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Django unchained

Django unchained

Paese: U.S.A.

Genere: Western

Durata: 165 minuti

Regia: Quentin Tarantino

Arriva nelle sale l’ultima “tarantinata”, che ha creato grandi attese e che ha riportato alle stelle un nome che da tanti anni era finito nel dimenticatoio, ma che negli anni Sessanta aveva dato vita a tutta una serie di pellicole, ufficiali o meno: Django.

Un gruppo di schiavi guidati da due sorveglianti avanza nella notte, quando sopraggiunge su un carro un curioso personaggio dalla parlata colta e ridondante, che chiede ai due cowboy di poter parlare con gli schiavi. Increduli per la strana apparizione i due non riescono ad impedire allo straniero di parlare e questi chiede se tra loro vi sia qualcuno che era schiavo in una certa tenuta. Uno si fa avanti e l’uomo, che si presenta come dentista, gli chiede se sia in grado di riconoscere tre fratelli che lavoravano nella stessa tenuta e a cui sta dando la caccia. I due cowboy, stufi dello strano tipo, gli intimano di andarsene e mettono mano alle armi, ma sono fulminati entrambi dal dentista, che si presenta come King Schultz, cacciatore di taglie. Propone a Django di aiutarlo ad individuare i tre, dietro lauta ricompensa, oltre la libertà. Durante la caccia fanno amicizia e Django gli rivela di essere alla ricerca della moglie perduta…

Ancora una volta Tarantino si rivela essere un grande professionista, un grande innamorato del cinema e nello specifico del

cinema italiano di genere. “Django unchained” poco o nulla ha a che fare col Django del ’66 di Corbucci, a parte lo spirito, ma con un fenomeno come Tarantino basta e avanza. La pellicola parte piano, ma vola via liscia come l’acqua grazie al talento del regista, uno spaghetti western condito dalla vena ultra violenta del regista che qui, come in tutti i suoi film, si fa notare.

La violenza è dura, i buchi delle pallottole sono enormi e orribili, lo schiavismo si presenta in tutta la sua bestialità, toccando punte davvero raccapriccianti ma per nulla inverosimili. Tutti gli attori sono a dir poco perfetti, da un eccellente Christoph Waltz, a Jamie Foxx, a Leonardo Di Caprio, splendido nel ruolo del malefico Calvin Candle. Ma chi merita davvero la standing ovation è Samuel L. Jackson che si regala e ci regala di certo una performance degna senza dubbio di stare sul podio delle migliori tre della sua carriera.

La colonna sonora è interessante è ricca di canzoni prese da altri celebri spaghetti western, inoltre le canzoni inserite hanno davvero poco di accostabile al western (addirittura si sente un breve pezzo rap), ma trovano significato perché inserite nel momento giusto, nella scena giusta. Unica pecca, il mancato realismo della scenografia. I classici paesini vecchi e polverosi, che hanno l’aria di dover crollare da un momento all’altro ma di essere lì da sempre, sono spariti a favore di villaggi puliti e rifiniti, con intarsi freschi e pareti verniciate da poco. Consigliato a chi ha nostalgia del genere e anche a tutti gli altri.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.