobbiamo comunque chiederlo ad altre strutture ospedaliere e, ovviamente, dobbiamo pagarlo”. 

Diversamente da quanto avviene nella maggior parte delle altre regioni nell’Isola, e quindi anche a Messina, il vero problema è quello della cultura della donazione. Ci sono volontari che da quando c’è stato l’accorpamento sostengono che per andare al Papardo si perde troppo tempo, nonostante per legge chi dona ha diritto ad una giornata di riposo dal lavoro e la donazione vera e propria porti via solo una ventina di minuti. E le difficoltà non si hanno solo con la raccolta di sangue ma anche con gli organi e la Sicilia, insieme alla Calabria, è in testa alla classifica di chi nega il consenso all’espianto. Intanto l’estate si avvicina e con lei il periodo più difficile perché le donazioni abituali diminuiscono nettamente. 

Raccolta sangue all'ospedale Papardo

Tra le campagne portate avanti a diversi livelli sul territorio, c’è anche quella promossa proprio all’interno del Papardo tra il personale dell’ospedale. Qualche risposta in questo senso c’è stata e tra i primi volontari si è presentato il direttore generale Armando Caruso che provenendo da Ragusa, la prima provincia siciliana per la raccolta di sangue, ha molto a cuore il problema. 

“Vorrei che si comprendesse -ha scritto Falliti in un volantino diffuso all’interno del nosocomio- che da un gesto spontaneo come la donazione di sangue nasce la soluzione per tanti problemi. Nessuno può fabbricare sangue, ma tutti possiamo donarlo per salvare la vita altrui. Prima di essere operatori della sanità siamo uomini in grado di comprendere la sofferenza di chi chiede il nostro aiuto. Promuovere e diffondere la cultura della donazione di sangue è una grande responsabilità e donare lo è doppiamente”.